Se volessimo condurre ad estrema sintesi i temi affrontati nel recente webinar di INSIEME sul futuro delle imprese italiane, curato dall’ amico Roberto Pertile, potremmo concludere a questa domanda: dopo la stagione del neo-liberismo rampante, cosa ci attende?

Caduto nell’89 il Muro di Berlino – costruito quasi trent’anni prima, nell’agosto ‘61 – il mondo occidentale ha vissuto un momento di euforia, convinto di aver vinto una storica battaglia che segnava, una volta per tutte, la vittoria del capitalismo contro il collettivismo sovietico. Alla questione prettamente politica si sovrapponeva la rivalsa ideologica.
Siamo entrati, a quel punto – complice la “globalizzazione – in una fase di “liberismo” feroce e sfrenato che ha prodotto lacerazioni profonde, insopportabili diseguaglianze ed altri nodi strutturali che ora giungono al pettine. Si sono scatenati “istinti” predatori, fin lì, in qualche misura, se non altro, trattenuti o sopiti, dalla contrapposizione sistemica con quello che Reagan chiamò l’ “impero del male”.

I poteri dell’ economia e della finanza sono esondati al di là del loro alveo naturale ed hanno travalicato i confini in cui la politica era costretta e trattenuta dal suo obbligato riferimento alla particolarità dei singoli Stati.
Senonché, quando lo squilibrio sociale giunge a tal punto da creare, si potrebbe dire, due differenti ordini di “cittadinanza”, cadenzati sulla ricchezza spropositata di taluni e sull’ indigenza di altri, viene compromesso quel principio di “giustizia”, così vitalmente connesso al principio di “libertà”, da trascinare con sé anche quest’ultimo nella rovina. E va esplorata anche in questa direzione la crisi degli ordinamenti democratici di cui oggi soffriamo.
Compromessi da una inefficacia sul piano dei valori fondamentali della nostra convivenza civile che li delegittima e da’ la stura all’ illusione dell’ “uomo forte”.

Cosa c’è, dunque, dopo il neo-liberismo ? C’è già una nuova dottrina ? Un impianto teorico cui fare riferimento e sia pure da sperimentare ? Oppure si tratta di esplorare strade nuove, di costruire, strada facendo, un nuovo modello di sviluppo? Avanzando, palmo a palmo, in una terra sostanzialmente incognita, purché guidati da un visione ideale che restituisca alla politica il ruolo di guida che le compete, piuttosto che soggiacere allo spirito degli interessi settoriali e degli affari?

A questo percorso concorrono le indicazioni fornite dai relatori chiamati ad introdurre i lavori del webinar organizzato da INSIEME due giorni. Il professor Franco Mosconi, che insegna politica industriale all’Università di Parma, ha invocato un colpo d’ala, anzitutto sul piano degli investimenti finalizzati alla “conoscenza”, da parte del governo, in un quadro di forte connessione con l’ Europa. Nonché la necessità di individuare i settori di alta tecnologia ai quali destinati investimenti. Anche – come ha sostenuto Vera Zamagni – al fine di garantire la sicurezza nazionale, evitando di cadere in una obbligata dipendenza dall’ estero soprattutto negli ambiti tecnologici più vitali ed innovativi. A maggior ragione – sostiene Vera Zamagni – è necessario superare la eccessiva frammentazione del nostro apparato industriale, con le pesanti conseguenze che ne derivano sul piano della ricerca e dello sviluppo.

Isa Maggi ha evocato l’ art. 53 della Costituzione che pone schiettamente il tema della progressività della fiscalità e l’obbligo di ogni cittadino a sostenere le spese pubbliche secondo la propria capacità contributiva. Evocando la necessità di una rimodulazione complessiva del sistema fiscali, una armonizzazione delle imposte che riduca il costo del lavoro, fattore che oggi condiziona e limita pesantemente la nostra competitività e penalizza i consumi, in un quadro di progressivo incremento della pressione fiscale. L’ invito di Isa rivolto, in particolare ai giovani ed alle donne – da appassionata esperta di imprenditorialità femminile – suona così: “Crea il tuo lavoro, invece di cercarlo”.

Infine, Roberto Pertile, riassumendo gli argomenti essenziali della riflessione che da tempo sta sviluppando per INSIEME sul tema del lavoro, ha insistito soprattutto sulla necessità che, in questa fase di transizione che attraversa ogni ambito della vita personale e collettiva, si vada incontro ad una revisione profonda dei rapporti sociali nel campo della produzione industriale. Occorre riconoscere al lavoratore la dignità di protagonista responsabile ed attivo della vita aziendale, non più semplice prestatore d’opera per un disegno che gli resta sostanzialmente estraneo. Dunque, il suo concorso attivo alla definizione delle fondamentali linee strategiche dell’ impresa e la partecipazione agli utili. Senza, cadere in una logica simil-corporativa, ma riconoscendo pienamente la funzione del  In una cornice, peraltro, di incremento del profilo sociale dell’ impresa e di apprezzamento del compito di promozione e di vitalità civile che può esercitare nel territorio di insediamento, anche insistendo sulla valorizzazione della contrattazione locale ed aziendale.

Roberto Pertile, cui siamo grati per il grande impegno e la competenza con cui ha sviluppato questo versante della nostra elaborazione politica, ha ribadito la necessità che la mano pubblica sostenga vigorosamente la ricerca, destinando risorse anzitutto, alle Università al fine di accrescere competenze che rappresentino un patrimonio permanente della collettività a disposizione delle aziende, destinato ad essere conservato anche a prescindere dalle vicende in cui ricorrono le singole imprese.

Riteniamo che, sui temi del lavoro e dello studio di un nuovo modello di sviluppo INSIEME sia in grado di fornire una cornice programmatica che vorremmo condividere con le altre entità partitiche o associative, con le quali intendiamo incontraci e confrontarci in vista di un auspicato e possibile cammino comune.

Domenico Galbiati

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