Verso l’Assemblea costituente di un “nuovo” soggetto politico d’ispirazione cristiana perché il Paese ha bisogno di essere risvegliato da un “pensiero forte”. Questo non può che essere espresso da chi è in grado di esplicitare progettualità politica e costringere a un confronto sulle cose, piuttosto che sugli schieramenti e le collocazioni pregiudizialmente identificate.

Questa nuova entità non può che trovare spinta e sostanza nella crescente e sempre più diffusa richiesta di partecipazione da parte dalle realtà locali e diventare così rilevante entità politica nazionale. Pochi intellettuali che vivono degli oramai superati cenacoli romani, non potrebbero mai riuscire in quello che è invece possibile grazie ad un faticoso, ma indispensabile lavoro da sostenere nel territorio, tra le categorie di rappresentanza e gli ambiti in cui emergono le più rilevanti necessità sociali. Allo stesso modo, si deve interloquire con il reticolo dei gruppi e delle spontanee aggregazioni presenti in tutti i comuni dove tante liste civiche esprimono e interpretano la reazione e la difesa rispetto una realtà politica non più in grado di rappresentare i cittadini e di richiamare a un impegno.

Non sono i circoli elitari, o il semplice affidarsi alla sommatoria di ciò che rappresentano i gruppi o l’associazionismo tradizionale a segnare un’effettiva novità. L’esperienza di Todi questo sta a dimostrare. Nonostante le alte intenzioni dei suoi animatori, quell’occasione d’impegno confermò che se non è assicurata la più ampia partecipazione, non è possibile dare corso ad una iniziativa nuova. Alcuni gruppi si possono mettere d’accordo tra di loro a Roma, ma non riescono a far scoccare la scintilla necessaria. Per questo Il Manifesto che ci riunisce ( CLICCA QUI ) sta ottenendo i primi risultati perché è riuscito a cogliere le novità e a presentarsi come autentica novità.

L’abbiamo già detto: un partito non nasce dinanzi a un notaio dal quale si riuniscono alcuni notabili ( CLICCA QUI ). Il compito, invece, è quello di contribuire all’avvio di un effettivo processo di rigenerazione istituzionale, economica, culturale e antropologica cui possano partecipare cristiani e non credenti. Questo è possibile perché su tanti aspetti stiamo constatando quanto sia possibile ritrovarsi accomunati dalla volontà di superare gli attuali equilibri frutto di oltre 25 anni segnati da un oggettivo impoverimento generale, in particolare del ceto medio, dal tracollo del sistema educativo e formativo, dall’arrancare dietro i processi innovativi e dalla disuguaglianza crescente tra aree geografiche e gruppi sociali.

Circa cinquanta personalità rappresentanti di molti dei gruppi che hanno sottoscritto il nostro Manifesto, di fondazioni, di associazioni operanti nella società civile o espressione della cooperazione e del Terzo settore, incluse quelle del mondo della sanità, economico e bancario d’ispirazione cattolica, si sono riunite a Roma e in collegamento telematico confermando la consistenza di una presenza che interessa oramai tutte le regioni.

Stefano Zamagni, già principale animatore del lancio del Manifesto il 30 novembre scorso ( CLICCA QUI ), riferendosi alle gravi necessità che spingono per la riproposizione di un’autonoma e originale iniziativa politica, ha sottolineato l’importanza di concorrere alla costruzione di una presenza di “centro”. Un centro da non intendere, però, come un barcamenarsi tra destra e sinistra in una mera collocazione statica tra le due. Bensì entità politica dinamica che trova forza e giustificazione nel continuo richiamare la centralità dei problemi, nella capacità di governo e nella continuità con cui persegue il metodo del confronto costruttivo e del dialogo.

Non ci si può, dunque, limitare alla stesura della “lista della spesa”, come fanno quasi tutti i partiti. Si tratta d’impegnarsi, invece, nel passaggio dalle idee al programma e, quindi, a definire un vero e proprio Piano organico progettuale, finora assolutamente mancato.

Il “centro”, alla cui formazione possono concorrere una pluralità di forze e di rappresentanze culturali, sociali ed economiche diventa autentico “baricentro” del sistema politico, oggi peraltro multipolare, nella misura in cui è in grado di assicurare la continuità di un processo fortemente innovativo, ma al tempo stesso razionale, logico e sostenibile.

L’incontro di ieri è giunto anche a seguito dell’importante impegno di elaborazione in cui si sono coinvolti 13 gruppi di lavoro allestiti da Politica Insieme con la partecipazione di oltre 200 persone nei mesi della pandemia, da gennaio ad oggi. Adesso si sta procedendo alla stesura di un documento politico programmatico e di uno statuto che l’Assemblea costituente esaminerà e voterà delineando la fisionomia di una forza politica intenzionata a lasciare il segno nel dibattito pubblico da cui sono continuamente espunte quelle questioni attorno alle quali l’Italia e le giovani generazioni giocano il proprio futuro.

La riunione è servita a ribadire la continuità di un lungo processo avviato con la scelta definitiva per l’autonomia. Per prima cosa, essa è originalità e libertà di pensiero, superamento degli schemi mentali che hanno animato finora i cattolici in politica. Si tratta, infatti, di un pieno e coerente richiamo a quella particolare specificità che viene dalla congiunta adesione alla Costituzione e al Pensiero sociale della Chiesa. E’ quindi difficile lo stare inseriti organicamente in alcuno dei partiti o delle coalizioni presenti oggi sulla scena politica.

Una scelta di responsabilità e d’indipendenza, dunque, ribadita mentre sappiamo che altre parti del mondo cattolico interessate alla cosa pubblica finiranno in occasione del prossimo appuntamento elettorale regionale a sostenere candidature del centrodestra o del centrosinistra.

Siamo consapevoli di quanto i cristiani abbiano fatto proprio il pluralismo politico, mentre pure permangono importanti questioni su cui è comunque possibile sostanziare,  su punti specifici, una posizione comune in riferimento al Pensiero sociale della Chiesa.

Non è un caso se frequentemente si è parlato della necessità di superare la divisione tra i cattolici della morale e quelli del sociale. Anche il cardinale Bassetti lo ha fatto a lungo nel corso dello scorso anno, centenario della nascita del Partito popolare italiano, e a seguito dei suoi approfondimenti sulla figura del beato Giuseppe Toniolo. Parliamo cioè di quel filone di pensiero popolare ispirato cristianamente che ha segnato la storia, non solo italiana, ma di gran parte d’Europa.

Dopo 25 anni d’indifferenza e d’irrilevanza, per quanti leggono i fatti e la complessità del mondo sulla base di un pensiero ben precisato e sono, dunque, in grado d’individuare con chiarezza definitiva i limiti di ciò che è espresso e collegato alle forze politiche presenti oggi in Italia, è venuto il momento di assumere una responsabilità pubblica in quanto entità autonoma. Ciò significa mantenere una tensione pienamente laica nel definire contenuti su cui possano ritrovarsi molti italiani, indipendentemente dal fatto che vi giungano sulla base di valutazioni di fede o religiose. Significa pensare a un processo animato da gente nuova, giovane o vecchia d’età che sia non importa, con le carte in regola per parlare apertamente di Solidarietà, di Equità e di Giustizia sociale.

Questa è l’autentica continuità di quel processo che ha visto la nascita di Politica Insieme, raccolta di diverse sensibilità ed esperienze, richiamate dalla sollecitazione di monsignor Simoni a costruire una novità politica senza preoccuparsi di partire inizialmente con consensi limitati, ma certi di rappresentare anche un modo nuovo di concepire la politica e i suoi metodi. Questo è uno spartiacque importante che non deve sfuggire anche ai tanti amici che hanno vissuto pregresse esperienze politiche e parlamentari cui sono, ovviamente, aperte le porte a patto che il loro impegno sia di servizio e non di primazia.

Ieri è stato detto che abbiamo l’ardire di concepire un nuovo soggetto politico non per questioni di potere o di autoreferenzialità, bensì per un’affermazione di “verità” fondata sul pieno riconoscimento del valore di un pensiero ideale e politico di cui ha bisogno il Paese.

Giancarlo Infante