Non sbalordisce più di tanto l’infausta consulenza affidata all’Invitalia di Arcuri, il “mitico commissario”, dalla Presidenza del Consiglio presso l’ufficio del Sottosegretario Bruno Tabacci. Ciò specialmente a chi, come il sottoscritto, è avvezzo ai giochi di potere definibili da un lato squallidi e mediocri, dall’altro reiteratamente non originali, secondo un’antiquata tradizione politica in stile andreottiano-demitiano.

Semmai, potrebbe colpire l’annotazione fatta da F. Amendolara (“La Verità” del 26 c.m.), per cui l’ormai collaudato e proclamato “grand commis” (?!) è stato ben accetto e sponsorizzato da una lunga e variegatissima serie di esecutivi, di ogni tipo istituzionale, quali: Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1, Conte2, Draghi. In totale: otto, che dire?

E qual è l’insegnamento o peggio la morale che si dà, in tal modo, ai giovani laureati che aspirano, legittimamente, ad occupare una posizione funzionale che gli compete nella P. A. o in un’azienda a rilevanza pubblica, come ad esempio INVITALIA?

A mia memoria si può testimoniare, senza ombra di dubbio, che il salto di qualità – al contrario – è a dir poco abissale, se paragoniamo questo atto di “alta amministrazione” a quelli che avevamo modo di apprezzare, illo tempore, e che nobilitavano i nostri ranghi di palazzo con nominativi quali, Antonio Maccanico, Alberto de Roberto o Zuliani.

Non è facilmente accettabile che si possano commettere errori così marchiani alla luce dei risultati della mala gestione socio-sanitaria da COVID ’19; né, tanto meno, s’intende pensare a ipotesi di forzature e pressioni provenienti da ambienti “poco onorevoli” che mirano, com’è noto, a infiltrare certi personaggi all’interno del sistema, confondendoli tra i “colletti bianchi” dell’alta dirigenza statale!

Il problema serio e di carattere più generale resta quello di un corretto esercizio del potere discrezionale nella selezione e valutazione dei curricula di chi è candidabile a ricoprire la figura di “esperto” o di  “consulente”, tanto presso l’apparato di Governo, quanto presso le regioni, gli enti locali, eccetera. E in attesa di una riforma organica, di là da venire, che metta ordine finalmente e risolva in modo chiara ed univoco sia la questione della meritocrazia, sia l’effettiva separazione del potere politico di direzione da quello della gestione amministrativa (incluse le Aziende sanitarie locali), chi è concretamente esperto della “res publica”, cioè delle problematiche afferenti la crisi e la lentezza della macchina amministrativa, auspica almeno l’introduzione di requisiti formali “ex lege”, ben determinati e necessari a motivare un provvedimento di nomina di esperto o consulente.

Soltanto così potremo salvaguardare l’efficienza e l’efficacia dell’apparato della Presidenza del Consiglio e degli altri organi statali da scelte inutili, se non controproducenti, fornendo davvero alla Corte dei Conti quella funzione di controllo che si è andata svuotando di contenuti e finalità negli ultimi decenni. In fin dei conti, appunto, si restituirebbe un po’ d’entusiasmo e qualche prospettiva in più ai neolaureati  in possesso di una preparazione eccellente nel campo giuridico, statistico, economico, informatico o della comunicazione istituzionale.

Michele Marino