Le cronache di questi giorni si focalizzano su due fatti principali: la crisi afgana e l’opposizione endemica sempre più accesa a vaccini, indistinti sostenitori e Green Pass. Le questioni assumono la stessa rilevanza mediatica pur nell’estrema diversità delle cause scatenanti.

Ci sono però tratti comuni che fanno riflettere, pur con le diverse motivazioni e le ostentate manifestazioni di violenza tipiche della militanza talebana. Da un lato, una concezione di vita completamente subordinata alla propria professione di fede e l’obiettivo di impossessarsi del potere, per imporre le proprie convinzioni religiose; dall’altro la pretesa di rivendicare un’illimitata libertà individuale, affrancata dalle regole della convivenza civile.

Kabul è ormai la capitale di un regime autocratico chiuso a qualsiasi istanza democratica che decide sulla sorte dei singoli, con potere di vita e di morte, senza possibilità di appelli. I diritti sono stati cancellati, il dissenso bandito e la libertà soppressa. Domina la paura e la vita, ridotta a niente di più di un mero capriccio del potente di turno. Chi può scappa ma i più sono costretti a subire privazioni, sofferenze e trattamenti indegni del vivere civile. La comunità internazionale biasima e condanna il comportamento di chi, in questi anni avrebbe dovuto far crescere gli anticorpi della violenza e seminare virgulti di democrazia. Ma così non èstato e oggi si è ritornati nelle condizioni di vent’anni fa, rimettendo il potere nelle mani dei talebani.

Da noi si combatte un’altra battaglia, meno violenta negli effetti ma non meno insidiosa nelle intenzioni. Di fronte a uno Stato che, discutibile finché si vuole, si preoccupa di tutelare al meglio la salute dei cittadini, alle prese con la difesa dalla Sars-Cov2 che, cerca di resistere mutando forma per adattarsi alle contromisure adottate per debellarlo, si registra un crescendo di reazioni che manifestano intolleranza verso i vaccini, il possesso del Green Pass e in generale Big Pharma. Un Governo che si è mostrato fin qui tollerante, anche troppo per quanto mi riguarda, scegliendo di non imporre l’obbligo del vaccino, confidando sul senso di responsabilità dei cittadini, si trova oggi a fronteggiare una fronda di manifestanti antisistema, che dalle critiche sono passati alle minacce. Se guardiamo a cosa spinge i facinorosi a passare alle vie di fatto, c’è da allarmarsi più che stupirsi. Si respinge un’offerta, peraltro gratuita di aiuto, a tutela della salute, sulla base di suggestioni, di presunte e mai dimostrate fatali conseguenze post vaccino e non si intende accettare il documento che attesta che non si è infetti e quindi soggetti non contaminanti, ritenendolo un insulto alla libertà personale.

Proviamo allora a cambiare scenario e a immaginarci in Afghanistan e mettiamoci alla testa di un corteo di manifestanti che vadano a sostenere con ugual forza gli attacchi ai principi democratici, causa del turbamento profondo che li agita, e vedere di nascosto, come direbbe Jannacci, l’effetto che fa.

E’ bene che la comunità intera, che voglio sperare ancora maggioranza in questo Paese, faccia sentire la propria voce contro chi attacca pretestuosamente le istituzioni, solo perché quella libertà che invocano non se la meritano. Non si può accettare che chi fa il proprio lavoro, rischiando la vita, com’è stato per molti operatori sanitari venga non solo irriso ma anche minacciato. Di fronte a questi comportamenti non si può provare altro che vergogna e affidarsi alla Provvidenza che sempre vede e provvede, ma un sussulto di dignità civica è doveroso e fortemente auspicabile.

Adalberto Notarpietro