In occasione del 58°anniversario della morte di Don Lorenzo Milani
“La chiave che permette di capire il mistero di don Milani- scrive Giorgio La Pira- a me pare questa: egli è un ebreo, che crede nel Signore Crocifisso e Risorto, nella Chiesa da lui fondata (centrata su Pietro), nella giustizia e nella pace da lui introdotta (con la grazia) nel mondo! Visto così, don Milani non è confrontabile con nessun altro sacerdote fiorentino, si tratta di altra vocazione (per così dire), di altra prospettiva! “.
Per don Milani, Israele visibile, organizzata, che avanza (tutta insieme) verso la storia di domani (la Chiesa guidata da Pietro) è l’idea orientatrice di tutta la Sua preghiera, di tutta la Sua meditazione e di tutta la Sua azione!
Don Milani va visto così: alla luce dell’Esodo, di Isaia (11,1 segg.) del discorso di Nazareth: un ebreo credente, sacerdote, che cerca di guadagnare camminando e guidando le frontiere nuove sull’età messianica che è tutto teso (come un autentico ebreo cristiano, sacerdote) verso la città di domani» Giorgio La Pira (da una lettera del 20 marzo 1974, indirizzata a padre Gerlando Lentini)
Fioretta Mazzei: Siamo verso la fine del 1956. Giorgio La Pira venne invitato a Barbiana da Don Lorenzo Milani, dopo essere stato eletto sindaco per la seconda volta. Prima della visita ci fu uno scambio di lettere tra lui e il professor La Pira. Li accomunava l’amore per “gli ultimi”. Fui io ad accompagnarlo in macchina. Al suo arrivo tutti i ragazzi accolsero con particolare simpatia il professore e lui- come era sua abitudine-si avvicinò loro a braccia aperte.
BARBIANA-1956
Don Lorenzo Milani: La ringrazio signor Sindaco, per aver accettato il mio invito.
La Pira : Caro Don Lorenzo, sono felice di trovarmi qui con lei e i suoi ragazzi. Quanti sono?
Don Lorenzo Milani: Una ventina, sono i figli dei contadini e degli operai che vivono qui intorno. Molti sono stati respinti da un sistema scolastico che purtroppo favorisce l’istruzione solo per i più ricchi, respingendo i più svantaggiati nei campi e nelle fabbriche.
Giorgio La Pira: Una scuola al servizio degli ultimi.
Don Lorenzo Milani: Li ho accolti, perché credo fermamente che Dio non fa nascere i meno intelligenti in casa dei poveri. Nella speranza di farne degli uomini e dei cittadini consapevoli che senza istruzione non c’è uguaglianza.
Giorgio La Pira: Ma prima del suo esilio a Barbiana, aveva già fatto scuola, vero?
Don Lorenzo Milani: Sì infatti, dopo l’esperienza della scuola popolare per gli operai a Calenzano, qui ho iniziato il primo tentativo di scuola a tempo pieno. Sto sperimentando il metodo della scrittura collettiva. Insegno loro ad esprimersi, a parlare ed a comunicare le loro idee perché solo la padronanza della lingua rende uguali.
Giorgio La Pira: E come ha organizzato la sua scuola?
Don Lorenzo Milani: Venga, glielo faccio dire direttamente dai ragazzi…
Ragazzi, raccontate al signor Sindaco come è organizzata la nostra scuola, come è la vostra giornata e quali materie studiate.
Primo ragazzo: Noi facciamo scuola in un paio di stanze nella canonica della chiesa e quando il tempo è bello, all’aperto sotto il pergolato. A Barbiana, con l’aiuto del Priore, si studiano tutte le materie della scuola pubblica e si legge il giornale ogni giorno, ad alta voce da cima a fondo e poi lo commentiamo.
Secondo ragazzo: Si legge anche la Bibbia e in questo periodo stiamo studiando la Costituzione. Impariamo a leggere la musica, a scrivere una lettera o un telegramma, e tante altre cose che non fanno parte del programma scolastico, però servono nella vita di tutti i giorni.
Terzo ragazzo: Qui a Barbiana non ci sono cattedre, né lavagna, né banchi, solo grandi tavoli intorno a cui si fa lezione. Ci mettiamo tutti intorno perché c’è una sola copia di ogni libro. La scuola è aperta 365 giorni l’anno, anche la domenica, dalla mattina presto fino al buio e non c’è la ricreazione.
Quarto ragazzo: Studiamo tutti insieme, dove ognuno è allievo e professore nello stesso momento, il più vecchio ha 16 anni, il più giovane 12. Chi sa di più, insegna a chi sa di meno. Chi di noi è più “ciuco” è il preferito, perché la scuola è solo per lui, gli altri non vanno avanti finché non ha capito. E su iniziativa del Priore, talvolta vengono a trovarci degli esperti.
Terzo alunno: quando lei era studente, aveva modo di esprimere le sue idee…c’è un professore che lei ricorda più di tutti?
Giorgio La Pira: Uno dei più amati era il professore Giacomo Crisafulli: sempre vicino e sensibile ai nostri problemi personali…sempre disponibile al dialogo. Noi studenti dell’istituto Jaci di Messina avevamo fondato la “Società Letteraria Peloro”, con tanto di statuto: parlavamo e discutevamo liberamente commentando gli avvenimenti e leggendo tanti scrittori classici, anche russi.
Quarto alunno: Così giovani!
Quinto alunno: Qual’ era lo scopo?
Giorgio La Pira: Volevamo promuovere la repubblica delle lettere…portare le qualità positive della nostra giovinezza…
Don Lorenzo Milani: Ogni occasione è buona per fare scuola. Infatti i ragazzi incontrano spesso degli esperti in qualche settore della vita civile. A tal proposito, le chiedo di dire ai ragazzi quale è il ruolo e la funzione che ha il sindaco di una città. E chi meglio di lei può spiegare questo?
Giorgio La Pira : Cari ragazzi, sapete cosa vuol dire la parola “Sindaco”? La parola è un composto di parole greche. Vuol dire “Chi sta insieme con qualcuno per difenderlo”. Ora vedete: il sindaco è come il capitano di una barca! Perché giustamente la gente si rivolge al capitano: Signor capitano, noi, guardi, siamo senza casa, ma che fa? Manca la luce… E’ come un capo famiglia. Se c’è nella famiglia uno a cui manca un pezzettino di pane e si lamenta, tutta la famiglia è disturbata. Due sono le cose che cerco e cercherò sempre di risolvere, come sindaco di Firenze: il lavoro e la casa.
Nel 1953 c’è stato il dramma della Pignone; due anni dopo l’officina delle Cure. La volevano chiudere: più di cento famiglie sarebbero rimaste senza lavoro e senza pane: un’antica officina fiorentina si sarebbe estinta,
No, dissi: la cosa non va. E questa soluzione va trovata: requisii l’azienda e la consegnai agli operai riuniti in cooperativa. Ora c’è di mezzo la Galileo. Questi grandi non capiscono che senza casa, senza bottega e senza chiesa l’uomo è come un albero sradicato, sottoposto a tutti i venti.
Il lavoro è cosa sacra; con la preghiera è la base della vita umana. Le nostre botteghe artigiane e le nostre pubbliche utilità sono cose preziose e in certo senso quasi sacre. Poi abbiamo il problema della casa…è stato necessario requisire i locali vuoti da lungo tempo, costruire alloggi…
E la casa ricordatevi ragazzi, è il nido della famiglia, e voi ne siete i fiori benedetti…
I ragazzi: Signor sindaco, potremo venirla a trovare a Firenze?
Giorgio La Pira : Sarei felice di avervi…Vi porterò a S. Miniato. E’ un luogo tra i più belli di Firenze. Firenze Dio l’ha creata per essere per tutti i popoli della terra come un’oasi di bellezza e di pace, l’ha creata perché gli uomini, vedendola bellezza di Firenze, vedessero, in qualche modo, la bellezza di Dio ed a Lui si unissero nella grazia e nella pace.
I ragazzi offrono in omaggio al professore alcuni loro disegni.
Giorgio La Pira: Cari ragazzi, nel salutarvi tenete conto di questo: si vive per gettare dei semi: uno è quello che semina, altro è quello che miete; quando il seme è gettato, preparato da profondo desiderio e da intensa preghiera, quel seme è destinato senza alcun dubbio a portare frutti copiosi. Seminate amore. L’amore è sempre operoso ed efficace. Fate come quel contadino che seminò e poi andò a dormire, e il seme crebbe.
(liberamente tratto dal libro “Nino Giordano. Un Cristiano per la città sul monte Giorgio La Pira” Libreria Editrice Fiorentina)