Cento anni fa, il 7 settembre 1925 nasceva don Oreste Benzi. Interris.it ha pubblicato il seguente suo ricordo a firma di Luca Luccitelli
“La caratteristica essenziale della Società del Gratuito è l’alterocentrismo. La molla che spinge ad agire ogni suo membro è il bene degli altri, perché nel bene di tutti c’è anche il bene individuale”. Con queste semplici parole don Benzi spiegava come avrebbe dovuto essere una società in cui c’era posto per tutti, a partire dagli ultimi. Non solo lo diceva a parole ma lo testimoniava con i fatti.
Don Oreste Benzi ha contribuito all’avanzamento della cultura sociale in Italia attraverso le sue numerose battaglie a favore degli ultimi, contribuendo all’approvazione di leggi innovative. Don Benzi divenne famoso per la lotta a favore della liberazione delle vittime della prostituzione. Ma sono tante le battaglie del prete dalla tonaca lisa.
La prima di queste battaglie fu quella a favore delle persone portatrici di disabilità. Era il 1968 quando organizzò il primo campeggio con gli “spastici” – come si diceva allora –, persone con gravi disabilità emarginate e nascoste alla vista della gente. Nel 1973 aprì la prima casa famiglia, la sua “invenzione”, per accogliere in una famiglia le persone con disabilità mentale allora emarginate ed in stato di abbandono. Nel ’75 organizzò un convegno sull’assistenza cristiana ai disabili, nel ’76 si schierò al fianco di due persone disabili che avevano occupato a Rimini la sede del quartiere 5 per chiedere un alloggio e quindi uscire dall’istituto. L’azione a favore dell’inclusione delle persone con disabilità si svolgeva attraverso quattro direttrici: assistenza nel territorio, inserimento scolastico, inserimento lavorativo, abolizione delle barriere architettoniche. Ben presto don Benzi capì la necessità di portare la rivendicazione a livello nazionale oltre che locale, per questo contattò alcuni parlamentari riminesi per introdursi nel mondo della politica romana. Nel suo archivio sono state trovate bozze di proposte di legge e relazioni di commissioni parlamentari.
Tutto questo avvenne prima dell’approvazione della norma a favore delle persone disabili, che arrivò nel 1977 con la legge 517 che introdusse l’integrazione scolastica, abolendo le classi differenziali e speciali per gli alunni con disabilità e istituendo la figura dell’insegnante di sostegno. Battaglie che continuarono con la richiesta di riforma del collocamento obbligatorio, l’abbattimento delle barriere architettoniche, la riforma delle pensioni di invalidità e l’introduzione dell’indennità di accompagnamento. Don Benzi non faceva solo proposte politiche ma passava all’azione quando necessario. Come nel 1985, quando l’USL di Rimini dispose la chiusura del reparto di Neuropsichiatria infantile. Don Oreste non ebbe dubbi, si schierò al fianco dei genitori con i quali occupò la sede dell’Usl 40. L’anno successivo poi presentò un esposto alla Magistratura per omissioni di atti d’ufficio poiché la legge sulle barriere architettoniche, mancando di sanzioni, era rimasta inapplicata. Infine nel 1987 don Benzi denunciò il “caso K2”, quando un albergatore di Bellaria respinse un gruppo di disabili, venendo poi sanzionato con alcuni giorni di chiusura.
L’azione di don Benzi fu determinante per la legislazione sull’affido familiare. A metà degli anni ’70 don Benzi iniziò a parlare di affidamento, nel 1980 organizzò un primo convegno nazionale sulle “Forme alternative alla istituzionalizzazione”, nel 1982 la senatrice Jervolino sposò alcune delle proposte di don Oreste, iniziando una collaborazione che portò infine all’approvazione della Legge 184 del 1983 in cui venne introdotto l’istituto dell’affidamento ed in cui si ribaltò il concetto di adozione. Non più figli da dare alle famiglie, ma famiglie da dare ai bambini. L’ultimo atto di questo lungo percorso, iniziato nel 1973 con l’apertura della prima casa famiglia, fu l’approvazione nel 2001 della Legge 149 che stabiliva la definitiva chiusura degli istituti per minori. Perché “ogni bambino ha diritto ad una famiglia”.
Don Benzi fu pioniere nell’ambito della tossicodipendenza, aprendo una delle prime comunità terapeutiche nel 1980, quando l’eroina faceva strage di giovani, contribuendo all’approvazione della prima legge in materia, la 297 del 1985. Un’altra battaglia fu quella a favore dell’obiezione di coscienza e la promozione della pace. Don Oreste si mise al fianco di un giovane obiettore di coscienza della Papa Giovanni, Antonio De Filippis, che nel 1986 si denunciò autoriducendosi la durata del servizio civile ed equiparandola a quella del servizio militare. A quel tempo gli obiettori di coscienza dovevano svolgere otto mesi in più di quelli che svolgevano il servizio militare. Due anni dopo, in seguito al processo cui andò incontro il giovane, il Giudice istruttore di Rimini rimandò il caso alla Corte Costituzionale, la quale nel 1989 accolse infine la tesi del giovane e di don Benzi. La durata del servizio militare e di quello civile era finalmente equiparato. Allo scoppio della guerra in ex Jugoslavia, nel 1992, lo stesso De Filippis, su indicazione di don Benzi, fondò Operazione Colomba, il Corpo Civile di Pace della Giovanni XXIII che ha inviato giovani a vivere al fianco dei poveri in pressoché tutte le guerre degli ultimi trent’anni. Alcuni di questi giovani, tra cui Giovanni Grandi e Andrea Pagliarani, sempre col sostegno di don Oreste, si autodenunciarono per poter svolgere una parte del loro servizio civile nei campi profughi della Croazia durante il conflitto che lacerò la penisola balcanica. Dalla loro lotta si giunse infine alla legge sul servizio civile del 1998 che apriva alla possibilità di svolgere il servizio civile all’estero.
E poi ci sono le lotte per i nomadi, i carcerati, i senza fissa dimora, i bimbi non nati, perché dove c’era un povero, c’era don Oreste al suo fianco, il prete che fino all’ultimo ha combattuto la sua buona battaglia.