Mentre mi accingevo a scrivere qualcosa sulla difficile situazione attuale, ho potuto leggere l’ultimo articolo di Domenico Galbiati (CLICCA QUI), e si è quindi resa necessaria una premessa. Nell’articolo ricorrono temi a lui cari: democrazie contro autocrazie, pacifisti e putiniani a fronte all’eroica resistenza del popolo ucraino, baluardo della sicurezza dell’Europa.

Peccato che quella logica non convinca più la grande maggioranza del Pianeta, e come tutti sappiamo:” Vox populi, Vox Dei”. Il punto è che sarebbe difficile credere – come sottolineato da Zamagni – che il 60 per cento e più della popolazione mondiale sia rappresentata solo da pacifisti ad oltranza e putiniani, e cito come esempio l’indù Modi. Più verosimilmente si tratta di tanti popoli stanchi di una certa visione del mondo che, al di là dello sbandieramento, spesso a sproposito, di valori, si è stancata di essere vittima di poteri che come unico valore hanno l’avidità. Si stanno quindi ribellando, e hanno trovato, in mancanza di altro, nella Cina e nella Russia la loro nuova guida ideale, per cui parlerei più appropriatamente di colpe e non di valori dell’Occidente.

A questo riguardo dev’essere registrato pure  intervento di Jeffrey Sachs, uno dei più influenti commentatori a livello mondiale, che tutti conosciamo bene. Nel suo articolo fiume: “Una nuova politica estera per l’Europa” dice tra l’altro: ”L’Europa si è messa con le spalle al muro, sottomettendosi agli Stati Uniti, opponendosi alla diplomazia diretta con la Russia, perdendo il suo vantaggio economico a causa di sanzioni e guerre, impegnandosi in aumenti massicci e insostenibili della spesa militare e interrompendo i legami commerciali e di investimento a lungo termine sia con la Russia che con la Cina. Il risultato è un debito crescente, una stagnazione economica e un rischio crescente di una guerra su larga scala, che a quanto pare non spaventa Merz ma dovrebbe terrorizzare tutti noi” (CLICCA QUI).

Ammoniva un vecchio detto cinese:” Se vuoi augurare qualcosa di brutto ad un nemico, devi augurargli di vivere in tempi di cambiamenti”. Qualcuno evidentemente ce lo ha augurato, anzi ha fatto di più, ce lo ha anticipato, e ce lo ha addirittura mostrato con una copertina del settimanale “The Economist”. Per vedere la copertina, del novembre 2022, quasi tre anni fa, Invito caldamente chi avesse tempo, a rileggere un mio articolo dell’Aprile 2023: quell’immagine e i relativi commenti sono incredibilmente anticipatori degli eventi odierni, ma evidentemente i nostri politici avevano altro a cui pensare, e sorvolo a cosa (CLICCA QUI).

Ora, si può essere d’accordo con Einstein che la capacità di predire il futuro è la migliore misura dell’intelligenza, ma in questo caso si è avuta troppa intelligenza: a me sembra che, a dar retta a quella copertina, il futuro sia stato ben pianificato. Il vertice SCO ha sancito quello che tre anni fa era stato annunciato, e purtroppo l’unica reazione dell’Europa, per voce della Presidenza di turno, è stata quella di esprimere dispiacere per la posizione cinese di totale e incondizionato accordo con la Russia a tutti i livelli, compresa quindi la posizione riguardo la guerra in Ucraina. Anche il sostegno militate della Corea del Nord alla Russia è stato ribadito. Il riassunto è più che chiaro: più della metà del Pianeta, SCO, BRICS e Sud del mondo hanno detto, fuori dai denti, che sono stanchi del bullismo dell’Occidente.

Tradotto, significa che la grande maggioranza del Pianeta riconosce di fatto quanto detto da Putin a Shanghai, e cioè che a causare il conflitto ucraino sia stata l’aggressività dell’Occidente, a partire dal colpo di stato del 2014, con buona pace di più di tre anni di propaganda esasperata e mistificante (e martellante) e di tante vite spezzate. Ricordo che l’ultimo sondaggio Gallup ci riferisce che il 70% degli ucraini è favorevole a porre fine al conflitto. Chi ricorda Pratica di Mare non può non riconoscere che l’atteggiamento della Russia, appoggiata da Berlusconi, fosse stato di completa amicizia e apertura. Purtroppo, altri interessi lo hanno sabotato, gli stessi che hanno sabotato il Nord Stream 2 (di cui, con sprezzo della nostra intelligenza, era stata accusata la Russia).

Quello che mi spaventa, nel vedere la cartina del mondo, è che questa nuova maggioranza planetaria di quasi 150 nazioni – e che tra l’altro coincide, grossomodo, con i paesi che riconoscono lo Stato di Palestina-  praticamente circonda l’Occidente e la cosa è, per me, una visione poco rassicurante e quasi agghiacciante.

L’Italia fa il pesce in barile, con la nostra Presidente del Consiglio che ritiene di averci posizionato, anche sul Medio-Oriente, dalla parte giusta della storia. Alla luce della realtà dei fatti, sorgono non pochi dubbi: mi auguro che la Meloni non debba avere un brusco risveglio, e noi tutti con lei.

E l’Europa? A spiegarci bene la situazione sono stati Romano Prodi e Stefano Zamagni. E le loro analisi sono poco esaltanti per la classe dirigente europea, anche perché sappiamo tutti che sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico. Dopo le magre figure rimediate sia a Washington, sia a Pechino, i nostri ineffabili non demordono: parlare di forze di Pace e al contempo non contribuire al conseguimento dell’obiettivo Pace, è indice perlomeno, di approssimazione politica. Si parla di volenterosi, si, mala volontà sembra quella di far proseguire il conflitto. Non essere capaci di fare mai il benché minimo accenno ad una sana, seppur minima, autocritica, riconferma una volta di più quella visione che, se perseguita ad oltranza, potrà solo portare ad una guerra totale.

Molti esponenti di spicco sembrano incuranti del fatto che il Pianeta sembra volerli espellere dalla storia, come è già successo in Africa, dove, ad esempio, le forze coloniali francesi sono dovute fuggire dal Niger lasciando il campo a milizie russe e ad investimenti cinesi.

Sia Prodi che Zamagni ribadiscono la necessità che l’Europa debba tener conto dei cambiamenti ed assumere un ruolo ponte tra Oriente e Occidente. Queste le parole di Zamagni in una sua recente intervista:” Se ci fossero nuovi leader politici, con la P maiuscola, l’Europa si troverebbe davanti a una grande occasione e potrebbe avere un ruolo fondamentale. Giovanni Paolo II diceva che il Vecchio continente doveva respirare con due polmoni, uno occidentale e l’altro orientale. L’Europa può davvero fare da ponte, come sostiene il nuovo codice di Camaldoli per l’Europa, suggerito dal cardinale Matteo Zuppi. È l’unico modo per uscire dalla logica dei nuovi blocchi contrapposti e per recuperare quel ruolo-chiave che ha sempre ricoperto nel corso dei secoli. Senza più perdere la sua anima”.

Massimo Brundisini

 

 

 

 

 

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