Il Mezzogiorno d’Italia, scrigno di storia millenaria, paesaggi mozzafiato e patrimonio di culture e antiche tradizioni, conserva al suo interno un potenziale inespresso e, quasi sempre, dimenticato: le sue Aree Interne. Borghi antichi che resistono allo spopolamento, valli silenziose che custodiscono saperi ancestrali, montagne imponenti che celano segreti naturali. Questi territori, lontani dai grandi centri urbani e spesso carenti nei servizi essenziali, rappresentano non solo una sfida, ma una straordinaria opportunità per l’Italia e per l’intera Europa. Dopo l’onda di investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), è il momento di guardare oltre, di chiedere all’Unione Europea un nuovo, ambizioso progetto che ponga al centro la rigenerazione e lo sviluppo sostenibile di queste gemme nascoste del Sud. La Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI) ha rappresentato un passo fondamentale, un faro che ha illuminato la strada fin dal 2014, grazie anche all’impulso e al supporto della Commissione Europea. Non è stata una semplice pioggia di fondi, ma un approccio integrato, quasi sartoriale, cucito sulle esigenze specifiche di ogni “Area Progetto”. Attraverso la SNAI, i Fondi Strutturali e di Investimento Europei (FESR, FSE, FEASR) hanno permesso di avviare percorsi virtuosi, volti a migliorare la qualità della vita – potenziando scuole, presidi sanitari e collegamenti – e a stimolare un’economia locale basata sulla valorizzazione del patrimonio culturale e naturale, sull’agricoltura di qualità e su un turismo rispettoso e consapevole. Nel Mezzogiorno, dove la densità di queste aree è maggiore e le sfide più acute, la SNAI ha rappresentato una boccata d’ossigeno, innescando processi di resilienza e innovazione che meritano di essere rafforzati e moltiplicati. Ma questo lavoro prezioso non può finire qui.

Dall’emergenza alla visione: Un modello di sviluppo sostenibile

Il PNRR, con la sua iniezione di risorse straordinarie, ha rappresentato una risposta ad un’emergenza, un’accelerazione necessaria per la ripartenza del Paese. Gran parte di questi fondi è stata destinata a infrastrutture e digitalizzazione, toccando marginalmente, e spesso senza una visione strategica specifica, le profonde esigenze delle Aree Interne. Sebbene alcuni investimenti abbiano avuto ricadute positive, manca ancora un disegno organico che vada oltre la logica emergenziale, abbracciando una prospettiva di sviluppo a lungo termine. Le Aree Interne del Mezzogiorno non chiedono assistenzialismo, ma un’opportunità di riscatto, di diventare attori protagonisti di un modello di sviluppo sostenibile che l’Europa stessa promuove e incoraggia. Chiedere all’Europa un “grande progetto” per le Aree interne del nostro Sud, significa andare oltre la frammentazione, superando la logica dei bandi a termine. Significa immaginare un piano pluriennale, solido e flessibile, capace di adattarsi alle specificità territoriali, ma con obiettivi chiari e condivisi: contrastare lo spopolamento attraverso il ripopolamento qualificato, creare nuove opportunità lavorative per i giovani, incentivare un turismo esperienziale e slow, capace di generare valore per le comunità locali, e rafforzare una filiera agricola ed enogastronomica d’eccellenza. Implica un impegno concreto per l’innovazione tecnologica che colmi il divario digitale, garantendo connettività ovunque, e per lo sviluppo di servizi innovativi, come la telemedicina o l’e-learning, che possano superare le distanze geografiche. Le Aree Interne possono diventare laboratori viventi per l’economia circolare, per la produzione di energia pulita e per la tutela della biodiversità, contribuendo agli obiettivi europei del Green Deal.

Il Mezzogiorno protagonista: un appello all’Unione Europea

È tempo di elevare la questione delle Aree Interne del Mezzogiorno a priorità europea. L’Italia ha dimostrato con la SNAI di saper intercettare e gestire le risorse comunitarie con una visione strategica. Ora è necessario un passo in più. L’Italia deve chiedere all’Unione Europea un progetto specifico, dedicato e dotato di una dotazione finanziaria adeguata, che riconosca il Mezzogiorno come area pilota per la rigenerazione territoriale. Un progetto che non si limiti a “tappare i buchi”, ma che investa sulla capacità intrinseca di questi territori di generare valore economico, sociale e ambientale. Questo grande progetto dovrebbe essere strutturato per favorire la cooperazione tra regioni, lo scambio di buone pratiche e l’attrazione di investimenti privati. Dovrebbe incoraggiare la nascita di nuove imprese e il consolidamento di quelle esistenti, puntando sulla formazione professionale e sull’innovazione. È un appello a Bruxelles, al Parlamento Europeo e alla Commissione, affinché la Politica di Coesione dei prossimi cicli di programmazione dedichi un capitolo speciale alle “Aree Interne d’Europa”, con un focus particolare sulle regioni che, come il Mezzogiorno, presentano un’alta concentrazione di questi territori. Sostenere le Aree Interne non è solo un atto di giustizia sociale, ma un investimento intelligente nel futuro dell’intero continente. Dare nuova linfa a questi borghi significa preservare un patrimonio unico, diversificare l’economia europea e costruire una società più equa, resiliente e prospera. È tempo che l’Europa, riconoscendo questo enorme potenziale, si impegni in un’impresa di rigenerazione senza precedenti: far tornare a vivere il cuore pulsante, silenzioso ma prezioso, di tutto il nostro Mezzogiorno.

Michele Rutigliano

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