L’estate torrida ha fatto capire a molti che i cambiamenti climatici non sono un’invenzione degli scienziati ma una vera sciagura di dimensione globale. Pertanto, di essa va resa partecipe la generalità della popolazione, per renderla edotta sui rischi che l’aumento delle temperature è in grado di generare sull’economia globale e dunque su ciascuno di noi.

E poi, c’è il fatto che il contenimento o l’aggravamento del surriscaldamento della terra dipende anche dal grado di consapevolezza che la popolazione mondiale ne ha, perché questa coscienza può fungere da stimolo ad assumere una serie di doverosità in prima persona.

In un contesto in cui i partiti si fanno pubblicità promettendo diritti, vantaggi, bonus e prebende, la crisi del clima invita invece ad assumere comportamenti responsabili, in una parola: evoca doveri, pertanto è consuetudine che i partiti ne stiano alla larga.

Tuttavia, è del tutto evidente che la convivenza civile non è fatta solo di diritti ma anche di doveri. L’art. 2 della Costituzione lo dice espressamente, nel richiedere l’«adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».

Torno dunque sul tema dei diritti. Peces Barba, filosofo e giurista spagnolo, fin dal 1968, ha evidenziato le problematiche dei diritti fondamentali in questi termini: «il titolare di diritti ha allo stesso tempo un obbligo nei confronti dei comportamenti protetti dal diritto». Aggiunge che i diritti fondamentali sono talmente apprezzati dalla comunità e dall’ordinamento giuridico che non possono essere lasciati all’arbitrio  della volontà. Per ciascuno di essi lo Stato, nello stesso momento in cui attribuisce dei poteri, stabilisce anche dei doveri per ciascuno di noi.

Queste riflessioni acquistano un  significato particolare, per effetto della crescente consapevolezza della dimensione “ecocentrica” dei  problemi del mondo (non più solo antropocentrica).

Per compiere questo salto di qualità si deve però transitare da un’etica privata, incentrata sul bene privato, a un’etica pubblica, intesa come attuazione di valori morali che mirano a raggiungere un diverso equilibrio di giustizia sociale intergenerazionale.

La prospettiva della sostenibilità dello sviluppo non è altro che un concreto richiamo alla responsabilità delle  generazioni presenti ad assumere doveri nei confronti delle generazioni future. Ciò richiede la coscienza dell’esistenza di  un rapporto di solidarietà intertemporale, che tenga conto cioè della dimensione dei problemi  proiettati nel tempo,  sulla constatazione che i diritti umani s’intersecano inevitabilmente tra di loro e con i diritti della Terra.

La solidarietà non ha senso solo nelle nostre coordinate spazio-temporali, ma si estende anche alle generazioni future.  In altre parole, le questioni che sembrano aprirsi con la consacrazione della solidarietà non sono solo legate alla presa in carico di responsabilità per l’inclusione altrui, ma pongono anche il problema della protezione delle generazioni future.

Senza l’assunzione  di criteri di consumo equo e prudente, la specie umana potrebbe essere compromessa dalla scarsità delle risorse essenziali per la vita. In questo senso, solidarietà e ambientalismo sono correlati tra loro al punto da diventare una cosa sola.

Guido Guidi