Gli interventi di Domenico Galbiati (CLICCA QUI) e di Michele Marino (CLICCA QUI) danno già un’immagine abbastanza eloquente delle condizioni in cui sono ridotti quelli che chiamiamo leader dei partiti, le loro formazioni politiche e le coalizioni in cui si sono organizzati con un unico obiettivo: ottenere più voti possibili.

Programmi e comportamenti concreti, magari con un’attenzione tutta particolare alla cosiddetta “questione morale” della politica, sono più che mai degli optional. Addirittura, utilizzati a seconda la convenienza e, sempre, guardando la pagliuzza negli occhi degli altri scansando la grossa trave che è nei propri.

I resoconti delle televisioni e le cronache dei giornali sono impietosi. In effetti, ne uccide più la notorietà di quanto non facciano un silenzio e un oblio che, diciamocelo con franchezza, ce li meriteremmo proprio. Da  tutto l’arco politico viene lo stesso spettacolo desolante, a conferma che il tanto deprecato astensionismo non interessa poi più di tanto. L’importante è comporre le liste più pensando alle cose di bottega che a quello che avviene nella strada e nelle case vicine. Quello che colpisce è la sfacciataggine cui assistiamo, in particolare, da quando si è aperta questa campagna elettorale che, pare, non ci debba fare aspettare molto di buono dalla legislatura che si aprirà dopo il 25 settembre.

Le “perle” si succedono giorno dopo giorno, telegiornale dopo telegiornale. Così è stato anche ieri.

Partiamo dalla orripilante vicenda che ha coinvolto alcuni esponenti del Pd laziale, tra cui il Capo di gabinetto del Sindaco di Roma Gualtieri, Albino Ruperti, tanto generosamente prestato al Campidoglio dal Presidente della Regione Nicola Zingaretti visto che da tempo sapeva di lasciare il palazzone di viale Cristoforo Colombo per trasferirsi in Parlamento. E’ evidente come l’accesa discussione registrata ci cui siamo venuti a conoscenza, e in cui è stato coinvolto il Ruperti, poco abbia a che fare con il calcio come ha cercato di farfugliare. L’atteggiamento e le frasi utilizzate, e probabilmente “rubate” da qualche spione di professione che lo pedinava in attesa di ascoltare chissà che cosa, per di più in un locale pubblico,  fanno riflettere sulle modalità con cui è composta la classe dirigente di questo Paese.

A Matteo Salvini si deve riconoscere di avere una gran faccia tosta. In particolare per ciò che riguarda le sue  “Dangerous Liaisons” (relazioni pericolose). Lo ha confermato quando si è sentito in dovere di dire a proposito delle sue relazioni con Putin: “Non vado in Russia da anni e non ho contatti con politici russi da anni. Mi occupo di Italia”.  Pensa così di evitare di fare i conti con un qualcosa che pesa come un macigno e cioè l’intesa stabilita da un pezzo dalla Lega con il partito Russia Unita del Presidente russo. Un patto sottoscritto nel 2016 da Salvini e da Sergei Vladimirovich Zheleznyak, per conto di Putin,  che ha fatto il paio di quello siglato tra le organizzazioni giovanili dei leghisti e di Russia Unita. Patti mai negati e, soprattutto, mai azzerati. A contorno di tutto ciò ci sono state le relazioni tra uomini della Lega ed esponenti russi, ma quello riguardava gli affari … , come sa bene il leghista Gianluca Savoini.

Giorgia Meloni rilancia tutte le sue posizioni antieuropee e ritorna sulla questione del blocco navale per fermare i migranti. La leader di Fratelli d’Italia ci fa sapere che possono entrare solo i migranti che ne hanno diritto. Peccato che per valutare questo diritto debbono essere fatti sbarcare e controllati. Ma la cosa più interessante è che, al riguardo, manca da parte di Giorgia Meloni un bel pezzo del discorso. Che è quello sulla Bossi -Fini che per decenni ha impedito un’emigrazione controllata e giustificata per dare corso, invece, a quella illegalità che si è tradotta nei fatti in un vero e proprio sfruttamento di  gente che lasciata deliberatamente in una condizione di clandestinità ha dovuto per anni subire forme di vere e proprie schiavitù, oltre che vivere in condizioni materiali e psicologiche davvero inaccettabili. Ci dica invece di continuare a sparare slogan che parlano solamente alla pancia della gente come porrebbe mano ad una regolamentazione delle immigrazione cui sarebbe cosa buona e giusta dare corso.

Insomma,  in tanti pensano di poter agire impunemente e di parlare senza assumersi la responsabilità di quello che hanno contribuito a realizzare, o meglio, a non realizzare nel passato.