“Eurasia” è il concetto-cardine del nuovo ordine internazionale che Xi Jinping e Putin vorrebbero costruire.
O almeno ci provano. E basta la parola per dar conto di quale destino attenda l’Europa, secondo Pechino e Mosca.
Assorbita ad Est, nel quadro di un complessivo trasferimento verso l’Asia del baricentro geopolitico del mondo.
Aggregando, nella cosiddetta “maggioranza globale” – l’altro concetto strategico fondamentale cui ha fatto riferimento Putin – l’India, storico nemico della Cina, il Pakistan, storico nemico dell’India, l’Iran, la Corea del Nord, e via via elencando i Paesi del cosiddetto Grande Sud.
Tenuti assieme, al di là delle loro contraddizioni che pur ci sono, in una sorta di “pax cino-sovietica”, dal mastice di una sostanziale avversione all’Occidente. Cioè, a quei valori che, pur tra tante ombre, storicamente rappresenta, nel segno della libertà e della democrazia, principi che, in modo particolare, Mosca e Pechino soffrono, temono ed avversano come fattori di destabilizzazione dei loro equilibri interni.
In altri termini, la Cina ci sa fare. Ha capito che, in ogni caso, il mondo è diventato multipolare e adotta un approccio elastico che tatticamente ne tiene conto, ma pur sempre secondo una strategia che non rinuncia a creare una propria strutturata e forte “area di influenza”. Si muove con passo felpato e, nel contempo sicuro, cioè secondo un disegno tutt’altro che occasionale, a lungo e per tempo studiato. Il despota del Cremlino, invece, ha detto la sua nelle interviste rilasciate in vista del summit di Tianjin.
Non è la Nato che abbaia. È, al contrario, Putin che ringhia alle porte dell’Europa. Nel nostro universo mentale – pur senza mettere a tema l’argomento – ragionavamo secondo il presupposto scontato di uno sviluppo delle relazioni internazionali che, quasi seguendo il corso del sole, muovessero da Est verso Ovest. Dalla stessa Russia verso l’Europa e poi attraverso l’Atlantico e, quindi, il Pacifico, nella nuova competizione imperiale tra Stati Uniti e Cina.
Ora, è un po’ come se il corso del sole si rovesciasse ed il trascorrere degli eventi e delle relazioni internazionali invertisse il cammino, dirigendosi verso Est. Cosicché l’Europa altro non sia se non l’ultimo lembo in cui si sfrangia e si spegne la periferia estrema di una nuova, inedita costellazione.
L’ Europa è sola e Putin l’ammonisce: “Ricordatevi la storia”. E non dimentichi come, nei giorni che andavano preparando l’invasione dell’Ucraina, Putin e Kirill, congiuntamente, denunciavano la crisi spirituale dell’Europa e scommettevano sul suo sfaldamento morale. L’Europa è sola e non attenda nessun soccorso. Infatti, o Trump é un babbeo e Putin sa di poterlo menare per il naso, oppure, nei loro conversari privati, Trump ha già “venduto”, per la sua parte, l’Europa a Putin o gli ha fatto intendere che, per quanto lo riguarda, altro non è se non merce di scambio.
Spiace ed è antipatico dirlo, ma, su queste pagine, era stato sostenuto – fin dal primo giorno dell’invasione – come non fosse credibile che Putin, sapendo di mettere in discussione, con l’attacco all’Ucraina, l’intero Ordine internazionale sul piano di fatto e sul piano del diritto, si fosse mosso senza il sostanziale avvallo di Pechino. E non era ed, altrettanto, non è credibile oggi che Pechino avesse infine convenuto, se non avendo già studiato, come mostrano le sue mosse di questi giorni, il disegno di un ordine alternativo.
Inevitabilmente, quanto più si sale su per la scala degli eventi di carattere globale, tanto più tutto si tiene e nulla è lasciato al caso.
Domenico Galbiati