L’indagine Eurispes sul rapporto fra italiani, tecnologie digitali e salute mentale fotografa una realtà ormai difficile da ignorare: il digitale è diventato una presenza pressoché universale nella vita quotidiana, ma insieme ai suoi vantaggi porta con sé forme crescenti di dipendenza, difficoltà di autoregolazione, sovraccarico, ansia e disagio psicologico. Il fenomeno riguarda l’intera popolazione, ma assume dimensioni particolarmente significative tra i giovani.

Lo smartphone è utilizzato dal 94,3% degli italiani e rappresenta ormai lo strumento attraverso il quale si intrecciano comunicazione, informazione, lavoro, relazioni e intrattenimento. Nei giovani l’intensità è nettamente maggiore: oltre la metà dei 18-24enni lo utilizza per svago più di tre ore al giorno nei giorni feriali e la quota sale al 60,5% nei giorni festivi.

Il problema non è naturalmente l’utilizzo della tecnologia in sé. Internet e i Social network hanno assunto funzioni importanti: permettono di mantenere le relazioni, informarsi, lavorare, studiare, accedere ai servizi e, soprattutto per i più giovani, costruire e manifestare la propria identità. Ma accanto a questo uso attivo si è sviluppato un consumo sempre più passivo e automatico: scorrere continuamente i contenuti, osservare le vite degli altri, controllare notifiche e messaggi anche quando non sono arrivati.

È soprattutto tra i giovani che questa dinamica diventa evidente. Tra i 18 e i 24 anni il 96,5% scorre contenuti senza interagire e il 98,8% osserva i profili altrui senza intervenire. Contemporaneamente, il 91,9% dichiara di utilizzare i Social per alleviare emozioni negative. Il digitale diventa così non soltanto uno strumento, ma un luogo nel quale cercare appartenenza, riconoscimento e sollievo emotivo.

La conseguenza è una crescente difficoltà a staccarsi dalla connessione. Il 51,3% degli italiani controlla le notifiche appena sveglio e altrettanti verificano durante la giornata la presenza di novità anche quando non hanno ricevuto avvisi. Il 26,6% ha tentato di ridurre l’uso dello smartphone senza riuscirci; tra i 18 e i 34 anni la percentuale supera il 40%.

Ancora più significativo è il dato sui comportamenti potenzialmente problematici: l’83,9% degli intervistati ha utilizzato lo smartphone più a lungo di quanto avesse previsto, il 70,8% ha avuto la sensazione di sprecare troppo tempo online e il 58,7% ha percepito di non riuscire a disconnettersi. Il 57,5% ha sperimentato difficoltà di concentrazione dovute al pensiero ricorrente verso Social e chat.

Tra i giovani le percentuali diventano impressionanti: il 97,7% dei 18-24enni ha prolungato almeno qualche volta l’uso dello smartphone oltre le proprie intenzioni, il 91,9% ha percepito di sprecare tempo e altrettanti lo hanno utilizzato per alleviare emozioni negative. L’84,9% ha dichiarato difficoltà a disconnettersi.

Anche i Social network presentano questa doppia faccia. L’80,5% degli italiani ritiene che aiutino a mantenere i rapporti con gli amici e il 77,7% che consentano di essere informati sull’attualità. Ma il 79,9% pensa che inducano a un uso eccessivo, il 73,8% che mettano a rischio la privacy e l’85,8% attribuisce loro un ruolo nella diffusione delle fake news. Il 76,3% ritiene inoltre che contribuiscano alla diffusione di modelli di vita fondati su ricchezza, apparenza e superficialità.

A questo si aggiunge il confronto sociale. Una parte degli utenti teme il giudizio degli altri, controlla i “like” ricevuti e modifica ciò che pubblica per paura delle reazioni. Tra i giovani il fenomeno è ancora più forte: il 45,1% dei 18-24enni dichiara di sentirsi inferiore rispetto alla vita mostrata dagli altri sui Social.

Il digitale sta modificando anche il rapporto con il lavoro. Il 77,3% controlla almeno qualche volta email o messaggi professionali fuori dall’orario di lavoro e il 72,9% ha sperimentato difficoltà a staccare mentalmente. Il 68,6% ha inoltre accusato, nei sei mesi precedenti la rilevazione, almeno qualche sintomo di stress o affaticamento collegato alle tecnologie professionali. Il fenomeno è particolarmente marcato tra le categorie maggiormente esposte alla reperibilità.

L’indagine mette però in evidenza anche un’altra forma di disuguaglianza: quella delle competenze digitali. Se tra i 18-24enni il 61,6% considera buone o ottime le proprie capacità, tra gli over 64 la percentuale scende al 9,4%, mentre il 67,3% giudica insufficienti le proprie competenze. La familiarità con smartphone e messaggistica, dunque, non coincide necessariamente con la capacità di utilizzare la tecnologia in modo sicuro: solo il 41,8% degli italiani si sente sicuro nella gestione della privacy e dei propri dati e appena il 45,6% nel riconoscere truffe e tentativi di raggiro.

Il dato forse più significativo dell’indagine è che il 65,8% degli italiani considera in qualche misura problematico il proprio rapporto con le tecnologie digitali. Tra i 18-24enni la quota raggiunge il 41,9% nella fascia di maggiore criticità. Eppure soltanto una minoranza controlla sistematicamente il tempo trascorso online e ancora meno persone adottano strategie strutturate per ridurlo.

L’Eurispes invita quindi a non leggere il fenomeno semplicemente come un problema di autodisciplina individuale. Le piattaforme sono costruite intorno a notifiche, feed continui, raccomandazioni personalizzate e meccanismi di approvazione capaci di mantenere elevato il coinvolgimento dell’utente. Per questo la questione diventa anche sociale, culturale ed educativa.

La sfida, conclude l’indagine, non può essere quella di fermare la diffusione delle tecnologie digitali, ormai parte integrante della nostra esperienza quotidiana. Occorre piuttosto imparare a governarne gli effetti, ridurre le disuguaglianze, proteggere soprattutto i soggetti più vulnerabili e costruire una cultura digitale capace di conciliare innovazione, autonomia, salute e libertà.

Dopo l’iscrizione al sito di Eurispes , l’indagine integrale è visualizzabile cliccando qui.

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