L’articolo di Mario Pavone è seguito dall’intervento in Consiglio regionale di Giuseppe Frau – di cui è Vice presidente, sostenuto da Insieme nel corso della recente elezione regionale – che si è astenuto motivando la propria scelta difforme da quella della maggioranza. Segue, inoltre, l’annuncio da parte dello stesso Frau del voto unanime con cui – in precedenza – il Consiglio regionale aveva approvato all’unanimità il suo ordine del giorno sulle cure palliative
Il Consiglio Regionale della Sardegna il 17 Settembre ha approvato una Legge sul Fine Vita che è stato votato da trentadue Consiglieri i favorevoli, diciannove contrati e un astenuto sulla base del Pdl n.59/A.
Affinché la norma diventi operativa, si dovrà attendere la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna.
Il testo della maggioranza, scritto sulla base di quello proposto dall’Associazione Luca Coscioni, presentato anche in altre Regioni in Italia, è stato approvato dopo un dibattito serrato in cui sono emerse le divisioni tra gli schieramenti sia della maggioranza, che dell’opposizione.
La Sardegna è, quindi, divenuta la seconda Regione italiana, dopo la Toscana, ad approvare la Legge sul suicidio medicalmente assistito.
La Presidente della commissione Sanità, Carla Fundoni, tra le promotrici ha affermato che si tratta di “una legge di civiltà e responsabilità istituzionale, che mette al centro la libertà e la dignità della persona. Con questo voto, ribadiamo che la politica deve affrontare anche i temi più delicati con coraggio e senza ideologie, assumendosi la responsabilità di garantire diritti e di non lasciare nessuno solo di fronte al dolore e alla sofferenza ed ha aggiunto che “il messaggio che mi sento di offrire nella discussione è che la politica deve saper affrontare anche i temi più complessi con responsabilità, con profondo rispetto nei confronti dei pazienti e delle famiglie che vivono quel particolare momento, degli operatori della sanità, senza slogan, senza giudizio e senza paura.
Come Istituzioni abbiamo il dovere di affrontare il tema con coraggio e responsabilità, senza lasciare che siano altri a decidere per noi. (!!)
Sensibilità differenti e una decisa presa di distanza da un metodo che ha portato l’Assemblea Legislativa Sarda a legiferare su un tema di competenza nazionale, sono state, invece, manifestate dall’Opposizione in Consiglio.
Per la maggior parte dei Consiglieri d’Opposizione, oltre alle forti motivazioni lega te al proprio sentimento personale nel parlare di vita e di morte e, quindi, di un testo di legge che tratta una materia così delicata, la competenza della norma non sarebbe in capo alla Regione Sardegna, ma di esclusività dello Stato.
Ulteriore motivazione questa per cui hanno espresso il proprio dissenso.
Molte le reazioni, anche a livello nazionale, all’approvazione del testo licenziato, a cominciare dal plauso di Filomena Gallo e Marco Cappato, dell’Ass.ne Luca Coscioni, sentiti anche in audizione a Cagliari durante l’iter della Commissione nei mesi scorsi, secondo i quali è stato centrato l’obiettivo di “una legge di civiltà, volta a impedire il ripetersi di casi di persone che hanno dovuto attendere una risposta per mesi, o addirittura per anni, in una condizione di sofferenza insopportabile e irreversibile”.
Per contro, secondo l’Ass.ne Pro Vita & Famiglia si tratta di una “legge omicida” che impone al Governo, come già avvenuto per la Toscana, di impugnare la Legge ritenuta illegittima e in violazione dell’art 117 della Cost, come abbiamo sostenuto dalle pagine di questa Rivista a commento della illegittimità della Legge Toscana.
I contenuti del provvedimento
La normativa adottata punta ad applicare procedure sui tempi per l’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito sulla base di principi sanciti dalla sentenza della Consulta n.242 del 2019.
Il provvedimento licenziato dall’Assemblea regionale garantisce l’assistenza sanitaria gratuita a chi, affetto da patologia irreversibile e dipendente da trattamento vitale, sceglie autonomamente e consapevolmente di accedere al suicidio medicalmente assistito, ma le condizioni dovranno essere verificate da una commissione multidisciplinare e dal comitato etico territorialmente competente composta da un medico con specializzazione in cure palliative, un neurologo e uno psichiatra oltre che un anestesista. uno psicologo e un infermiere.
Il funzionamento del sistema, una volta entrata in vigore la nuova norma, sarà in capo alle Asl.
Le strutture avranno il compito di fornire il supporto tecnico e farmacologico e l’assistenza medica per la preparazione all’auto somministrazione del farmaco autorizzato in una struttura ospedaliera, in hospice o, se richiesto, il proprio domicilio.
- Le proposte di legge sul fine vita nelle Regioni italiane
Prima di affrontare l’argomento, va ricordato quanto affermato dal Papa nel discorso ai Parlamentari in occasione del Giubileo dei Governanti del 21 giugno scorso.
Il Santo Padre ha sottolineato che la “legge naturale” costituisce un punto di riferimento per legiferare anche sui temi etici poiché “La legge naturale, universalmente valida al di là e al di sopra di altre convinzioni di carattere più opinabile, costituisce la bussola con cui orientarsi nel legiferare e nell’agire, in particolare su delicate questioni etiche che oggi si pongono in maniera molto più cogente che in passato, toccando la sfera dell’intimità personale”.
Venendo alle questioni interne del nostro Paese, emerge che prosegue il dibattito nelle varie sedi istituzionali.
Attualmente, l’esame dei progetti si sta svolgendo presso il Comitato ristretto delle Commissioni Giustizia e Affari sociali del Senato, ma la convergenza su un unico testo unificato appare difficile con le opposizioni che hanno evidenziato i punti critici della norma.
A tal proposito, oltre ai requisiti fissati dalla Corte costituzionale per regolare il fine vita, la maggioranza ne ha previsti altri, che stanno già facendo discutere.
Il primo punto è il Comitato Etico, nominato con decreto del Presidente del Consiglio, a cui dovrebbe spettare l’approvazione delle singole richieste.
Un altro nodo, che non trova adesione tra le diverse forze politiche, riguarda l’esclusione delle prestazioni legate al fine vita dal Servizio sanitario nazionale, oltre a quello se il paziente debba già trovarsi in ospedale.
Una maggiore convergenza ci sarebbe invece sul tema delle cure palliative, cioè la previsione che i pazienti possano ricorrere al suicidio assistito solo dopo essersi sottoposti per un certo periodo a questa tipologia di trattamenti.
Nelle varie Regioni italiane si segnalano alcune proposte legislative ma ancora allo stato embrionale o disattese.
Abruzzo: bocciato il progetto di legge sul fine vita
Il Consiglio regionale dell’Abruzzo ha respinto il progetto di legge sul fine vita.
La norma è stata bocciata poiché si ritiene che si tratti di un tema di competenza nazionale.
Sicilia: in discussione i disegni di legge riguardanti il suicidio medicalmente assistito presso la Commissione Salute dell’Assemblea Regionale Siciliana l’iter parlamentare dei progetti di legge (nn.553-713) riguardanti le “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019”.
Le proposte in esame mirano a introdurre il suicidio assistito, descritto come un diritto individuale e “inviolabile”, che “non può essere sottoposto a limitazioni”.
L’articolo principale prevede i casi in cui un paziente, direttamente o tramite il proprio medico, può chiedere di mettere fine alla propria vita: «Il proposito di suicidio deve essersi autonomamente e liberamente formato. La persona deve essere tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e deve essere affetta da una patologia irreversibile. La patologia deve essere fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che la persona reputa intollerabili. La persona deve essere pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli».
Toscana: La Legge Regionale dinanzi alla Corte costituzionale
Il 9 maggio scorso il Consiglio dei ministri ha dato mandato all’avvocatura dello Stato di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge della Regione Toscana n. 16/2025 sul fine vita approvata l’11 febbraio scorso.
La norma dal titolo “Modalità organizzative per l’attuazione delle sentenze della Corte costituzionale 242/2019 e 135/2024” definisce tempi e procedure della risposta che il Sistema Sanitario regionale è tenuto a dare ai malati terminali che chiedono di accedere al suicidio medicalmente assistito e ne abbiano i requisiti.
Tuttavia la Regione Toscana, si è costituita in giudizio a difesa della legge regionale n. 16/2025. “ribadendo e con coerenza il valore della nostra legge: una norma che disciplina modalità organizzative, nel pieno rispetto delle competenze regionali in materia sanitaria, ritenendo legittimo che una Regione, nel rispetto della sentenza costituzionale n. 242 del 2019, definisca regole oggettive e termini certi, per assicurare a tutti i cittadini pari accesso e dignità nel percorso di fine vita.”
Umbria: il testo era stato presentato a inizio 2024, ma a causa delle elezioni di novembre, il testo dovrà essere nuovamente riproposto.
Basilicata: la legge era stata portata in Consiglio, da nove Comuni, tra cui Matera. Ma anche in questo caso la questione è stata passata alla legislatura successiva.
Liguria: dopo che la raccolta firme era stata deposta a febbraio di un anno fa, le dimissioni dell’ex presidente Giovanni Toti ha messo la questione lontano dagli impegni urgenti del Consiglio.
Puglia: è stata la prima Regione a cercare di adeguarsi alla sentenza della Corte costituzionale nel gennaio del 2023, attraverso una delibera di Giunta che impone alle Asl un massimo di venti giorni per verificare le condizioni per accedere al suicidio assistito. In questo caso però il problema è da identificare nella forma del provvedimento: non trattandosi di una legge regionale, il prossimo Governatore potrà cambiare la direttiva o anche eliminarla, senza il bisogno dell’approvazione del Consiglio. Sul tema, la Città metropolitana di Bari ha chiesto alla Regione di discutere la proposta di ordinamento dell’Associazione.
Emilia Romagna: Un caso simile a quello pugliese dove la Giunta, a seguito della raccolta firme, nel 2023 ha emanato delle linee di indirizzo per le Asl.
Anche questa forma, come denunciato dall’Associazione Luca Coscioni, non permette di avere tempi certi. Riguardo invece alle iniziative legislative, in questa Regione si è registrata la proposta di legge d’iniziativa popolare, recepita come pdl 7229, decaduta per fine legislatura a causa dello scioglimento anticipato dell’Assemblea regionale a seguito delle dimissioni del Presidente, candidato e poi eletto al Parlamento europeo.
Veneto: Oltre agli ostacoli burocratici, c’è anche chi si oppone al suicidio assistito. Dopo che la proposta di legge era stata depositata con nove mila firme, la discussione si è tenuta a gennaio 2024. Per un solo voto la norma non è stata approvata.
Lombardia: un caso simile al Veneto. Dopo che all’unanimità l’Ufficio di presidenza ha dichiarato ammissibile la proposta, a novembre 2024 il Consiglio ha deciso di votare una questione pregiudiziale di costituzionalità, dichiarandosi incompetente a formare la materia, impedendo, di fatto, la discussione e rimandando la questione al Parlamento.
Friuli VG: Stessa linea anche in FVG dove la proposta di legge è stata respinta dalla commissione Sanità nel 2023 e, dopo essere stata nuovamente depositata, il Consiglio ha votato una pregiudiziale che concretamente ha rinviato la discussione a data da destinarsi.
Piemonte: rinviato tutto in questo caso per questioni di costituzionalità
Marche: dopo il caso di Federico Carboni (primo caso di suicidio assistito in Italia) a cui la Regione non ha fornito il medico e il materiale per accedere alla pratica, nel 2022 si è avviata una discussione, che però si è conclusa con un nulla di fatto.
Al riguardo, giace da tre anni in quarta commissione dell’Assemblea legislativa regionale una proposta di legge (n. 129/22) intitolata “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi per effetto della sentenza n. 242/19 della Corte Costituzionale”.
Valle d’Aosta: la questione è stata affrontata da due consigliere di una lista d’opposizione (Progetto civico progressista), le quali hanno depositato il testo, che però non può essere discusso per mancanza di altri membri disposti a sottoscrivere il documento.
Per quanto riguarda le altre regioni, le varie proposte di legge sono in corso di valutazione.
Campania: i consiglieri del Partito socialista italiano e del Gruppo Misto hanno portato il testo in Commissione sanità, il quale ha istituito un tavolo tecnico.
Calabria: il Partito democratico ha presentato una norma per i soli pazienti terminali, che dovrà essere discussa.
Lazio: Alleanza verdi e sinistra e Italia viva hanno preso in carico la proposta “Liberi Subito”, che dovrà essere portata in aula.
- Conclusioni
La Sardegna é divenuta la seconda prima Regione italiana a valutare positivamente la proposta di un’Associazione laica che altre Regioni hanno respinto o ritenuto illegittima.
Tanto è avvenuto, va rilevato, “contra legem” poiché la nostra Costituzione riserva espressamente le materie dell’Ordinamento civile e quello penale all’esclusiva competenza legislativa dello Stato, secondo la Dottrina prevalente (v.Bilotti e Vari, la Legge della Toscana, Avvenire 10 Feb 2025) che costituisce una materia in cui rientra a pieno titolo la fine vita, come sancito ai sensi dall’art.117, comma 2, della Cost., come innanzi ricordato.
In effetti, non si può dubitare che la disciplina di una materia così delicata debba rientrare nella competenza esclusiva del Parlamento poiché occorrerebbe garantire un’elementare esigenza di uguaglianza, per evitare cioè che la disciplina dei rapporti tra privati e dell’individuazione delle condotte penalmente sanzionate possano cambiare da Regione a Regione.
Inoltre, occorre stabilire l’ambito di applicazione di fattispecie di reato poste a tutela della vita umana e di individuare il confine della c.d autodeteminazione terapeutica del paziente dinanzi ad un male incurabile che possa incidere sulla volontà del malato nella decisione.
Peraltro, lo stesso titolo della infausta Legge, che fa riferimento a semplici «modalità organizzative» per l’attuazione delle sentenze della Corte Costituzionale n. 242/2019 e n.135/2024, contribuisce a mettere a fuoco il problema.(v commento dello stesso Autore, Fine Vita… ai Giudici l’ardua sentenza su questa Rivista, Lug 2024).
A questo punto, appare lecito dubitare se la Legge varata non serva a riconoscere al paziente un diritto all’assistenza al suicidio, nei confronti delle strutture sanitarie convenzionate e del personale addetto poiché tale diritto sarebbe stato già riconosciuto, in presenza di precisi presupposti sostanziali e procedurali, dalle decisioni del 2019 e del 2024 della Corte delle Leggi .
Invero, la Legge Regionale Sarda destinata a regolare le «modalità organizzative», e, dunque, le procedure mediante le quali le strutture sanitarie convenzionate dovrebbero consentirne l’esercizio, sarebbe inutilmente data poiché si tratterebbe comunque, di regolare una materia che la Costituzione assegna alle Regioni, che hanno una propria competenza legislativa, salvo che si tratti di normare principi fondamentali, come sancito dall’art.117, co.3 Cost, che occorre ricordare poiché sanciti dalla Corte con le due sentenze poste già a fondamento anche dalla Legge Sarda Toscana, ma senza alcun riferimento ai principi da essa dettati.
In attesa delle decisioni sull’impugnazione del Governo, possiamo ritenere che tale deliberato potrebbe servire a evitare in avvenire almeno un florilegio di altre Leggi Regionali similari ma anche a evitare un danno per i destinatari della tutela assicurata ai malati terminali.
Mario Pavone
Intervento di Giuseppe Frau nel Consiglio regionale della Sardegna