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L’ esplosione della modernità e l’annientamento dei limiti
C’è un rapporto tra capacità tecnologica e capacità di pensiero che è stato per secoli alla base della vicenda del progresso europeo. Il pensiero ha per secoli dominato la tecnologia, persino bloccandola, nell’antichità e nel Medioevo. Nel mondo contemporaneo, dal XX secolo, è invece ormai la tecnologia a subentrare al pensiero, anzi a dominarlo e guidarlo. L’opera uscita dalle mani dell’uomo domina l’uomo. Questo produce la sproporzione e lo squilibrio dell’ epoca dell’antropocene, del cyborg e del post-umano.
Si è compiutamente realizzato in questo XXI secolo ciò che aveva lucidamente previsto durante l’ultimo conflitto mondiale Simone Weil.
“𝘝𝘪𝘷𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘪𝘯 𝘶𝘯 𝘮𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘥𝘰𝘷𝘦 𝘯𝘶𝘭𝘭𝘢 𝘦̀ 𝘢 𝘮𝘪𝘴𝘶𝘳𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘶𝘰𝘮𝘰: 𝘤’𝘦̀ 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘱𝘳𝘰𝘱𝘰𝘳𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘮𝘰𝘴𝘵𝘳𝘶𝘰𝘴𝘢 𝘵𝘳𝘢 𝘪𝘭 𝘤𝘰𝘳𝘱𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘶𝘰𝘮𝘰, 𝘭𝘰 𝘴𝘱𝘪𝘳𝘪𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘶𝘰𝘮𝘰 𝘦 𝘭𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘵𝘪𝘵𝘶𝘪𝘴𝘤𝘰𝘯𝘰 𝘢𝘵𝘵𝘶𝘢𝘭𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘨𝘭𝘪 𝘦𝘭𝘦𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘢; 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘦̀ 𝘴𝘲𝘶𝘪𝘭𝘪𝘣𝘳𝘪𝘰. […] 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘲𝘶𝘪𝘭𝘪𝘣𝘳𝘪𝘰 𝘦̀ 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘯𝘻𝘪𝘢𝘭𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘶𝘯 𝘧𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘵𝘪𝘵𝘢̀. L𝘢 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘵𝘪𝘵𝘢̀ 𝘴𝘪 𝘮𝘶𝘵𝘢 𝘪𝘯 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘪𝘵𝘢̀, 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘩𝘢 𝘥𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘏𝘦𝘨𝘦𝘭, 𝘦 𝘪𝘯 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘪𝘤𝘰𝘭𝘢𝘳𝘦 𝘣𝘢𝘴𝘵𝘢 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘭𝘪𝘤𝘦 𝘥𝘪𝘧𝘧𝘦𝘳𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘥𝘪 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘵𝘪𝘵𝘢̀ 𝘱𝘦𝘳 𝘱𝘢𝘴𝘴𝘢𝘳𝘦 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘧𝘦𝘳𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘶𝘮𝘢𝘯𝘰 𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘪𝘯-𝘶𝘮𝘢𝘯𝘰”. (Simone Weil, “Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale”, Adelphi, Milano 1983)
L’annientamento dei limiti dell’umano si stava materializzando quando Simone Weil scriveva quelle notazioni, nel cuore del conflitto mondiale. Era allora in corso l’ Olocausto.
L’ Olocausto che allora colpiva soprattutto gli Ebrei non era però una questione attinente solo la storia ebraica. Era una questione attinente la storia dell’ Occidente e dell’Europa, e dell’umanità. Le sue radici profonde non erano nell’antisemitismo, come spesso si crede. L’Olocausto è stato essenzialmente uno degli approdi della modernità tecnologica. Zygmunt Bauman l’ha spiegato ed argomentato ad abundantiam.
“ L’Olocausto non fu semplicemente un problema ebraico e non soltanto un evento della storia ebraica. L’Olocausto fu pensato e messo in atto nell’ambito della nostra società razionale moderna nello stadio avanzato della nostra civiltà e al culmine dello sviluppo culturale umano. Ecco perché è un problema di tale società, di tale civiltà e di tale cultura” (Zygmunt Bauman, Modernità e Olocausto, il Mulino, 1997, p. 11)
E “l’ Olocausto poteva aver luogo soltanto a condizione di neutralizzare l’influenza delle motivazioni morali originarie, di isolare la macchina dell’omicidio dalla sfera in cui esse sorgono e si applicano” ( Z.Bauman, Modernità ecc p.255)
Occorre infatti fare riferimento alla nuova “dimensione antropologica” della recente modernità in cui si configura “il pericolo… di una progressiva abitudine all’indifferenza morale di fronte ad azioni non immediatamente legate alla sfera di esperienza dei singoli” (Z. Bauman, Modernità ecc. p,260).
Oggi, pur non essendo in atto un nuovo Olocausto, la tecnologia e l’economia producono su scala universale una indifferenza morale che nasconde e rimuove il volto dell’altro, e che rende superflua o inutile ogni pietà, ogni umanità, in dimensioni enormemente più ampie di ciò che avveniva nel 1941, quando i nazisti delinearono la “soluzione finale”, e quando si organizzò l’ Olocausto.
E’ questa invisibilità morale diffusa che rende oggi possibili i massacri di Gaza, distruggendo i limiti umani posti da moralità e ragione. Gli assassini dei civili hanno armi che collocano fuori dal campo visivo le persone che uccidono, armi che possono colpire guidate da intelligenze artificiali a distanze siderali, armi che separano ed evitano di mettere di fronte l’uno all’altro i volti dei “presunti” nemici.
Ma insieme alla tecnologia c’è una struttura psicologica diffusa che distrugge il limite al potere dato dalla moralità. C’è la medesima percezione della “vita senza valore” ( la unwertes Leben) dei nazisti, che oggi rende possibile il massacro indiscriminato del genocidio e che alimentala di nuovo la banalità del male, con l’ “animalizzazione” del nemico, oppure con la semplice accettazione della totale insignificanza della “vita umana” laddove in conflitto con le esigenze della sicurezza, della prosperità e del progresso economico.
Il “resort turistico” sulla terra che ha visto il massacro di sessantamila/ settantamila civili non ha altro senso che questo, quello di una cancellazione totale di ogni traccia di memoria di quelle vite spezzate. Una proposta spudorata, ma soprattutto una proposta che è un fatto enorme ma soprattutto rivelatore.
Dimenticare i morti di Gaza magari per recuperare la pace ? In realtà “il diritto funerario è fondamento di tutte le civiltà , dall’antichità più remota. Se noi meno ne avvertiamo l’importanza fondativa della società dei viventi, se la sorte dei cadaveri è diventata quasi esclusivamente problema di spazi e di igiene pubblica, è solo perché l’effimero mondo dei vivi è venuto ad assorbire ogni energia, speranza e attenzione” (Gustavo Zagrebelsky, Il cuore di Antigone, in: Repubblica, 5 maggio 2005).
Il rispetto per il defunto, per il suo seppellimento e per la sua memoria, la pietas umana dovuta ad ogni corpo che è stato una persona e non una res qualsiasi, è la base di esistenza di ogni vera comunità umana, che non è solo associazione basata su comunità di interessi, ma insieme di persone che si prendono carico l’una dell’altra, a prescindere da ogni diversità o prevedibile utile, come dice l’etimo del termine latino, “communitas”. Vale a dire insieme di persone che si assumono un compito o un dovere in comune.
Laddove ci si stanca della pietas perché essa ci pare inutile, non esiste più alcuna comunità. La comunità umana e poi quella politica hanno dunque alla base questo concetto, un concetto che è un contrassegno inconfondibile dello spirito europeo, del vero spirito europeo, che le istituzioni UE sembrano oggi aver dismesso, evitando in ogni modo di sanzionare la carneficina promossa da Netanyahu. E’ il concetto di comunità presente nel mondo greco, ciò che nell’ opera di Sofocle, Antigone grida a Creonte che l’accusa di aver sepolto contro la legge il corpo del fratello che aveva mosso guerra alla città: “ Io non sono nata per ricambiare l’odio con l’odio, ma per ricambiare l’amore con l’amore”.
Questo concetto di comunità è ciò che è continuamente distrutto da una conflittualità spietata, homo homini lupus, che non si arresta neppure- è il caso del Resort turistico a Gaza, ma non solo – di fronte alla rimozione della memoria dei morti, al rispetto dei morti sconosciuti e senza nome ( pensiamo invece ai tanti sacelli dedicati al “milite ignoto” tentativo estremo di rigenerare comunità dopo la devastazione morale di ogni guerra ).
Persino l’ Olocausto poté realizzarsi semplicemente perché partiva da questa premessa, dall’idea dell’esistenza di “vite senza valore”. Obiettivo dello sterminio nella sua fase “sperimentale” furono non Ebrei, ma persone comuni di nazione tedesca segnate da pesanti handicap, sottratte alle famiglie con pretestuose motivazioni “curative”, ma poi sistematicamente eliminate e riconsegnate dopo la cremazione ai familiari. Fu la cosiddetta Action T-4 Azione Tiergartestrassen 4 dal nome di “copertura” dell’Indirizzo dell’ Ufficio berlinese che organizzava l’eliminazione degli handicappati.
Come noto l’Azione T-4 dovette essere interrotta nell’agosto 1942 anche per l’opposizione di una parte della società e di personalità cattoliche importanti come il cardinale Klemens Von Galen di Munster. Nel frattempo si era avviata ad Auschwitz contro Ebrei ed oppositori interni la “soluzione finale”, che non trovò invece altrettanta opposizione. (Segue)
Umberto Baldocchi