Ma non c’era un Board of peace for Gaza? Non era stata chiusa questa orribile vicenda?
Il vuoto dell’informazione
Esiste una pericolosa illusione ottica nel mondo dell’informazione attuale: quella che, in assenza di grandi titoli sui giornali, la tragedia sia terminata. Eppure, a Gaza, la guerra continua. Non è più solo il fragore dei bombardamenti – che comunque persistono con centinaia di vittime anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025. E’ la guerra silenziosa dell’assedio, della carestia e del collasso infrastrutturale. Mentre i riflettori si sono spenti, la Striscia è precipitata in un “dopoguerra” che assomiglia a un girone dantesco.
Ospedali al buio, la morte per mancanza di cura
Un recente reportage di Al Jazeera riguarda l’ospedale Al-Aqsa Martyrs di Deir el-Balah. Una cronaca del quotidiano: pazienti che attendono ore per un esame radiologico che non arriverà mai perché la corrente manca. Generatori sfiniti, oli motore scadenti per colpa del blocco, apparecchiature vitali ferme. Non è solo un’emergenza sanitaria: è la sistematica inoperabilità di una società. Senza energia non ci sono solo le sale operatorie ferme, ma l’impossibilità di registrare dati, di comunicare, di gestire l’anagrafe del dolore. Il 90% della rete elettrica è distrutta e, in questo contesto, l’assedio israeliano diventa un’arma di precisione nel negare la sopravvivenza.
La testimonianza di Pizzaballa: l’odore della rovina
Se i dati tecnici ci parlano di inefficienza, le recenti parole del Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca dei latini di Gerusalemme, ci restituiscono l’umano. Il suo dialogo con Lucio Caracciolo su Limes è un pugno nello stomaco. “Rafah non esiste più”, dice. E poi il dettaglio che nessuna telecamera può trasmettere: gli odori. Il tanfo delle fogne a cielo aperto e, soprattutto, l’invasione dei topi che mordono i bambini. Bambini che non hanno più scuole, ma solo macerie dove giocare.
L’amara ironia del blocco sui cosiddetti beni “dual use” (banchi di scuola, matite, quaderni, vetro) chiude il cerchio di una strategia che mira a impedire non solo la vita presente, ma anche la ricostruzione del futuro. Se i quaderni sono pericolosi, allora l’obiettivo non è la sicurezza, ma la cancellazione di una generazione.
Gaza è una ferita aperta che non si vuole curare. Il cessate il fuoco dell’ottobre 2025 è stato solo un cambio di passo nella distruzione. Mentre la diplomazia si trastulla, la realtà è fatta di topi che mordono bambini, di ospedali in agonia e di un’intera popolazione privata della matita per scrivere il proprio domani. Provare “una grande pena”, come confessa il Cardinale Pizzaballa, è il minimo. Ma forse è arrivato il momento che la pena si trasformi in una domanda politica collettiva: quanto tempo ancora lasceremo che questa gente viva accanto alle fogne? ![]()