La cosiddetta tregua a Gaza è una vera e propria finzione. Non è, in realtà, mai esistita. Tutte parole per far passare il famoso Board of Peace di Donald Trump che, detto per inciso, ha le casse vuote perché nessuno dei partecipanti ha ancora messo una lira. Forse un po’ tutti sapevano sin dagli inizi quanto quell’accordo fosse scritto sulla polvere che copre le macerie della Striscia e i tanti morti che ancora vi si trovano sotto. Adesso, addirittura, Netanyahu annuncia che l’esercito d’Israele rioccuperà almeno il 70% dell’intero territorio di Gaza.
A questo voltafaccia fa da contraltare il silenzio delle cosiddette democrazie dell’Occidente che non fanno assolutamente niente – compreso noi italiani – contro quella pulizia etnica in atto impunemente da parte degli israeliani. A Gaza come in Cisgiordania. A questo proposito sono giunte le chiare parole del Ministro della Difesa di Netanyahu, Israel Katz, di cui si occupa il seguente articolo liberamente ripreso e tradotto da The Guardian, firmato da Emma Graham-Harrison.
Intanto, ieri, per la prima volta, l’Onu ha inserito Israele tra i paesi che a livello istituzionale pratica lo stupro e la tortura come pratica diffusa nelle proprie carceri. Ovviamente, soprattutto a danno dei palestinesi
Il ministro della Difesa israeliano ha dichiarato di essere impegnato nella pulizia etnica di Gaza attraverso la migrazione su larga scala di palestinesi, come parte dei piani a lungo termine di Israele per il territorio.
In una dichiarazione rilasciata mercoledì in occasione dell’uccisione mirata di Mohammed Odeh, l’ultimo comandante militare di Hamas, Israel Katz ha affermato che il governo avrebbe attuato un piano per far lasciare Gaza a un gran numero di palestinesi “al momento giusto e nel modo giusto”.
Spingere per esodo di massa viola il piano di cessate il fuoco di Donald Trump per Gaza , firmato da Israele lo scorso anno. Il secondo punto del piano afferma: “Gaza sarà ricostruita a beneficio della popolazione di Gaza, che ha sofferto fin troppo”.
Il governo israeliano ha promosso la prospettiva di una Gaza senza palestinesi da quando Trump, all’inizio dello scorso anno, ha suggerito che centinaia di migliaia di persone avrebbero dovuto lasciare la Striscia per “ripulirla” in vista della ricostruzione.
Il trasferimento forzato di popolazioni civili è un crimine di guerra e un crimine contro l’umanità. I funzionari israeliani, tra cui Katz, usano il termine “migrazione volontaria” per descrivere i loro piani di trasferimento di un gran numero di palestinesi da Gaza.
Organizzazioni per i diritti umani e avvocati con sede in Israele hanno avvertito che le condizioni imposte da Israele a Gaza significano che nessuna partenza può essere considerata volontaria e che tale politica costituisce un piano di pulizia etnica.
L’Associazione per i diritti civili in Israele ha dichiarato lo scorso anno : “Creare condizioni di vita che non consentano la sopravvivenza, la libertà e la dignità, e sottoporre i civili a tali condizioni finché non dichiarano di voler andarsene, non è un piano per ‘incoraggiare l’emigrazione volontaria’, bensì un piano di evacuazione ed espulsione forzata”.
Katz ha affermato che l’esodo di massa dei palestinesi da Gaza andrebbe di pari passo con l’esclusione di Hamas dal potere. “Ci siamo impegnati affinché Hamas non governi Gaza né civilmente né militarmente, e così sarà, e inoltre il piano di emigrazione volontaria da Gaza verrà attuato”, ha affermato in un post sui social media. “Tutto al momento giusto e nel modo giusto”.
Con le elezioni previste entro la fine di ottobre, Benjamin Netanyahu , primo ministro israeliano, e i suoi alleati politici stanno corteggiando gli elettori, ha affermato Mairav Zonszein, analista senior per la questione israelo-palestinese presso l’International Crisis Group.
“Dato che stiamo valutando una proroga del cessate il fuoco e una de-escalation della situazione in Iran e Libano, Israele – e Netanyahu in particolare – cercherà il modo di dimostrare di star facendo qualcosa sul fronte della sicurezza, e questo significa esercitare la forza militare”, ha affermato.
“Purtroppo, parlare di pulizia etnica a Gaza non è necessariamente qualcosa che ti danneggerà nella politica interna. Anzi, potrebbe persino esserti d’aiuto.”