Ma quale guerra! E’ sotto gli occhi di tutti che si tratta di una catastrofe umanitaria, se non un vero e proprio genocidio, deliberato dal governo Netanyahu, fedele alleato del governo statunitense, a sua volta alleato e amico del nostro.
E non è un caso che l’Italia è il secondo fornitore di armamenti di Israele. Siamo, perciò, corresponsabili eticamente di questa, disumana rappresaglia (?): 1.500 vittime israeliane/65.000 circa palestinesi. Ma quale guerra! Va riconosciuta l’esistenza e l’indipendenza dello Stato di Palestina, come hanno già fatto la Spagna e la Germania.
Ma quale guerra! Era doveroso dare la massima risonanza alla Risoluzione ONU ( sottoscritta da 146 nazioni del mondo) di condanna e diffida del “criminale” Netanyahu, alla quale – grazie al cielo – non s’è sottratto il governo in carica, ma la RAI è sordomuta, in questi casi, irrilevanti …
Ma quale guerra! Se i bambini palestinesi stanno morendo a migliaia (quasi 20 mila) non solo per i bombardamenti, ma anche per infezioni, malattie e sete (il 98% dell’acqua non è potabile).
Ma quale guerra! Se, finora, sono deceduti quasi 300 operatori dell’informazione di ogni dove ed età (per lo più giovani) in quella terra “santa” che oggi è terra di nessuno, legalmente parlando, una sorta di far west voluto o tollerato dalle potenze occidentali?
Direi che complessivamente si è dedicato troppo tempo a discettare se si tratti o meno di genocidio con l’”entusiastico” coinvolgimento di sociologi, politologi, filosofi e leader opinion vari; piuttosto che parlare, a giusta ragione, di Pace perseguendola con impegno e serietà diplomaticamente, facendo pressione su Trump e sui vertici NATO, unanimemente in Parlamento nel rispetto del dettato costituzionale.
Il saggio, compianto Papa Francesco ci ammoniva, spesso e con forza, aprendoci gli occhi davanti ad uno scenario che definiva “terza guerra mondiale a pezzetti”: nemo propheta in patria. La parola vergogna, la più abusata politicamente, tra le più comuni nel gergo parlamentare, non appare incredibilmente nel dibattito attuale. Così come dovremmo vergognarci dei 60.468 dipendenti e centinaia di “manager” assunti da Leonardo – con quali procedure concorsuali? – con stipendi da favola (l’amministratore Cingolani, che non risulta affatto aver brillato nel periodo COVID, percepisce oltre due milioni di euro annui, a proposito il tetto dei 240.000 per gli stipendi pubblici che fine ha fatto?!).
Ma quale guerra! E’ un business enorme, amorale e disumano che rischia di portarci, inesorabilmente, verso una catastrofe irreparabile. Perdona loro ché non sanno quello che fanno. (o lo sanno?).
Michele Marino