I dazi di Trump sono un fantasma sui cieli d’Europa e del mondo, abbiamo scritto qualche settimana fa. Ormai ci siamo, la guerra commerciale scatenata dal Presidente Usa è entrata nel vivo e le conseguenze per l’economia mondiale, per i commerci, sono valutate ogni giorno da imprenditori e leader politici. Se ne discute in Università, centri di ricerca, organizzazioni di categoria. Gli Usa sono il Paese più criticato del mondo per le scelte di un Presidente imprevedibile e minaccioso per gli equilibri internazionali. L’Europa è in affanno. Secondo la Bce dazi al 15% costeranno all’economia dell’area euro l’1,5% di mancata crescita tra il 2025 e il 2027, qualcosa come 240 miliardi di euro. Sarà davvero cosi ? Ne abbiamo parlato con Francesco Giavazzi, professore di Economia politica all’Università Bocconi di Milano e uno dei maggiori economisti italiani.

Professor Giavazzi, recentemente Lei ha sostenuto che l’Europa negli ultimi anni non è stata capace di sfruttare appieno i benefici di un mercato unico. Che relazione c’è tra questa considerazione e i dazi imposti da Donald Trump ?

“ I dazi rallentano l’economia in modo serio ma non drammatico, almeno non per l’Europa. Dove i dazi fanno davvero male è nel Paese che li impone, in questo caso gli USA. Invece, una maggiore integrazione del mercato unico accelererebbe la crescita dell’UE. Su quanto incidono, ci sono stime diverse. Uno studio del FMI stima che una riduzione del 10% delle barriere al mercato unico dell’UE, potrebbe aumentare la produzione europea fino al 7% nel lungo termine, aumentando la produttività e la resilienza. La mancanza di integrazione è dovuta alla frammentazione delle normative e alle barriere al commercio dei servizi, che determinano un divario di produttività tra l’UE e gli Stati Uniti con costi più elevati per le imprese ”.

Mi scusi, ma la Presidente Ursula von der Leyen poteva “osare” di più nella trattativa con Trump ?

“Certamente si. Ad esempio poteva evitare di cancellare le tasse sulle piattaforme digitali, prima ancora di sedersi a discutere con Trump. Io penso lo abbia fatto perché c’era il rischio che le piattaforme, che in molti servizi sono dei monopolisti, pensate solo a Whatsapp, avrebbero risposto alzando il costo del servizio che oggi spesso è gratuito”.

E i consumatori ?

“Si. Questo avrebbe provocato una reazione violenta dei consumatori dell’Ue. Probabilmente era un rischio concreto, ma in una trattativa bisogna spendere le proprie carte una alla volta. Su questo sì, bisogna imparare da Trump! “

Tra le economie nazionali dell’Ue quale sarà, secondo Lei, la più colpita dall’entrata in vigore dei dazi Usa ?

“E’ molto difficile dirlo. Certo l’Italia soffrirà”.

I dazi, alla fine, li pagheranno i consumatori finali e questo, per esempio, significa anche bollette più care.

“È vero che i dazi li pagheranno i consumatori finali, ma in questo caso sono i consumatori americani. Non subito, ma nel giro di poco tempo. È per questo che io penso che la politica dei dazi di Trump non durerà a lungo. Prima o poi – e io penso più prima che poi – quando ci saranno le midterm elections del ’26, Trump dovrà affrontare elettori scontenti e questo potrebbe fargli cambiare idea sui dazi ”.

Un’ultima domanda, Professore. L’Italia ha il costo dell’energia più alto d’Europa. Cosa può fare il governo per contenere i prezzi per famiglie e imprese ?

“Può cominciare con il non cancellare le gare per le concessioni elettriche: la concorrenza è il fattore più importante per tener basse le bollette ”.

Intervista di Nunzio Ingiusto

Pubblicata su www.tuttieuropaventitrenta.eu

 

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