Bisogna riconoscere che Giorgia Meloni va avanti per la sua strada. Mentre Guido Crosetto prova a presentarla in maniera edulcorata, quasi “annacquata”, e fa gli appelli al “volemose bene” giungendo addirittura a lanciare un Patto per l’Italia (CLICCA QUI), la sua capo partito esplicitamente espone dei programmi elettorali che possono portarci a due conclusioni: sovvertimento della Carta Costituzionale e rotta di collisione con gli alleati europei.

Non si tratta di risponder con l’antifascismo, anche se Fratelli d’Italia è piena di vecchi e nuovi nostalgici. Animati soprattutto dall’idea di prendersi una rivincita contro la grande scelta democratica del primo gennaio del 1948 che chiuse definitivamente la bruttissima pagina aperta poco meno di 26 anni prima con la Marcia su Roma. La Costituzione sancisce che la nostra è Repubblica parlamentare ed articolata in modo da costituire un autentico presidio dei processi democratici, della partecipazione e dell’equità economica e fiscale.

Proporre il Presidenzialismo e un sistema fiscale che non tiene conto di quanto fissato dall’art 53 che recita “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”, che cosa significa se non far rientrare dalla finestra quel che è lasciato fuori dinanzi alla porta?

E’ vero che talune posizioni della Meloni stanno già sommovendo una parte degli alleati del centrodestra, consapevoli di quanto una linea così estrema possa essere controproducente. Ma tant’è: la mancanza di statisti veri fra di loro non fa sperare niente di buono visto che regna la regola di pensare prima a vincere e poi si vedrà. Preparandosi magari a tirarle uno scherzetto nel corso della prossima legislatura di farla uscire in malo modo da Palazzo Chigi nel caso dovesse proprio andarci sulla scia della vittoria elettorale in cui si confermasse Fratelli d’Italia il primo partito della coalizione. Del resto a questo porta il sistema elettorale vigente che nessuno ha avuto l’ardire di cambiare.

Ma oltre i problemi d’ordine costituzionale finora sempre respinti dagli italiani o nelle urne con i referendum o politicamente e giudiziariamente come accaduto nel caso della P2, che pure aveva il progetto del presidenzialismo quale cardine del proprio sovversivismo, è molto cogente la rotta di collisione già prefigurata con l’Europa. E questo è preoccupante quanto il programma che riguarda la Costituzione. Anzi, sul piano dei tempi si prefigura ancora più impellente, perché se ne dovrà parlare subito con la costituzione del nuovo governo, sempre nel caso vincesse lei con Salvini e Berlusconi, mentre i passaggi di eventuali cambiamenti d’ordine costituzionale richiederanno parecchi tempo visto il meccanismo delle quattro successive letture previste per le due Camere.

E’ evidente che con le sue proposte, in particolare sul taglio fiscale e sui trattamenti previdenziali, tutti impostati sull’aumento del deficit, si prefigura l’Italia come una grande Ungheria. Sarà il caso che gli italiani ci riflettano e, per una volta tanto, la smettano di seguire i grandi “pifferai” come sono stati finora Berlusconi, Salvini e i 5 Stelle?