Dopo tre passaggi in Parlamento la separazione delle carriere aspetta l’ultimo voto al Senato.Poi il referendum. 

La giustizia è il terreno su cui non ci sarà mai il sereno nella politica italiana. Gli italiani lo hanno capito. Oltre alle inchieste che coinvolgono decine di politici, lo scontro ormai è la legge sulla separazione delle carriere. Niente di nuovo e il ministro Carlo Nordio è solo l’ultimo giocatore di una partita bruttissima. La legge è un velo che cela il controllo politico della magistratura ?  Secondo la maggioranza dei magistrati, si. Ma la partita è fuori dal campo di gioco. Mercoledì 17 settembre è passata alla Camera la terza approvazione del provvedimento, in seconda lettura, come dice la Costituzione. Clima infuocato tra urli di gioia e strepiti che hanno squarciato il velo e lo rendono sempre più trasparente. Manca solo un nuovo passaggio al Senato e poi la legge verrà sottoposta a referendum confermativo. Diciamo:  con quanta voglia degli italiani ?

“La legge di modifica costituzionale non avrà il quorum dei due terzi che consente la immediata entrata in vigore” dice  a ItaliaNotizie24 Piero Sandulli, professore di Diritto Processuale Civile.  Ma i sostenitori continuano a chiamarla riforma della Giustizia. “ Io penso che vadano fatte alcune puntualizzazioni- prosegue Sandulli. Primo non si tratta, affatto, di una riforma della Giustizia, i cui problemi sono ben altri, ma semplicemente del completamento dell’architettura del processo penale, reso necessario dalla mutata struttura del giudizio penale. Risale al 1989 e si è passato da un rito inquisitorio ad uno accusatorio. Sarebbe stata molto più efficace una necessaria separazione dei ruoli nel giudizio, ma se si fosse realizzata la separazione dei concorsi ”. L’accesso unico alla carriera giudiziaria evidentemente non va bene e il sistema soffre. “Con un’unica selezione di accesso- continua Sandulli- resta, anche con le attuali modifiche, il sospetto-magari solo inconscio- della colleganza tra giudici e pubblici ministeri”. Un tasto stonato. E la seconda considerazione, professore ? “ Le riforme sulle regole del gioco. Devono essere operate in accordo tra maggioranza ed opposizione, come accadde all’ Assemblea costituente. Sono riforme che riguardano tutti i cittadini e devono essere autorevoli e non sospettate di operati di parte. Solo se bipartisan avranno autorevolezza e capacità di durare nel tempo”.

Il governo non è dello stesso avviso e molti esponenti dicono di non temere il referendum, che comunque si farà. La consultazione è vista come fumo negli occhi soprattutto per la scarsa propensione degli elettori a recarsi alle urne.“E’ molto brutto pensare che nella prossima primavera disperderemo energie e denari in un referendum che non riguarderà affatto il tema giustizia” dice Sandulli. I cittadini teoricamente sono l’ago della bilancia di una vicenda che ha segnato la storia del dopoguerra italiano e che in tante occasioni ha abbassato la credibilità nella giustizia. 

Le questioni che riguardano il sistema sono l’organico dei magistrati, la redistribuzione delle competenze giurisdizionali circa le situazioni giuridiche protette, una effettiva e seria, non di facciata, riforma della giustizia tributaria, la tutela affidata ai giudici onorari, il buco nero del processo esecutivo: Sandulli non ha bisogno di pensare, le vive ogni giorno. “Ultimo, ma per nulla ultimo, anzi, mi creda, il più grave ed urgente è il tema della certezza della pena e del ruolo recuperatorio del carcere, il cui sistema deve essere completamente rivisitato. Sono queste cose che il Paese aspetta. Solo quando si porrà mano ad esse, in un lavoro condiviso, senza la logica delle curve, che da troppo tempo attanaglia la politica, potremo dire di aver operato la “Riforma della Giustizia”. Un saggio auspicio, caro professore, ma dobbiamo riportare la partita nel suo campo di gioco.

Nunzio Ingiusto

Pubblicata su www.ItaliaNotizie24.it

About Author