Dopo le elezioni di “midterm” lo scontro sull’aborto negli Stati Uniti ha dinanzi un orizzonte nuovo. La mancata sconfitta dei democratici in entrambe le camere a Washington e la tenuta del Senato rende la partita molto più aperta di come sembrava all’indomani della sentenza della Corte suprema che aveva messo in discussione il cosiddetto “diritto all’aborto”.

Intanto, viene registrato che la chiusura di molte cliniche che praticavano l’aborto ha fatto aumentare il numero delle donne che si muovono in altri stati per abortire mentre è in crescita la quantità di pillole abortive ordinate online ed è ovviamente al di là di ogni possibile conoscenza la portata degli aborti clandestini.  In questi casi, si tratta di fenomeni che, dunque, sfuggono al sistema sanitario nazionale e rendono persino difficile giungere a delle statistiche attendibili e complete in grado di fornire un quadro preciso di un fenomeno diventato così divisivo per la politica e la società statunitense. Per quanto riguarda, gli acquisti delle pillole abortive, molte donne, soprattutto quelle che vivono negli stati che hanno vietato l’interruzione volontaria della gravidanza, si rivolgono a quel grande “mercato nero” costituito dai prodotti acquistabili all’estero e che non sono di facile tracciabilità.

Secondo il gruppo di ricerca WeCount il numero di aborti legali registrati nei mesi di luglio e di agosto è diminuito di circa 10.000 al mese, con un calo del 6%, ma circa l’80% delle cliniche non condiviso i propri dati. Secondo gli esperti, il calo sarebbe più che compensato con l’utilizzazione delle pillole, come dimostrerebbe  la richiesta di circa tremila confezioni al mese in più acquistate sul mercato estero, stando almeno ai dati disponibili.

Finora, tutte le competizioni elettorali che hanno riguardato la legalizzazione dell’aborto hanno registrato la vittoria dei gruppi pro aborto, ma quelli contrari si stanno organizzando per i prossimi appuntamenti che finiranno, in un modo o in un altro, per coinvolgere tutti gli stati americani, al fine di rendere più difficile ai medici la possibilità di prescrivere le pillole abortive, per stabilire più rigorosi limiti di tempo delle gestazioni e per eliminare o ridurre, dove ancora previste, le detrazioni fiscali dell’assistenza sanitaria per le aziende che aiutano le proprie dipendenti a praticare l’interruzione volontaria della gravidanza, così come il rimborso del viaggio negli stati in cui la procedura è illegale.