Ho voluto di proposito riprendere il titolo dell’editoriale di Marco Impagliazzo su AVVENIRE del 3 Giugno. Nell’articolo viene citato il famoso “peace speech”pronunciato dal Presidente Kennedy all’American University di Washington il 10 Giugno 1963: quel discorso memorabile contiene una frase che può sicuramente essere di valido aiuto anche per tentare di risolvere le disastrose vicende attuali.

Trascrivo di seguito la frase così come riportata da Marco Impagliazzo: ”Qualcuno dice che non ha senso parlare di pace finché i leader sovietici non adotteranno una politica più illuminata. Io spero che lo facciano. E credo che possiamo aiutarli a farlo. Ma credo anche che dobbiamo riesaminare il nostro atteggiamento nei loro confronti, altrimenti saremo portati a ritenere che la guerra sia inevitabile. Rivolgiamo allora l’attenzione a ciò che ci unisce, ovvero che abitiamo questo piccolo Pianeta, respiriamo la stessa aria, ci prendiamo tutti cura del futuro dei figli, e che siamo tutti mortali”. Discorso più che attuale, certo poco gradito ai fautori dello scontro infinito, senza soluzione di continuità, di solito ben preparati nel creare ex novo il “casus belli”. Una mia considerazione a latere: mentre scrivo il Segretario della Nato è a Kiev, che non mi risulta essere un paese Nato.

Commenta così Impagliazzo: “Quanta differenza con chi, oggi, non cessa di demonizzare gli altri, non si vergogna dei doppi standard di giudizio e dimette non solo ogni sforzo diplomatico, bensì ogni sforzo di comprensione dell’altro. Non si tratta oggi come allora di confondere tra aggressori e aggrediti, ma di rifiutare la logica del ‘noi che abbiamo ragione’ contro ‘loro che hanno torto’ “.

Ci sono voluti più di quattro anni di guerra devastante perché le sagge e illuminate parole di Kennedy potessero ritornare ad essere riprese e pronunciate come messaggio a tutta l’Umanità : era un politico sicuramente degno di questo nome, che ha pagato per le sue idee il più caro dei prezzi. Al suo confronto la maggior parte dei leader attuali risultano semplicemente inqualificabili. Non riconoscere anche gli interessi della Russia, come successe nel 1962, ai tempi della cosiddetta crisi cubana dei missili, ma a parti invertite, quando ci fu il riconoscimento degli interessi americani, è l’errore della nostra squalificata e incapace dirigenza: piccole figure al confronto dei giganti del 1962, tra cui ricordiamo anche Papa Giovanni XXIII e Giorgio La Pira.

Ricordo anche in proposito le parole della canzone “Redemption song” di Bob Marley: ”Per quanto ancora dovranno uccidere i nostri profeti?”.

Massimo Brundisini

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