Successi o immobilismo del governo Meloni?
Più che degli autoritarismi e dei nazionalismi o delle democrature il rischio immediato che corrono le democrazie liberali e specie l’ Italia è quello di un governo senza una vera opposizione. Una situazione de facto anche se non de jure. Ma comunque una situazione inquietante,
La differenza tra fatto e diritto è peraltro sempre più sottile nel mondo del tecnoliberismo dilagante. in cu è sempre più la tecnica che conforma il diritto entro la realtà modellata dalla virtualità dell’ Intelligenza Artificiale. E non viceversa.
In Italia abbiamo da un triennio il governo Meloni, che è un governo stabile , diremmo quasi “forte”, e che gode peraltro di appoggi e di riconoscimenti sinceri, anche se non ricambiati, da larga parte della grande stampa italiana, oltre che degli opinion-maker.
Qual è il segreto di tanta forza e stabilità di fronte alla scarsità dei risultati o ad un immobilismo, che è riconosciuta da tanti che pur apprezzano questo governo ? Per alcuni l’immobilismo è da ricondurre ad inspiegabile timidezza, come fa il prof. Ernesto Galli della Loggia, che ha scritto: “ non si capisce ad esempio perché un governo serio debba farsi ricattare da poche migliaia di balneari o di tassisti scalmanati”- ( Ernesto Galli Della Loggia, Corriere della Sera, 22 agosto 2025, “Non nascondere le difficoltà”).
Le cose sono un po’ più complicate, come si usa dire. Vi è chi ad esempio ha parlato di “valvole di sicurezza” e di una duplicità permanente nell’ operato governativo. A me pare che l’immobilismo nasca dal fatto che il governo viva entro una realtà virtuale e parallela, caratterizzata da un “pensiero per immagini”- quello a suo tempo descritto da Gustave Le Bon ne la Psicologia delle folle– che è estraneo alla argomentazione, che universalizza l’opinione e che segmenta e seleziona la realtà, rendendo superflua e impossibile ogni rappresentazione globale e rendendo inutile o sterile ogni confronto dialettico, ogni seria discussione sul merito delle questioni.
E’ un “pensiero per immagini” che consente di essere e di non essere, di fare e di non fare, di “fare un passo e di non fare alcun passo, di sopire e di troncare”, soprattutto di sopire, noi diremmo di “anestetizzare”, per ricorrere alle enunciazioni impareggiabili della straordinaria “arte volpina” esibita dal manzoniano conte-zio dei Promessi Sposi, che spiega le leggi che regolano le modalità delle sue azioni politiche.
L’immagine del populismo finanziario
Vediamo come funziona questa “anestesia” del pensiero. Partiamo dal populismo finanziario, indubbia specialità meloniana. Gli indicatori finanziari rispettati finalmente sono motivo di orgoglio! Nessun governo tecnico era mai riuscito a tanto, ricordiamo con pena le lacrime della povera Fornero che annunciava la cura di risanamento del governo Monti ! Un populismo finanziario funzionale perfettamente a compensare e a velare il tracollo economico italiano. Spread e deficit di bilancio oggi da noi vanno meglio che in Francia, sono indicatori al livello più basso di sempre, nessuna procedura di infrazione è alle viste nonostante il durissimo patto di stabilità che abbiamo approvato, tutto OK dunque. Siamo sulla strada dolorosa ma positiva della ripresa economica! Attireremo certamente investimenti e produrremo ricchezza, ci direbbe Von Hayek! Basta aspettare, non è chiaro quanto.
E’ necessario aver fede. Ma l’obiettivo conti in regola è raggiunto e tanto basta. E’ stato sufficiente astenersi dagli investimenti e dalle spese statali, dal debito cattivo ed anche dal debito buono, lasciar crollare stipendi salari e pensioni, ignorare qualche sentenza dei “soliti giudici” ( stavolta quelli della Corte Costituzionale) che imporrebbe allo Stato di non trattenere per qualche anno indebitamente le liquidazioni di fine servizio dei pubblici dipendenti, lasciar allungare le file ai pronto soccorso, lasciare che tanti Italiani rinuncino a curarsi o utilizzino il proprio risparmio bancario per le spese sanitarie, non fare nulla per bloccare la crescita del debito pubblico che, a differenza del deficit, sfonda sì nuove barriere ma è un problema del futuro lontano! . Semplice, no?
Il successo finanziario indiscutibile- ricordato con insistenza quasi servile dalla grancassa mediatica- è essenziale per nascondere il tracollo economico, che è verificabile nelle tasche degli italiani e nei loro conti bancari, che sopportano una “patrimoniale alla rovescia”, e quindi è invisibile sui media e nella stampa e non se ne parla nei dibattiti politici, concentrati sui noti grandi problemi politici: campo largo o campo stretto? Tenda riformista o Cinque stelle? Salario minimo o taglio del cuneo fiscale? .
Il populismo penale
Il populismo penale è poi un altro aspetto di questa realtà virtuale, fra i vari populismi che potremmo citare. Quello che più risponde alle pulsioni autoritarie diffuse. Populismo penale significa rigore estremo contro fatti ed azioni sgradevoli verso una parte politica, ma che non configurano reato, oppure moltiplicazione dei reati ( pene aggravate per femminicidio) per dimostrare che si combatte davvero quella criminalità e quel degrado che la gente vede con inquietudine diffondersi. Ciò che importa è qui combattere la percezione del pericolo. Se un fatto può generare “allarme e insicurezza” basta impedirlo, magari anche limitando le libertà personali. E’ essenziale, specie oggi, con le guerre in corso, che il cittadino si senta sicuro e dorma sogni tranquilli.
La salvaguardia della sicurezza percepita ( quella che conta, non quella effettiva!) sembra allora la motivazione principale per la quale l’autorità di ordine pubblico ha irrogato un DASPO TRIENNALE ad un cittadino che alla Versiliana di Marina di Pietrasanta ha manifestato in agosto contro il ministro Salvini con un paio di slogan pro Palestina ed una bandiera palestinese. Lo stesso potrebbe dirsi per la chiusura del Leoncavallo Milano. Bisogna combattere “allarme e insicurezza”.
Anche qui il populismo penale copre e nasconde il garantismo sfrenato che si adopera invece verso personaggi dotati di qualche potere di fronte a cui lo stato manifesta talvolta una impotenza al limite del grottesco. Il caso o il pasticcio Almasri ne è un esempio perfetto, un criminale ricercato da una Corte penale Internazionale, ma anche investito di forti anche se ambigui poteri di Stato in Libia, liberato e riaccompagnato a casa su un volo di stato italiano, dopo esser stato arrestato sul suolo italiano.
Garanzia verso i potenti dunque, coperta e compensata dalla durezza contro il piccolo crimine o spesso contro semplici fatti sgraditi al potere che nulla hanno a che fare con un reato. Anche qui una realtà virtuale serve soltanto a far svanire e dimenticare l’impotenza mostrata dalla realtà materiale.
La politica estera tra virtualità e realismo
Ma c’è un punto su cui Galli della Loggia ha entro certo limiti ragione. E’ la politica estera.
Qui i successi paiono incontestabili-
“Paradossalmente è stato nell’ambito attualmente più tormentato e difficile quello della politica estera che il governo ha saputo dare le migliori prove di sé. Senza dubbio per il ruolo centralissimo in questo ambito della Presidente del Consiglio” ( Corriere della Sera 22 agosto 2025).
Per un verso l’affermazione non è discutibile per il governo Meloni. Meglio in politica estera pur in un momento tormentato e difficile che in politica interna. Ma meglio perché? E meglio in che senso? Non ci sono atti, azioni, dichiarazioni, iniziative ( a parte oil Piano Mattei che pare una scatola ancora vuota, benché spesso esibita) di un qualche rilievo. Nulla oltre alcune parole su Gaza, nulla di nuovo sull’ Ucraina , sui dazi o su altro.
Tuttavia la presidente del Consiglio si è mossa con astuzia o se preferiamo con prudenza. Almeno non si è identificata con le iniziative avventuristiche dei “volenterosi” e cioè con le iniziative delle forze guida dell’’ UE che hanno messo in mostra l’evanescenza e l’insignificanza dell’ Europa di oggi, quella insignificanza o marginalità dell’ Europa-mercato che non riesce a fare integrazione politica denunciata apertamente da Mario Draghi a Rimini nell’intervento del 22 agosto.
La Presidente del Consiglio è stata realistica , non si è fata accecare da quell’arroganza di elites che non riescono a proporre una strada che salvaguardi l’ Europa ed il suo futuro dalla tenaglia Trump Putin che si sta stringendo attorno alla questione dell’’ Ucraina.
Ma in che senso questo si può davvero considerare un successo? Si può considerare un successo la proposta di usare l’art. 5 del trattato NATO per risolvere la questione ucraina ? La politica estera a differenza della politica interna può essere valutata solo sui tempi medi o sui tempi lunghi. E’ comunque molto improbabile che l’art. 5 possa svolgere un ruolo importante anche se indirettamente. Non somiglierà certamente all’ art. 38 che De Gasperi nel 1952 fece inserire nel trattato della CED e che cercava di avviare una struttura politica federale nell’ Europa dell’epoca. La CED come noto fallì per volontà francese, ma l’idea degasperiana lasciò un’impronta indelebile che forse potrebbe valere ancora oggi.
Se non questo, qual è allora il motivo del successo in politica estera? Ma è evidente. Sempre secondo il pensiero per immagini è il grande successo di una pura e semplice immagine. Essere seduti accanto a Trump nella situation room o nella Sala Ovale, mentre la Von der Leyen è seduta a distanza. è “immagine” di prestigio, di autorità , di potere, di influenza. Una Immagine ovviamente, non una realtà, ma tanto basta. E qui è vero forse Gentiloni e Conte non avrebbero mai avuto quel posto d’onore. Ma credo neppure Alcide De Gasperi.
L’ opposizione dentro la bolla virtuale
Al pensiero per immagini o per slogan non si può fare opposizione con altro pensiero per immagini. Sarebbe una opposizione replicante, non contestante. Una donna contro un’altra donna, il salario di cittadinanza contro lo stop agli immigranti. La sinistra o il centro che contestano il governo dovrebbero capirlo.
Questa opposizione di replicanti non incrocia mai la realtà effettuale. Alla propaganda fondata sulle immagini da “campo dei miracoli” del populismo finanziario non si può rispondere con la propaganda fondata magari sul reddito di cittadinanza.
Oggi peraltro gran parte della legislazione italiana è di provenienza UE, e Mario Draghi ha denunciato ancora una volta l’irrilevanza dell’ UE e la necessità e l’urgenza di cambiare l’ UE e di realizzare l’integrazione politica. Finché è possibile.
Qualche forza politica fa oggi i conti con questa realtà, con questa sfida esistenziale? E se non fa i conti con questo fa opposizione o fa soltanto tifoseria politica per la propria parte? Mi dispiacerebbe che fosse il solo Draghi a fare opposizione al degrado attuale. Una cosa è però certa, l’ “europeista coi piedi per terra” e senza retorica ha chiaro almeno che bisogna uscire dalla bolla virtuale che ci anestetizza, che tiene in vita un governo immobile, anzi i governi immobili, e che ostacola il vero cambiamento che italiani ed europei attendono.
Umberto Baldocchi