Alla fine, l’ex generale Vannacci ha passato il Rubicone. A lui il riferimento storico piacerà di sicuro. C’è da dire che la decisione è una delle tante cose misteriose che hanno influito, quale più e quale meno, sulle vicende politiche degli ultimi anni. Amori improvvisi seguiti da rotture non spiegate. Fino a questa del generale che parla di un mondo alla rovescia – in cui comunque egli sembra ritrovarcisi benissimo, come se fosse un politico scafato da lunga data – restava come più emblematica quella di Carlo Calenda con Emma Bonino e con il Pd, nonostante Enrico Letta, allora a capo del Nazareno, avesse loro promesso il 25% dei posti in lista. Per non farsi mancare niente, Calenda scelse poi di “fidanzarsi” con Matteo Renzi ed insieme, nonostante avessero quasi toccato il 9% alle politiche del 2022, finirono per sfasciare il Terzo Polo nonostante il fatto che, forse, da quelle elezioni in poi un qualcosa esso avrebbe pure potuto rappresentare.

La separazione dalla Lega da parte del focoso ex generale ha un qualcosa di simile per quanto riguarda il mistero e la mancata spiegazione di una rottura che giunge nel pieno del periodo elettorale già avviato in vista del ’27. O, almeno, ciò è quanto appare a noi profani. Brancolando nel buio, siamo persino costretti a chiederci se la decisione non possa essere fatta risalire più a vicende internazionali, a relazioni estere invece che ad un reale motivo di contenzioso nazionale di cui francamente – ma forse è una nostra carenza – non vediamo proprio le basi. Certo, c’erano state le frizioni con tanti leghisti – Zaia lo ha sempre considerato “un corpo estraneo – ma non con Salvini che dell’ex generale aveva fatto persino l’emblema massimo alle ultime europee. Cosa che ha portato Vannacci ad entrare al Parlamento di Strasburgo con ben 560 mila preferenze. Raccolte – è detto con il massimo rispetto – da un “quisque de populo” com’era in quel momento Vannacci noto solamente per il suo libro, appunto, “Il mondo al contrario”, per le sue beghe con l’Esercito – a seguito della pubblicazione di quell’opera letteraria – per la sua esaltazione della fascistissima X Mas e per l’ironia sui tratti poco italici della nostra campionissima di pallavolo Paolo Egonu da cui, comunque, si sentì rispondere a tono: che lui, invece, le ricordava il “kebabaro” sotto casa.

Insomma, tutto faceva pensare che, una volta arrivato a Strasburgo, Vannacci si adeguasse al livello suo di divulgatore di vecchie credenze nostalgiche. Invece, a dispetto dei convincimenti di Salvini – dal quale è sempre stato difeso, anche dopo il disastro elettorale delle regionali toscane dove l’ex generale ha fatto la fine di Pompeo, e non quella di Cesare, dopo aver passato l’Ombrone delle sue terre grossetane – lo riscopriamo addirittura a capo di un suo propri partito. Intenzionato a giocarsi in solitaria la carta della destra alla destra dell’estrema destra.

Questo sta facendo agitando la destra. Quella governativa, della Meloni, per intenderci. E lo confermano le male parole con cui il giovane rampante televisivo dei Fratelli d’Italia, e direttore scientifico della Fondazione Alleanza nazionale, Francesco Giubilei, se l’è presa perché Vannacci ha dato vita a “Futuro nazionale”. Lui, Giubilei, guida l’Associazione “Nazione futura”. Ed è così giunto fino a disturbare l’ente europeo che gestisce i marchi – ormai anche la politica è un grande agone commerciale – perché al generale non concedano la registrazione di una dicitura considerata ingannevole. Ma il vero pericolo non è costituito dalla nascita di un’altra delle tante associazioni in orbita nel mondo della destra neo fascista, post fascista o, addirittura, fascista tout court, bensì dall’arrivo di un terzo partito di estrema destra, persino collegato a Casa Pound. E Giubilei lo rivela papale papale quando lancia l’anatema contro Vannacci perché così facendo – egli sostiene – favorirà la sinistra alle prossime elezioni.

Il litigio tra i due ha anche un qualcosa di ancestrale perché riguarda chi sia il più rappresentativo di una memoria, quella fascista. Il “mene frego” con cui Vannacci ha risposto al giovane astro nascente del mondo meloniano non è stato gradito. Giudicato quasi come un’usurpazione, un millantato credito così bollato dal Giubilei: ” si è appropriato (sic!) dello slogan “me ne frego” degli Arditi e di D’Annunzio”. La rivendicazione di una eredità. Il rimprovero vero rivolto a Vannacci, però, va al sodo, riguarda il rischio che porti via voti. Il suo “antigovernismo” rischia di danneggiare la Meloni.

Questa impronta antigovernativa del Vannacci sembra confermare che il tutto, ma ce lo dirà meglio il futuro, potrebbe collocarsi all’interno dei sommovimenti che le vicende internazionali – in particolare la radicalizzazione mondiale imposta da Trump – stanno provocando un po’ dappertutto. Agli inizi sembrava che il fronte fosse compatto da Orban, ai Vox spagnoli, alla Le Pen in Francia, alla Meloni e a Salvini in Italia. Poi, invece, i sovranisti stanno finendo per combattersi fra di loro. Sull’Ucraina, ad esempio, solo il forte collante del Governo tiene insieme il putiniano Salvini con la Meloni che Putin non può amare più come, invece, fu ai tempi in cui, nel 2015, subito dopo l’annessione della Crimea, chiedeva la fine delle sanzioni contro Mosca.

E c’è sempre chi vuole fare il più sovranista dell’altro … Qualche giorno fa uno dei massimi teorici del sovranismo americano e mondiale, Steve Bannon, non a caso aveva ripudiato Giorgia Meloni diventata – udite, udite- globalista e non più sovranista (CLICCA QUI). Eh sì, il mondo è finito proprio al contrario, anche per la grande confusione che regna sotto il cielo della destra.

About Author