Pur rientrando tra i dati positivi dell’attuale congiuntura , la crescita dell’occupazione nei servizi interni innesca qualche riflessione sul modello di sviluppo, vista la concomitante ridotta capacità di potere reale delle retribuzioni dei lavoratori, soprattutto dipendenti. Nel numero 2/25 della rivista “il Mulino “, si propone una politica economica che dovrebbe cercare la crescita “ più nella domanda interna che nelle esportazioni”. La proposta riprende temi trattati alla fine degli anni sessanta/settanta; in particolare dagli economisti che facevano capo al prof Augusto Graziani dell’Università di Napoli. Specificatamente, veniva negata la validità sul piano sociale del modello Einaudi, impiegato nella ricostruzione post-bellica , modello che , tra l’altro, conteneva il livello sia del costo del lavoro e sia della spesa sociale. Gli studiosi napoletani denunciavano, inoltre, la modesta qualità dei servizi pubblici.

Gli studi econometrici, che ,allora, ne seguirono ,evidenziarono la debolezza quantitativa  della domanda interna anche nelle sue potenzialità di sviluppo futuro (elettronica); e l’indispensabilità dell’export per raggiungere livelli di Pil, anche se contenuti, in grado di soddisfare le attese sociali.

Queste conclusioni condizionarono le scelte di programmazione economica e quelle ,poi, degli anni ottanta, a favore di un risorto neo-liberismo economico, mettendo in sordina il tema del ruolo della domanda interna.

Inoltre, il divorzio tra la Banca d’Italia e il Tesoro, voluto dal   ministro Beniamino Andreatta( anni settanta), delegò il finanziamento della spesa pubblica principalmente al mercato internazionale, determinando una limitazione strutturale all’autonomia delle decisioni governative italiane. È stato il segno evidente di una forte sfiducia nei partiti italiani da parte della dirigenza della DC.

La dipendenza dalla finanza internazionale si è rivelata un freno all’espansione virtuosa della domanda interna, con una particolare penalizzazione dei servizi pubblici ; la dipendenza dall’estero è tuttora presente. Il vincolo estero , infatti, obbliga alla raccolta delle risorse necessarie per finanziare il debito pubblico mediante lo sviluppo delle esportazioni, che generano moneta pregiata.

Va evidenziato che la dinamica della domanda disaggregata, analizzata nei primi mesi della congiuntura economica ’25, presenta un dato occupazionale interessante, da non sottovalutare. È l’incremento degli addetti nel comparto dei servizi: è l’effetto di una crescita del volume complessivo della domanda interna ;in particolare, è in atto una crescita della domanda di servizi , che incorporano componenti digitali in numero crescente. È questo un aspetto molto innovativo; tuttavia, il valore aggiunto di questi servizi è relativamente basso, così da giustificare il modesto costo del lavoro. Ne consegue, anche, il dato di una bassa produttività, inferiore a quella dell’industria, (dati Istat ).

Si può invertire questo trend con una  politica di marketing innovativa. Si pensi, come esempio, ai servizi turistici: in questo caso si può essere direttamente presenti  nei mercati dei paesi più evoluti, commercializzando“ in loco” la bellezza artistica, la cultura plurisecolare, un ambiente affascinante; beni unici dell’Italia. Si  può realizzare una delocalizzazione digitale del “mercato interno” dei servizi turistici, consentendone l’accesso  sul posto di residenza. Una traslazione che accresce il valore dell’offerta immateriale dei beni culturali e artistici italiani. È un esempio, è un’idea per dire che la crescita del contenuto tecnologico dei servizi e l’ampliamento digitale del mercato degli utilizzatori possono consentire aumenti del valore aggiunto dei servizi interni; e, di conseguenza, produrre l’effetto di un aumento delle retribuzioni, così da lasciare alle spalle i processi ad alta intensità di lavoro.

Dunque, può essere, così, avviato un ragionamento per consentire il superamento dell’antitesi tra domanda interna da un lato, e, dall’altro, le esportazioni di manufatti. Il confronto tra tesi diverse sul modello di sviluppo non ha la sua centralità sull’individuazione del punto di epicentro tra domanda interna ed export; ci sembra più opportuno riflettere sulle vie che possono favorire una trasformazione dell’attuale modello. Su questo tema, “Politica Insieme” ha pubblicato significativi contributi.

Roberto Pertile

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