All’unisono, Israele e Iran festeggiano per la vittoria. Trump si sente il trionfatore assoluto. Già abbiamo accennato ai “misteri” che rimangono a conclusione di quella che si può definire una strana guerra. Viste le troppe cose lasciate in sospeso improvvisamente (CLICCA QUI).

In ogni caso, dobbiamo augurarci che qualcuno non voglia riprovarci, come accaduto due volte con l’Iraq di Saddam Hussein e la Libia di Gheddafi.

In realtà, nessuno ha da festeggiare niente se non uno scampato pericolo.

L’Iran ha subito importanti decapitazioni dei propri vertici tra militari e scienziati atomici, oltre che viste dimostrate una certa vulnerabilità e come il Mossad israeliano riesca ad operare sul territorio rivale.

Israele non ha mai subito bombardamenti del genere. E c’è da pensare che, senza le capacità d’intercettazioni americane, e il fuoco contraereo Giordano ed altri Paesi arabi nei cui cieli viaggiavano i missili di Teheran, i danni e le perdite umane sarebbero state persino maggiori.

Il futuro ci dirà se quella di Trump è stata vera gloria. Non solo perché già sono state smentite, e da parte degli stessi servizi americani, le effettive conseguenze dei bombardamenti con cui è stata usata la cosiddetta “super bomba”. Non basta, infatti, fermare un conflitto del genere – comunque cosa lodevole- se emerge la mancanza di una visione d’insieme in uno scacchiere tanto rilevante com’è il Medio Oriente. E a questo proposito non si può non notare come il conflitto sia finito non appena Teheran ha condotto il “simbolico” attacco alla base Usa del Qatar. Simbolico, ma dal deterrente altissimo soprattutto verso le monarchie petrolifere del Golfo, alleate degli americani.

Malissimo ne escono i leader europei che hanno ancora confermato tutti i loro limiti. Non riescono proprio a trasformare in carta politica la loro potenza economica e, dunque, a sapere mettere in campo capacità di agire sia su Trump, sia su Israele, ma alla fine anche sull’Iran e dei suoi sponsor, soprattutto, i cinesi.

Come continuiamo a ripetere sin dall’invasione russa dell’Ucraina, e la successiva guerra di sterminio a Gaza, perde soprattutto il Diritto internazionale ed è del tutto cancellata la funzione dell’Onu. Anche se c’è chi se ne disinteressa – e a questo riguardo non si può non registrare un atteggiamento di quiescienza anche da parte del nostro Governo – dobbiamo giudicare questa una delle sconfitte più gravi per il mondo intero.

La Nato in Olanda può anche pensare di aver raggiunto chissà quale risultato con la decisione di far crescere le proprie spese militari. Ieri abbiamo dimostrato con cifre alla mano come un’idea simile possa essere valutata del tutto inutile CLICCA QUI). E concepibile solo da chi, rifugiandosi nella “coperta di Linus” delle armi,  evita di affrontare i nodi storici e politici che stanno alla base- e fino a quando non vi sarà posto rimedio sempre lì resteranno– di un conflitto che dura da troppo tempo.

Uno di questi, infatti, lo ha ricordato ieri il cardinale Pizzaballa, è quello della questione palestinese, e quindi non solo di Gaza (CLICCA QUI), destinata a restare pietra d’inciampo e caso di coscienza per l’Occidente.

Giancarlo Infante 

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