Ci sono a volte sui giornali delle notiziole, dei trafiletti, magari con la ripresa di interventi e dichiarazioni  che si presentano davvero come marginali. Ma lo sono davvero? O sono lasciati cadere lì, quasi per caso, ma volutamente per inviare un messaggio. Non le leggono i più, ma chi deve …sì.

Interventi che fanno riflettere come quello che siamo riusciti a leggere solo sul giornale di Hong Kong, South China Morning Post, che ha ripreso talune affermazioni dell’ambasciatore statunitense Tom Barrack nel corso di un forum internazionale a Doha, in Qatar. Barack, sempre stato considerato molto vicino a Donald Trump – che lo ha nominato rappresentante degli Stati Uniti in Turchia ed inviato speciale per la Siria – ha sostenuto che le “monarchie benevole” potrebbero essere la forma di governo più efficace per il Medio Oriente, aggiungendo che Israele non è una democrazia.

“Le sue osservazioni – ha commentato il giornale di Hong Kong – sono state probabilmente accolte con favore in alcune parti della regione, ma probabilmente meno bene dai media statunitensi e occidentali, che si considerano quasi i guardiani della corretta opinione pubblica mondiale. Barrack stava solo affermando la realtà politica sul campo. Ricordate l’ultima volta che gli Stati Uniti hanno dichiarato di voler portare la democrazia nella regione, invadendo l’Iraq e rovesciando Muammar Gheddafi in Libia? Bene, come è andata a finire?”.

Ma il bello deve ancora venire perché l’ambasciatore statunitense, senza tati giri di parole, si è chiesto subito dopo se “il mondo sarebbe un posto più sicuro se a Washington fossero al comando generali e ammiragli del Pentagono, invece di qualcuno capriccioso come il presidente Donald Trump e incompetente come il suo segretario alla Difesa Pete Hegseth, ex co-conduttore di Fox News TV? Ammetto che non farebbe bene alla “democrazia” americana, per quella che è, o forse sì?”.

Non è cosa di poco conto se si considera che l’Ambasciatore Barack ha alle spalle una lunga storia legale e politica cominciata come giovane associato nello studio di Richard Nixon, già Vicepresidente di Eisenhower e, poi, Presidente, egli stesso, dopo J.F. Kennedy. Un repubblicano, dunque, della vecchia guardia della quale si sa che ha sempre subito Trump, da quegli ambienti molto poco gradito.

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