I paesi del G 7 si sono impegnati a ridurre il riscaldamento globale di almeno 1,5° attraverso la riduzione delle emissioni prodotte a seguito dell’utilizzazione del carbone. Un obiettivo da raggiungere entro il 2030. C’è da chiedersi quanto si tratti di un piano ambizioso, anche in considerazione del fatto che nonostante precedenti impegni assunti in materia hanno poi finito per non avere un gran seguito.

C’è da considerare che se davvero si vuole mantenere l’impegno in termini così stretti, si tratterebbe di soli nove anni, vuol dire che non ci sarà molto tempo da perdere. Inoltre, va da sé la riflessione che se è vero quanto conti l’inquinamento provocato dai paesi più ricchi al mondo, quelli del G7 appunto, resta una amplissima zona del mondo dove, proprio a causa del sottosviluppo, o di un lo sviluppo di minor qualità e sostanza, si continuerà a bruciare non solo carbone, ma anche legna, oltre che petrolio.

Il Giappone fino alla fine ha cercato di resistere perché con la Cina e la Corea del sud, è uno dei principali finanziatori dell’industria che utilizza carbone e i timori delle autorità di Tokyo sono quelli che la Cina utilizzi lo stop deciso dal G7 per sviluppare e finire per monopolizzare il sistema di finanziamento di produzioni basate sull’uso di fossili carboniferi da parte dei paesi meno sviluppati e che non hanno i mezzi per utilizzare impianti meno inquinanti.

La decisione del G7 segna un’inversione di tendenza dopo che negli ultimi anni si era andati nella direzione di incrementare, addirittura, le produzioni a carbone considerate le più grandi responsabili dell’innalzamento generale delle temperature e, quindi, dei cambiamenti climatici. In questo senso, il mutamento di posizione più clamorosa è quella degli Stati Uniti che, abbandonando in materia la linea tenacemente perseguita durante la presidenza di Donald Trump, si è presentata alla riunione del G7 con John Kerry, l’inviato statunitense per il clima, il quale ha ribadito la volontà dell’America di eliminare gradualmente l’energia alimentata a carbone.

Kerry ha così confermato l’impegno Usa a partecipare alla riduzione della temperatura globale nel corso di questo decennio dimezzando le emissioni nell’atmosfera entro il 2030 e il loro totale azzeramento entro i venti aanni successivi.