La politica e i cittadini

Angela Merkel, a commento delle elezioni in Sassonia, invita a riportare la politica ad un contatto diretto, personale, coinvolgente con i cittadini e con la fisicità dei territori in cui vivono.

Parlarsi davvero, guardarsi negli occhi, argomentare dal vivo, non cedere, in modo acritico, alla virtualità pallida dello schermo.

I “social” sono oggi uno strumento necessario, anzi indispensabile, ma, nel contempo, dobbiamo renderci conto di quanto impoveriscano, pur allargandone lo spettro, la comunicazione. Infatti, quanto più è vasta la platea cui si rivolgono, tanto più è necessariamente impersonale il loro messaggio.

La comunicazione non è solo lessico, grammatica e sintassi, ma intonazione della voce, prosodia, gesti e posture che fanno parlare il corpo, ammiccamenti e sguardi, mimica facciale ed emozioni che vi si riflettono e mettono a prova l’empatia, l’accavallarsi delle voci, le reciproche interruzioni, il coinvolgimento personale, l’accalorarsi che accompagna le parole e fa sobbalzare la loro nuda sequenza. Tutto quello che mette insieme la mente ed il cuore, l’anima ed il corpo.

Il territorio e la comunicazione

AfD, come la Lega a suo tempo ed i grandi partiti storici della “prima repubblica”, hanno lavorato sul territorio. Non so se esistano ricerche scientifiche in proposito, ma mi chiedo: la comunicazione via social accende o spegne i “neuroni specchio”?

La comunicazione è “incarnata”. Non sta là fuori in uno spazio senza limiti, né confini, attraversato da nuvole di elettroni che sciamano nell’etere. È “intersoggettività”, quel luogo magico in cui le persone, incontrandosi l’una di fronte all’altra, si affermano come tali. Consiglio la lettura del libro: “Il Sé digitale. Dai neuroni specchio alla mediazione tecnologica” del Prof. Vittorio Gallese, uno dei protagonisti, a Parma, nel laboratorio di Giacomo Rizzolati, della scoperta dei “neuroni specchio”.

Discute, appunto, se e come sia possibile salvaguardare la forza viva del rapporto interpersonale anche nel tempo del digitale, assorbendolo, appunto, nella fisicità delle persone.

Partecipazione e propaganda

La partecipazione democratica, il “prendere parte” si dà solo nella cornice di questo reciproco riconoscersi parte attiva del discorso pubblico. Secondo una personale capacità di giudizio che va coltivata quotidianamente per non soggiacere alle facili suggestioni di un pensiero di massa, cui i social, se mal condotti, si prestano volentieri. In tal caso, non di partecipazione e coinvolgimento critico, non di responsabilizzazione personale si tratta, bensì si scivola nella propaganda. Si mettono sul mercato e si commercializzano, come ogni altro bene di consumo, pacchetti pre-confezionati di contenuti, di progetti, di visioni vere o presunte che scivolano via senza lasciare traccia. Anche questa inerzia dello spirito concorre ad impoverire la politica e la stessa democrazia?

Domenico Galbiati

 

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