Uno dei peggiori esempi nell’ambito delle tante attività è il kick boxing, manco a dirlo nato e cresciuto negli U.S.A., tra i più violenti sport (?), guarda caso il preferito dal pazzoide presidente che fu, un po’ follemente candidato dall’Italietta servile a Premio Nobel per la pace – va ricordato che da quando lo stesso risiede nella Studio ovale le guerre sono aumentate e la durata di quella russo/ucraina ha, ormai, ahimè, superato quella della I guerra mondiale).

Tuttavia, è il calcio che ci interessa di più, da sempre il nostro sport nazionale per eccellenza, quello che preoccupa e ci denigra, non solo e non tanto per gli scarsi(ssimi) risultati in campo internazionale, quanto per una serie di valide ragioni: a) reati tributari e violazioni legislative del diritto societario da parte di alcuni tra i maggiori club;

b) strapotere degli agenti o procuratori, nonché prevalenza dei calciatori stranieri rispetto ai nostri;

c) violenza diffusa, gratuita ed estrema delle tifoserie, nonostante il costante, massimo dispiegamento di forze dell’ordine di ogni specie;

d) violenza, maleducazione e carenza di etica dei giocatori, tanto più se si tratta di professionisti;

e) corruttibilità, scommesse clandestine o autorizzate, ecc.

Siffatto quadro induce, razionalmente, a giudicare molto negativamente il mondo del calcio ed a rigettarlo in molti casi, essendo in buona sostanza amorale e sregolato. Ed in effetti lo è, se si pensa al fatt(accio) per cui, a giorni, potremmo ritrovarci come C.T. della nazionale colui che tradì la maglia azzurra, gloriosa, e la bandiera tricolore, dicasi Mancini, preferendo andare ad arricchirsi grazie al potere economico degli sceicchi. Bell’esempio di governance dello sport da mostrare alle giovani generazioni!

In merito alla menzionata lett. a) abbiamo potuto constatare quanto commesso dalla soc. Juve negli anni scorsi (falso in bilancio) o dal Milan, sempre in materia di normativa societaria.

L’industria calcistica sta, in pratica, superando ogni, immaginaria previsione a carattere finanziario, sì che il “dio mammona” domina, oggidì, su tutto indiscriminatamente, andando a braccetto con il fanatismo e l’esaltazione più violenta e smisurata delle curve di pseudo tifosi, addirittura vigilati o monitorati dalle organizzazioni criminali.

Episodi di pessima educazione e assoluta carenza di fair play o lealtà sportiva. Oltre alla squallida, stupida abitudine di gettare la maglia per terra dopo aver segnato un gol – anche offensiva verso il club di appartenenza : Acerbi dell’Inter che si rifiutò di aderire alla convocazione in nazionale, mentre Bastoni gioiva, avvalendosi del provvedimento disciplinare comminato al suo diretto avversario a causa di un fallo inesistente!

Alla luce di una serie di fattispecie illecite o immorali, nonché del fenomeno del doping, sempre in agguato; ma, anche per garantire ogni, possibile integrazione delle persone diversamente abili, degli sportivi di colore, nel rispetto delle regole educative e civiche sin dalla frequenza nelle scuole sportive per i minori, sarebbe necessario puntare all’istituzione di un Osservatorio indipendente, composto per effetto di una procedura di nomina parlamentare da personalità indiscusse, già campioni sportivi ed olimpici (Panatta, Masala, Rivera, Tardelli, S. Simeoni, ecc.), con la competenza di monitorare, vigilare sul mondo dello sport e, quindi, adottare direttive volte a restituire, nei comportamenti in campo e nella vita, i valori fondamentali che ispirarono il brocardo romano, “mens sana in corpore sano”.

Concludo con un doveroso, sincero omaggio al mio, compiantissimo amico, Pietro P. Mennea che fu tra i primi politici a livello mondiale (non a caso, non smentendosi …) ad occuparsi della regolamentazione e disciplina del fenomeno doping nel Parlamento europeo, trattandosi di un cancro in un corpo sano che minaccia, costantemente e spesso impunemente, la credibilità dell’attività agonistica.

Michele Marino

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