La mattina presto ed in genere è l’alba, sorseggio due tazzine di caffè dalla mia moka e leggo i giornali dal mio iPad. E’ ormi un’abitudine che non può mancare. Leggo e rifletto e cerco di isolare da quanto di contrapposto da diversi fronti si legge, se esiste una base comune condivisibile, ma è raro.

Ormai il dilagante populismo ed i volti noti da anni nell’attuale politica, mi portano a non riuscire più a concentrarmi, a condividere, ad appassionarmi ad un pensiero che si ripete su giornali, su social, su trasmissioni televisive in interviste o talk show.

Ma cosa cerco allora? Cerco di imparare a discernere, cerco di capire cosa in realtà mi attendo ed insieme a me si attendono coloro che oggi non credono più alla politica, coloro che soffrono di reali problemi e si rendono conto, di non potere contare nella contingenza se non sulle proprie capacità, viste le promesse pubbliche di intervento, di assistenza del nostro Governo che si ripetono sempre, che creano aspettative, ma che subito si rivelano essere spesso vane ed inaffidabili oltre che a non permettere alcuna pianificazione finanziaria per imprese, professionisti e famiglie.

Capisco che devo rimboccarmi le maniche, è necessario un rinascimento che ci coinvolga di persona in una ricostruzione di una stabilità di prospettive, dove prevalgano solidarietà, valori condivisibili, altruismo, oltre ovviamente alle necessarie attenzioni verso una società che premi capacità, impegno, di giovani, meno giovani ed anziani con le loro esperienze.

Siamo noi a dover smettere di criticare e invece a doverci allenare per dare alla società il nostro contributo, mettendoci il nostro volto responsabile.

Non esiste, destra, sinistra, centro, ma esiste costruzione attiva, personale, al di là di centri di interesse per pochi,  dove la progettualità porta a concrete soluzioni, che nascono da confronti esperti di chi è attivamente presente.

La proposta concreta che supera e sostituisce la critica. L’impegno personale che sostituisce in noi come stimolo la rinuncia, l’assenteismo, la sfiducia.

Inutile riferirsi a modelli del passato, a modelli di quella politica che ci ha allontanati.

Inutile riferirsi ad una storia più o meno recente, se essa fotografa la distanza tra Politica ed i reali problemi. Non contano più i volti di chi sa usare le regole della comunicazione come nel mondo del marketing, o come manipolazione del pensiero, al di là della realtà, dove le parole dette, sono spesso applicate in senso opposto al predicato.

Conta ricostruire da capo, semplicemente da capo, con il nuovo impegno di tante persone preparate che ricostruiscano dalle basi sociali le fondamenta di una solidarietà e crescita bilanciata comune. Crescita che punti sul coinvolgimento esteso nel dare prima che nel pretendere, per poi coltivare ed attendere i frutti da consumare insieme.

Solo questa visione può attirare alla comune costruzione o ricostruzione e ad un rinascimento anche morale.

Ricordo da universitario pieno di progetti per la vita, un’esperienza coinvolgente: gli Universitari Costruttori, che insieme con gioia, mani e testa, davano corpo a progetti che si realizzavano tra canti, gioventù e disponibilità. Lo si faceva come universitari, ma tra noi anche i docenti, gli assistenti, qualche professionista o genitore, tutti concretamente insieme, organizzati nel dare.

Era un‘esperienza come probabilmente diverse, nate dalla proposta a Padova di un sacerdote Gesuita, padre Ciman, docente Universitario. Proposta ed esperienza di qualità e di impegno comune, per risultati.

Attorno a questo mondo nacque anche dietro esempio e stimolo del mio docente di Economia Politica Angelo Ferro, che coinvolgeva i suoi studenti nei suoi cicli di conferenze, un altro progetto, culminato in un’Opera grandiosa, stimata per la grandezza della sua costruzione economico-finanziaria, sostenuta da un pensiero sociale importante che coinvolse, nelle diverse realizzazioni nel territorio veneto la Fondazione OIC opera immacolata concezione. Venne coinvolto dietro ai principi della dottrina sociale della Chiesa, un mondo di operatori stake holder, nel mondo dell’economia, della finanza, del sociale in ciò che divenne un modello di riferimento mondiale, come risposta a gravi problemi di assistenza a malati terminali, ad anziani, scuola di formazione per assistenza sanitaria a valenza mondiale.

L’entusiasmo di modelli che diventavano operativi coinvolgendo e trascinando un fiore di positività e di risorse umane e non solo.

Questo cerco ora di rappresentare nel mio piccolo, insieme in Politica Insieme e in ciò che insieme desideriamo costruire in un nuovo percorso comune.

Alberto Berger

 

Immagine utilizzata: Pixabay