La Stampa di Torino ha pubblicato una sintesi della nuova lettera che il cardinale Matteo Zuppi, Presidente della Cei, ha scritto alla Costituzione. Stranamente il quotidiano della città più sabauda d’Italia non ricorda la contemporaneità con il 20 settembre. Il giorno in cui i bersaglieri italiani presero Roma e, con la Breccia di Porta Pia, misero fine allo Stato Pontificio. Una data lasciata, comunque, sotto un pressoché generale silenzio.

Sarà perché da allora molta acqua è passata sotto i ponti. E ciò vale anche per il Tevere che lambisce il colle Vaticano. Quel Tevere che già Spadolini notò essersi fatto più stretto visto come sono andate poi evolvendo la storia d’Italia e le relazioni tra Stato e Chiesa.

Ma a parte queste reminiscenze, è interessante notare come la Stampa dia rilievo all’aggiornamento delle lettera del cardinale, già pubblicata nel gennaio del 2021 (CLICCA QUI), con un aggiornamento inserito in un libro che fa seguito ad una lezione dell’ex Presidente della Corte costituzionale, Valerio Onida, scomparso nel maggio di quest’anno.

Il Cardinale Zuppi, proseguendo con la sua formula colloquiale con la nostra Carta fondativa le chiede aiuto dicendo: “Ti voglio chiedere aiuto, perché siamo in un momento difficile e quando l’Italia, la nostra patria, ha
problemi, sento che abbiamo bisogno di te per ricordare da dove veniamo e per scegliere da che parte andare”. E aggiunge, in sintonia con il titolo che è stato dato al suo intervento, “Seguiamo l’esempio dei padri costituenti
distanti ma uniti nel ricostruire il Paese “: “Quando penso a come ti hanno voluta, mi commuovo, perché i padri costituenti sono stati proprio bravi! Erano diversissimi, avversari, con idee molto distanti, eppure si misero d’accordo su quello che conta e su cui tutti – tutti – volevano costruire il nostro Paese”.