Tra due settimane le consultazioni regionali in Veneto, Campania e Puglia rappresenteranno – per la verita l’anno prossimo vi saranno anche importanti elezioni amministrative locali, cominciando da Roma e da Milano – l’ultimo test significativo prima della fine della legislatura. E, ad un tempo, segneranno l’avvio di una campagna elettorale – che, in effetti, da noi è pressoché permanente – in vista, appunto, delle politiche 2027.
Appuntamento di grande rilievo. Si potrebbe dire – senza nulla concedere all’enfasi ed alla retorica – “momento della verità” per il nostro Paese, dato che gli elettori saranno chiamati a dirimere un nodo in cui tematiche nazionali, europee ed internazionali si intrecciano , si sovrappongono e si condizionano a vicenda.
Ci si dovrebbe preoccupare, anzitutto, di riportare gli italiani alle urne, evitando che indirizzi di fondo che, con ogni probabilità, orienteranno la vita dell’Italia per una lunga stagione, gravino sulle spalle della metà del Paese o addirittura meno. Si tratta di una responsabilità che ogni forza dovrebbe sentire viva ed alla quale corrispondere, anzitutto, mostrandomi agli elettori, schiettamente, in ragione, ciascuna, della propria fisionomia ideale.
Nella nostra tradizione, le forze politiche – grandi o piccole che siano – non sono “comitati elettorali” che, di volta in volta, rispondono pragmaticamente, alla questione del momento, bensì rappresentano la declinazione in chiave politica del retroterra culturale di ognuna. Ed, a dispetto dei benpensanti che semplicisticamente ritengono sia tutto risolvibile sul piano empirico, questo particolare carattere è un tratto importante del nostro sistema e non va smarrito.
La partecipazione democratica alla vita del Paese, è vera e corrisponde alla maturazione autentica del proprio diritto di cittadinanza, non quando si sparpaglia qua e là, secondo questa o quella opportunità contingente, bensì quando si esprime secondo una coerenza che, per ciascuno, corrisponda al giudizio critico, all’ autonomia di pensiero, alla fede, laica o religiosa che sia, secondo la quale orienta la propria vita. Questo significa che, poiché le alleanze tra forze differenti, sono necessarie, devono assumere il carattere della “coalizione”, evitando fusioni o sincretismi nelle cui pieghe ricercare un’opportunità di potere piuttosto che un motivo di chiarificazione del momento politico e delle responsabilità personali e collettive che ne derivano.
Per quanto ci riguarda come partito -cioè comunità collegiale e propriamente politica che non teme di “prendere parte”, anche nel cuore delle situazioni più controverse – INSIEME e nato nel segno dell’autonomia di contenuti programmatici e di schieramento, nei confronti sia della destra che della sinistra. Secondo un indirizzo fondativo di ispirazione cristiana che, per noi, non è un omaggio formale alla nostra storia, ma l’indicazione di categorie interpretative e criteri d’azione che consentano ai credenti di essere, del tutto laicamente, soggetti pubblicamente attivi sul piano storico.
“Autonomia” non significa né autorefenzialità né indifferenza ad un contesto politico che oggi esige, per un verso che l’ Italia sia sottratta all’egemonia della destra e, per altro verso, fuoriesca alla gabbia bipolare e si incammini verso un sistema politico che sia in grado di dare piena rappresentanza al pluralismo sociale, culturale e politico di cui l’Italia è ricca. Quando parliamo di “identità”, in nessun modo accenniamo ad una postura venata da integrismo, ma piuttosto ne affermiamo il carattere dialogico e la capacità di attenzione e di ascolto, secondo un costume di umiltà. Che non vuol dire assumere pose untuose, bensì essere consapevoli della distanza che corre tra le risorse, cominciando da quelle intellettuali, di cui si dispone e l’altezza del compito cui attendere.
Occorre procedere con la necessaria prudenza, verificando il cammino un passo dopo l’altro, pur senza distrazioni o colpevoli ritardi.
Domenico Galbiati