Il mondo intero è rimasto attonito di fronte all’immagine del soldato israeliano che ha fatto scempio e distrutto una statua di Cristo. Un gesto che la dice lungo sullo spirito che anima molti di questi soldati d’Israele pienamente partecipi di quella che, anche su queste pagine, è stata definita una guerra di religione.
Che il Primo ministro Natanyahu sia corso a condannare il gesto e a promettere un’indagine rigorosa ci scalda molto poco. Tentativo di non urtare ulteriormente quei cristiani di America che abbiamo scoperto essere i principali sostenitori dello Stato ebraico nelle guerre in cui l’ha cacciato il governo più intollerante e più razzista che Israele abbia mai avuto. Ma anche tra di loro serpeggiano adesso dubbi e contrarietà.
Certo, è bene, che si conduca l’indagine e si scopra chi sia il responsabile di un gesto tanto insensato, quanto inutile e contro producente. A noi, però, interessa anche quella immagine di Cristo colpita nelle centinaia di migliaia di vittime, tra morti e feriti, di Gaza. Perseguitata in Cisgiordania. Bombardata e sfigurata in Libano dove i fedeli di tutte le religioni sono colpiti nelle campagne e nelle città,senza pietà e rispetto per i civili. Si tratta di un numero enorme di “Cristo” di cui è stato fatto scempio.
Limitarsi a condannare il gesto di un soldato, magari vittima egli stesso di un senso di odio molto più diffuso nei confronti del resto del genere umano che non fa parte del proprio gruppo, è troppo facile e fa parte solo di una strategia per rimediare ad un colpo all’immagine di quella che per decenni ci è stata dipinta come l’unica democrazia del Medioriente. ma che oggi ha smarrito completamente la via. ![]()