Durante  l’incontro organizzato da INSIEME il 10 marzo 2026 sul nuovo sistema elettorale  è  stato ribadito il giudizio negativo  sui sistemi elettorali di tipo maggioritario per l’elezione del corpo legislativo (Parlamento) ed è stata  evidenziata la necessità che  anche dal basso si facciano delle proposte che risolvano questo dilemma  storico.  Quella di seguito  è la formalizzazione di una prima proposta  che raccoglie spunti nati nelle discussioni di  INSIEME 

In Italia abbiamo vissuto per decenni dentro un paradosso: o governi fragili che cadono ogni due anni, o tentativi di concentrare il potere in un solo leader, caricando i cittadini di una responsabilità enorme con un solo voto ogni cinque anni. È un equilibrio impossibile. E infatti non ha mai funzionato.

La riforma che proponiamo nasce da un’idea semplice: un Parlamento che rappresenta tutti, un governo che dura cinque anni, nessun uomo solo al comando, nessun partitino con il veto. È una frase che contiene tutto: la rappresentanza, la stabilità, la responsabilità. Perché la democrazia non è scegliere un capo e sperare che vada bene. La democrazia è un sistema che funziona anche quando le persone non sono d’accordo.

E allora serve ribadire  una verità che spesso si dimentica: non possiamo caricare i cittadini di una responsabilità senza reti, con un solo voto ogni 5 anni. I Parlamenti esistono per discutere, per correggersi, per trovare soluzioni tra centinaia di persone serie che possono interagire e votare molte volte, non una sola.

Questa è la differenza tra una democrazia matura e un reality show politico. E tutti gli esperti di diritto costituzionale lo sanno:un Parlamento deve essere il più rappresentativo possibile. È improprio – e pericoloso – usare la legge elettorale per compensare le mancanze di stabilità del sistema.

Quando si usa la legge elettorale per “fabbricare” maggioranze artificiali, si crea instabilità, non stabilità. Si crea conflitto, non cooperazione. Si crea delegittimazione, non fiducia.

Questa  proposta fa l’opposto: non manipola la rappresentanza, ma costruisce la stabilità attraverso regole istituzionali più robuste rispetto ad eventi imprevedibili. Ecco perché diciamo: più democrazia, meno caos derivato dal caso. Più democrazia perché il Parlamento resta proporzionale. Meno caos perché il governo non può essere ricattato da chi ha il 2% dei voti. Più democrazia perché tutti entrano con il 3%. Meno caos perché per far cadere un governo serve una vera alternativa, non un capriccio.

È un sistema che non chiede ai cittadini di “scommettere” su un uomo solo. Chiede invece alla politica di fare il suo mestiere: discutere, mediare, decidere.

DESCRIZIONE TECNICA DELLE SOGLIE E DELLE MOTIVAZIONI

Ora vediamo con quali  modifiche la seguente proposta si propone di raggiungere gli obiettivi sopra-menzionati,  avendo tarato i numeri con l’aiuto dell’AI applicata alla realtà italiana.

 1. Soglia elettorale: 3%

Perché 3%?

  • Con il 2% entrano troppi micro-partiti → rischio di ricatti.
  • Con il 4% si tagliano fuori forze che rappresentano minoranze reali → perdita di rappresentanza.
  • Il 3% è il punto di equilibrio:
    • Parlamento rappresentativo
    • frammentazione contenuta
    • coalizioni gestibili

È la soglia che massimizza la rappresentanza senza creare caos.

2. Sfiducia costruttiva con soglia 54,5% ( 54–55%)

Perché non 50%? Perché non 60%?

  • Con il 50% la sfiducia costruttiva diventa troppo facile → rischio di instabilità.
  • Con il 60% diventa quasi impossibile → rischio di “governo blindato”.

Il valore 54–55% nasce da un obiettivo preciso: ridurre la probabilità di una sfiducia costruttiva a circa il 20% per legislatura, cioè una volta ogni 25 anni.

È un valore calcolato sulla base della frammentazione attesa con soglia 3%: 5–7 partiti in Parlamento → per costruire una maggioranza alternativa del 55% serve un accordo politico serio, non un’operazione tattica.

È la soglia che garantisce:

  • governi che durano 5 anni,
  • ma non sono intoccabili.

3.Destinare il SENATO a  Camera di filtro con soglia 45% per atti esecutivi

La riforma introduce inoltre un meccanismo volto a prevenire lo stallo decisionale, particolarmente rilevante in un ordinamento come quello italiano, dove molti atti governativi richiedono un passaggio parlamentare non sempre necessario sul piano teorico di divisione dei poteri. Una Camera –  si propone il  Senato – assume la funzione di Camera di filtro, chiamata a qualificare gli atti del Governo come legislativi o esecutivi. Per gli atti esecutivi, compresa la legge di bilancio, è sufficiente una soglia del 45% per l’autorizzazione: una soglia inferiore alla maggioranza assoluta, che impedisce ai micro-partiti di esercitare un potere di veto, ma sufficientemente elevata da garantire un controllo parlamentare effettivo.

Cioè: ogni decreto  del Governo (incluso finanziaria) viene sottoposto al vaglio  di questa Camera filtro che decide se  l’argomento  è di tipo esecutivo o legislativo e, nel primo caso,  autorizza il Governo a procedere per decreto ministeriale senza ulteriori  passaggi in PARLAMENTO.

Perché 45%?

Perché serve una soglia:

  • inferiore al 50% → per evitare che i piccoli partiti possano bloccare tutto
  • superiore al 40% → per evitare che il governo agisca senza un minimo di consenso parlamentare
  • coerente con la sfiducia costruttiva al 55% → per non creare contraddizioni nel sistema

Il 45% è il punto in cui:

  • il governo può continuare a funzionare anche se perde 1–2 partiti minori
  • il Parlamento continua a mantenere  una supervisione (controllo) sugli atti esecutivi
  • la legge di bilancio non diventa ostaggio di micro-gruppi
  • non si crea un “premierato di fatto” mascherato

È la soglia che impedisce lo stallo senza indebolire la democrazia parlamentare.

 

SINTESI FINALE

Questo sistema è costruito per:

  • rappresentare tutti (proporzionale + soglia 3%, no vincoli di coalizione)
  • garantire stabilità (sfiducia costruttiva 54–55%)
  • evitare ricatti e blocchi (Camera di filtro al 45%)
  • rispettare la logica costituzionale (stabilità senza distorsioni elettorali, voto di coscienza, no vincolo di mandato)

È un modello che non chiede ai cittadini di scegliere un capo, ma chiede alla politica di funzionare come una democrazia matura.

Gaetano Lo Presti

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