Segue la prima parte pubblicata ieri (CLICCA QUA)

L’Europa e l’Unione Europea vivono una crisi non di identità, consolidata in settant’anni con tantissimi provvedimenti, che hanno favorito l’integrazione (vedi i corridoi infrastrutturali, la PAC, i Fondi strutturali, Schengen, l’Euro, la grandiosità dell’Erasmus immaginato da Sofia Corradi, la tutela della qualità delle produzioni ecc.), ma una crisi istituzionale.

All’indomani dell’allargamento sarebbe stato necessario mettere mano ai Trattati, perché era evidente che con una Unione a 25 e dopo due anni a 27 sarebbe stato difficile governare l’Istituzione per tantissimi motivi che non cito, menzionando soltanto il voto all’unanimità. Le due gestioni Barroso sono state completamente inattive rispetto alla modifica dei Trattati e invece era necessario intervenire sull’assetto istituzionale del ruolo del Consiglio e sul voto all’unanimità, sulla capacità legislativa del Parlamento e sulla composizione della Commissione, che da organo tecnico doveva essere Governo Politico, mentre ora è apparato burocratico alla mercé dei gruppi internazionali di potere.

Sulla proposta embrionale della Commissione Juncker di un programma sociale dell’Unione, nacque il programma EU NEW Generation, in costanza di pandemia, per il quale si aspetta di verificare gli effetti. La Commissione non può funzionare come governo politico se continua ad essere composta da un Commissario per ogni stato membro, a prescindere dall’orientamento politico; vi è già il Consiglio che rappresenta tutti gli Stati nelle loro massime espressioni di presidenti o ministri; andrebbe modificata la formazione eleggendo un Governo con un voto del Parlamento e del Consiglio con la costituzione di maggioranze su programmi politici ben definiti.

Forse un ruolo l’UE ancora potrebbe averlo per la tutela della democrazia nel mondo e potrebbe realizzarsi senza la modifica dei Trattati, che nella condizione attuale sono immodificabili per il voto all’unanimità, ma realizzando la “cooperazione rafforzata” più ampia possibile per mettere in discussione non tanto la politica di Trump, ma i potentati finanziari esistenti, che condizionano sicuramente tutto l’occidente e tentano di limitare anche gli spazi di Cina, India, Russia e altri grandi Paesi. Tale cooperazione rafforzata potrebbe porsi l’obiettivo di trasformarsi in Federazione di Stati in un periodo definito di cinque o dieci anni. Se non si adottasse questa soluzione, potrebbe avvenire che gli Stati del Nord (cosiddetti frugali) realizzino essi una idea simile, vanificando lo sforzo dell’Unione Europea vissuta per 70 anni.

Anche il problema più volte richiamato della guerra Russia -Ucraina viene affrontato in termini minimali e sotto due aspetti che portano alla continuazione della guerra piuttosto che a fermarla: la fornitura di mezzi bellici all’Ucraina per difendersi, ma con la Russia l’eroismo non basta, e l’altro aspetto riguarda la ricostruzione del sistema ucraino distrutto dagli eventi. L’autorità morale del sistema di cultura che l’UE avrebbe nei confronti della Russia e degli USA non ha valore, anche perché pure in questo caso il paradigma è un altro: da una parte le terre rare e i milioni di ettari dell’Ucraina per gli USA e per la Russia i territori russofoni e la centrale atomica di Zaporizhzhya.

Trump non si accontenta del “cortile di casa” come Venezuela, Colombia e Messico e non sappiamo cosa ha in mente per il Canada, ma arriva in Europa e chiede la Groenlandia, che ha un’unione istituzionale con la Danimarca, per garantirsi la sicurezza dei confini USA, dice lui. L’ultima proposta è quella che vorrebbe comprarla; avevo studiato che il territorio di uno Stato appartiene al popolo; quindi, dovrebbe essere il popolo della Groenlandia a decidere di vendere il suo territorio, senza considerare il valore della Storia degli abitanti e di quella terra-verde, perché con la Storia, secondo i moderni imprenditori-politici, non si fanno utili.

Intanto, per prima cosa, confido nelle Midterm Elections per rallentare la furia neoliberista globale di Trump, perché non credo che gli USA stiano tranquilli con l’attuale Presidenza; l’elezione del Sindaco di New York e quella dei Governatori della Virginia e del New Jersey, oltre alle città di Atlanta, Detroit, Minneapolis, Pittsburgh, Cincinnati e acquisendo due senatori repubblicani del Mississippi da parte dei Democratici dovrebbero creare qualche perplessità all’interno del Partito Repubblicano per condizionare Trump.

Comunque, questo sovvertimento generale, se mira a ottenere maggiori utili per Trump e i suoi danti causa, dovrebbe scongiurare un conflitto globale, anche perché la Cina non avrebbe nessun interesse ad un confronto con gli USA, né la Russia ed è inutile il confronto tra le testaste nucleari possedute dai Paesi detentori, anche perché nell’eventualità di un conflitto, con il nucleare non bisogna usare tutto l’arsenale, ma basta lo scambio di poche testate per distruggere l’umanità.

I BRICS tentano il condizionamento con la creazione di istituzioni alternative di cui ho già detto qualche tempo fa, ma con il limite di essere in concorrenza con quelle esistenti; penso che sarebbe necessario invertire le priorità degli obiettivi, mettendo al primo posto il benessere dei popoli e poi la crescita del mondo finanziario ed economico, che non restituisce agli Stati e ai popoli il giusto, viste le condizioni di precarietà esistenti anche nelle società cosiddette più avanzate.

Una lucidissima analisi di Padre Benanti su “il Sole24Ore”, ci illumina sul rapporto società-lavoro-istituzioni che, con l’avvento dell’AI, rompe il concetto di “cittadinanza” e crea una classe di burocrati dell’algoritmo che produrranno ricchezza e interi popoli privati del lavoro che svolgerà l’AI. Un’altra riflessione di Fabio Polettini pubblicata dal POPOLO-Cloud “Tecnologia digitale, intelligenza artificiale, infosfera: una nuova antropologia con cui confrontarsi” pone la problematica tra l’umano e il virtuale, che dovrà immaginare sempre un governo umano per evitare rischi di catastrofe.

Se il processo di evoluzione sociale deve andare avanti, deve essere finalizzato in primo luogo alle persone, che devono godere di tale evoluzione e quindi si pone il problema della redistribuzione della ricchezza prodotta e quello del ruolo dei cittadini che dovranno fruire di tale ricchezza in un mondo dove si viva la solidarietà, la sussidiarietà, in funzione del benessere di tutti.

Se l’UE vuole ancora difendere la Democrazia e i valori della propria cultura, diffusi in tutto il mondo, dovrebbe intrattenere rapporti organici con l’Unione Africana, che soffre la sudditanza dei grandi stati come USA, Cina, Russia, che in parte si sono sostituiti agli antichi stati detentori delle colonie, perché l’Africa non può continuare ad essere solo il continente fornitore di ricchezze senza che tali ricchezze ritornino ai popoli africani.

È necessario ripristinare la supremazia della politica sull’economia e sulla finanza, perché mentre la politica è pluralista e generalista, l’economia e la finanza neoliberiste sono egoiste e settoriali e mettono in primo piano il loro obiettivo primario, il gigantismo finanziario ed economico e la eliminazione della concorrenza di ogni tipo. Bisogna fermare la barbarie con il ripristino del Diritto Internazionale come strumento di principio dei rapporti tra gli Stati, perché bisogna difendere il cammino della Civiltà dei popoli.

Vitaliano Gemelli

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