Leggo moltissime spiegazioni sulla fine del Diritto Internazionale, all’indomani del blitz delle Forze Armate Statunitensi in Venezuela per sequestrare – e non arrestare come dicono molti giornali in rete e stampati – il Presidente Maduro, con la motivazione di non aver contrastato lo smercio della droga. La versione ufficiale è questa, ma da molto tempo, sin da quando Trump ha messo nel mirino il Venezuela, molti abbiamo pensato che si trattasse del problema della vendita del petrolio ai Paesi che non hanno rotto le relazioni diplomatiche con il Venezuela per i brogli elettorali.

Trump va avanti per la sua strada in ogni angolo del mondo con una sola regola, quella che con la forza si può definire uno status diverso dei rapporti tra gli Stati, partendo dal confronto- scontro sui temi economici. Comunque, gli USA non è la prima volta che operano in territori di altri Stati per motivi di interesse statunitense e, senza voler risalire al Vietnam, si può partire dalla vicenda della “Baia dei Porci” a Cuba con Kennedy, poi la prima guerra del Golfo, poi la seconda, poi l’Afganistan e altre, compresa la stagione delle “Primavere Arabe”, alimentate dagli USA senza conoscere né la natura sociale degli Stati nei quali sono state alimentate, né la struttura istituzionale, con la conseguenza della destabilizzazione prima dell’Egitto con la presa del potere dei Fratelli Mussulmani, interrotta da Al Sisi, poi in Tunisia, poi in Libia con la guerra a Gheddafi per tutelare gli interessi di Francia e Gran Bretagna e delle loro compagnie petrolifere, creando due regimi, quello di Tripoli, alquanto instabile e quello di Tobruk con a capo il generale Khalifa Haftar, che intrattiene rapporti con la Russia, che, uscita dalla Siria, chiede una base nel Mediterraneo.

Se la motivazione è stata quella di “esportare la democrazia”, siamo ad un fallimento totale. Non bisogna poi dimenticare che a causa dell’aumento della spesa negli USA, per effetto dell’enorme costo della guerra in Vietnam, essi denunciarono gli Accordi di Bretton Woods, sottoscritti nel 1944, su un progetto di Harry Dexter White accantonando quello di John Maynard Keynes più equilibrato, e modificarono il sistema monetario e finanziario mondiale, instaurando un sistema di fluttuazione delle monete, che comunque tornava a loro vantaggio.
Ora il problema è più grave perché nel corso del tempo è stato cambiato il paradigma di riferimento all’interno del quale si “faceva politica”.

L’annichilimento dei partiti in tutta la sfera occidentale è stato voluto e realizzato dall’intelligenza di gruppi di potere economico e finanziario, che mal sopportavano la dialettica naturale che avveniva in ogni Stato tra maggioranza e opposizione, perché rallentava il processo decisionale ed era difficilmente orientabile e condizionabile verso gli interessi che gli stessi gruppi perseguivano. Peraltro, prevalentemente in Europa esistevano Partiti che avevano l’obiettivo di trattare ogni argomento e problema con moderazione e ricercando sempre la sintesi tra le visioni diverse, avendo vissuto e subìto gli estremismi di destra con i fascismi (Italia, Germania, Spagna, Portogallo, ecc.) e di sinistra con il comunismo dell’URSS e dei Paesi satelliti.

Un grande esempio che può valere per tutti i Paesi è rappresentato dall’Assemblea Costituente Italiana, che ha avuto la capacità di mettere insieme esperienze diverse, traendo un testo esemplare di organizzazione dello Stato, con l’obiettivo di tutelare il popolo nei suoi diritti fondamentali di Libertà, Democrazia, Giustizia, Uguaglianza, attuando un principio base che è quello che il popolo governa attraverso i suoi rappresentanti liberamente eletti. Infatti, i primi governi furono composti dai Partiti del CLN e successivamente alle elezioni del 1948 dai Partiti cosiddetti di centro (DC, PLI, PRI, PSDI) poi, negli anni ’60 si aggiunse il PSI, ma bisogna anche dire che il PCI faceva una opposizione politica nel rispetto delle regole istituzionali (è giusto ricordare l’amnistia di Togliatti, Ministro della Giustizia nel Governo De Gasperi del 1946 e la dichiarazione dello stesso alla radio, dopo l’attentato subito il 14 luglio 1948, rivolta ai compagni di mantenere la calma perché lui stava bene). Mentre il primo paradigma era il “governo del popolo”, il secondo, quello attuale è il “governo degli interessi”; mentre prima si pensava al benessere del popolo, adesso si persegue la tutela dei patrimoni e il relativo accrescimento. (segue)

Attualmente nel mondo vi sono pochi Paesi che hanno come obiettivo il benessere dei popoli e penso siano la Cina, l’India, l’Indonesia, il Giappone, i Paesi del Golfo (sotto l’aspetto economico, ma in quei Paesi vi è un problema di libertà religiose), per l’Europa e l’Unione Europea è necessario fare un ragionamento a parte. La causa del cambio di paradigma del mondo occidentale ritengo che sia la globalizzazione senza regole che è stata attuata in oltre trent’anni.

Quando le autorità statali consentono che grandi gruppi diventino sempre più grandi e che tali gruppi si espandano in ogni settore produttivo, condizionandone la produzione a seconda della penetrazione sui mercati, creando molte volte anche i bisogni, come è stato in ogni terminale di vendita sull’intero globo, questo non può che sovvertire il sistema di potere, per cui l’Autorità Istituzionale, eletta dal popolo, non decide le scelte ma le subisce dai gruppi economici. In ogni Paese dell’occidente i sistemi fiscali sono in crisi, l’erario riceve la tassazione dei cittadini secondo le aliquote fissate, ma i grandi gruppi trattano l’entità da “concedere” allo Stato nel quale operano, altrimenti si attivano in due direzioni: minacciano di non erogare i servizi oppure, più subdolamente, attivano campagna contro i “governi avversi”, fomentando l’opposizione. (segue)

Vitaliano Gemelli

 

 

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