Si è perfettamente d’accordo con Giancarlo Infante sulla necessità di perseguire “un’altra cultura politica” e sulla qualità, indiscutibile, del discorso conclusivo del 2022 del Presidente Sergio Mattarella (CLICCA QUI).  Ma stiamo sul primo punto: una tendenza notevole fu avviata dal Centro studi “Pantheon” (area Alleanza nazionale), nel ’97 e 98, grazie a due corsi rivolti alla formazione culturale dei quadri politici della “Casa delle libertà”. Corsi cui ebbi l’opportunità  di partecipare come docente affianco a personalità per lo più scomparse, quali don Badget-Bozzo, il ministro Antonio Martino e Franco Frattini, Presidente del Consiglio di Stato che ha lasciato questa terra pochi giorni fa, oltre a Pietrangelo Buttafuoco.

La formazione e la selezione della classe dirigente, entrambi fattori decisivi per la vita pubblica di un paese, sono molto carenti e scadenti quanto a metodo e criteri adottati; ciò è dimostrato sia dal caso del deputato Soumahoro, novello Nelson Mandela “alla amatriciana”, sia quello  del lobbismo istituzionale,  arrogante, corruttore e scellerato – dicasi antieuropeo – dell’allegra banda sinistrorsa italo-greca.

Quindi, il discorso di fine anno del Presidente Mattarella si preannunziava particolarmente arduo e complesso da impostare, quasi da inventare, con premesse davvero impressionanti e, nondimeno, con le quattro sfide globali all’orizzonte: pandemia, guerra russo/ucraina, crisi energetica e cambiamento climatico. L’approccio con cui affrontarle è stato, giustamente, positivo e doveva essere soprattutto diretto a non deprimente le giovani generazioni.

E’ ben nota e comunemente apprezzata l’abilità dialettica oltre alla profonda conoscenza dei distinti temi da approfondire e i nodi della matassa da dipanare, da parte del Capo dello Stato. Forse, alla luce della netta maggioranza degli italiani contrari all’ulteriore invio di “aiuti” militari, ci si sarebbe atteso qualcosa di più chiaro sul fronte della Pace, piuttosto che sull’esigenza di sostenere “il popolo aggredito” con finanziamenti diretti alle armi secondo il “dettato” statunitense, (che non esclude, affatto, la prosecuzione del conflitto per tutto l’anno!).  Ben venga sia l’incoraggiamento e sia l’apprezzamento per la “prima donna” a capo del governo della nazione, cosa che assume correttamente “un grande significato sociale e culturale”; a tal riguardo è parso evidente tanto il richiamo allo “spirito della Costituzione” come “nostra bussola”, quanto l’affermazione in ordine alla “civiltà dei diritti”.

Ma, personalmente, auspico che infine, dopo tempo immemorabile si riprenda, a livello istituzionale e scolastico e multimediale, a parlare o meglio invocare l’osservanza dei doveri, poco nota o tanto meno diffusa tra i giovani che, non di rado, imboccano strade errate nottetempo … fino all’estremo sacrificio.

Altrettanto giusto, mi sia consentito, è stato il sottolineare che il “senso civico di chi paga le imposte” è un obbligo costituzionale e vieppiù legale che deve unirci, tutti, come cittadini che usufruiscono di strade,  scuole, ospedali, ecc., pubblici, in un’ottica di vera e compiuta partecipazione democratica.

Ultima annotazione: in merito alla disoccupazione ed alla precarietà.  In particolare, anche per il fatto che entrambi i fenomeni caratterizzano quasi esclusivamente o specialmente le regioni meridionali dell’Italia. Cosa che ben sa il nostro Presidente – da buon palermitano – sempre attento alle problematiche che attanagliano il Mezzogiorno a partire dall’unificazione e nonostante le promesse (da marinaio) di ogni genere di governo e di partito politico.

Michele Marino