L’ articolo di Lorenzo Dellai, pubblicato ieri, su queste pagine, sostiene – e non si può che esser d’accordo – che il nostro Paese ha bisogno di un fatto politico nuovo (CLICCA QUI).

E si conclude affermando che occorre unire i puntini che rappresentano i potenziali soggetti di questa strategia, per dare corpo ad una trama che sia in grado di coinvolgere gli elettori e riaccendere quella passione civile – oggi purtroppo spenta – che ha accompagnato i momenti migliori della nostra storia.

I tratti di penna, destinati ad unire un puntino all’ altro, devono essere rappresentati, in primo luogo, dai quattro, cinque pilastri di un progetto politico e programmatico che sia altrettanto “nuovo”.

Il primo pilastro, la “priorità delle priorità”, a nostro avviso, come recita il recente documento congressuale di INSIEME, deve essere riconosciuta ad un’ organica politica dei “diritti sociali”, finalizzata, anzitutto, a riassorbire le profonde diseguaglianze sociali che solcano il Paese,

Senza fare fronte comune contro le vecchie e le nuove povertà, senza giustizia sociale, senza un vivo sentimento di solidarietà, vengono meno le condizioni necessarie a serrare i ranghi ed affrontare assieme, a viso aperto, le imponenti trasformazioni verso cui siamo incamminati.

Viviamo un tempo straordinario, in cui si mischiano rischi ed opportunità, speranze e timori, momenti di smarrimento si alternano a spiragli di fiducia.

Alle famiglie, in particolare modo particolare, vanno assicurate prospettive credibili, percorsi affidabili e rassicuranti che permettano loro di curare, da un lato, l’educazione dei figli, la loro maturazione morale e civile e dall’ altro, la tutela dei soggetti fragili, senza soffrire le inquietudini ed i morsi destabilizzanti della precarietà, oggi cifra sostanziale della nostra convivenza civile.

Si tratta, dopo una lunga stagione che ha privilegiato i diritti dell’ individuo, di ricostruire condizioni di solidarietà e di coesione sociale, riscoprendo la relazione che tiene legate e reciprocamente dipendenti l’una dall’altra, giustizia sociale e libertà.

Ove quest’ultima conviva con condizioni avvilenti di disparità sociale o addirittura se ne alimenti, viene compromessa la sua stessa legittimità.

Non si può essere liberi, se non assieme. E non si può stare assieme, riconoscersi tutti protagonisti della stessa partita, dentro lo stesso orizzonte di senso e lo stesso destino, se non rinasce un popolo di liberi e forti, se non riscopriamo la fierezza di condividere le stesse ragioni per cui valga la pena vivere.

Dal lavoro alla casa, dalla scuola alla cultura, dall’ educazione alla formazione di professionalità qualificate. dalla salute alla cura degli anziani, dalla sicurezza del contesto urbano alla salubrità ambientale, si snoda una linea strutturata di politiche settoriali, eppure rigorosamente coordinate, indispensabili ad affermare, di fatto, al di là di ogni retorica, la centralità della persona, attorno alla quale costruire le condizioni di governabilità della società post-moderna.

Domenico Galbiati

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