Nel pieno di un’epoca segnata da guerre, violenze, terrorismo e crescenti tensioni internazionali, il Giubileo dei giovani si presenta come un segno controcorrente. Non un raduno vuoto di parole o di ritualità, ma un messaggio forte, radicato nel Vangelo e nella storia della Chiesa: la pace vera nasce nel cuore dell’uomo. È qui che la Chiesa invita i giovani a guardare per primi, in un percorso di conversione e consapevolezza che li chiama ad essere costruttori di un mondo nuovo. La pace non è un’utopia astratta né un gesto automatico. È un cammino personale e collettivo, fatto di perdono, ascolto, rispetto e giustizia.

I giovani, con la loro energia, il loro entusiasmo e la loro sete di verità, non si accontentano di slogan o ideologie. Sono stanchi di un pacifismo sterile e ideologico, che spesso si trasforma in complicità o in silenzio dinanzi all’ingiustizia. In questo Giubileo, la Chiesa li invita ad alzare lo sguardo e a diventare artigiani di pace autentica, costruita nella libertà e nella dignità di ogni uomo e di ogni popolo.

Non la resa, ma la giustizia
È significativa, in questo senso, la rilettura del pensiero di Papa Leone, che in un tempo di grandi trasformazioni sociali,  invoca una “pace giusta”: una pace fondata sulla verità, sull’equilibrio tra diritti e doveri, sul rispetto della libertà e dell’indipendenza delle nazioni. I giovani del nostro tempo — nati spesso in Paesi segnati dalla crisi economica, dalle migrazioni forzate, dalla guerra e dalla sfiducia nelle istituzioni — non chiedono semplicemente la fine dei conflitti: chiedono verità e giustizia.

In tale contesto, il Giubileo non è solo un evento ecclesiale, ma un’occasione profonda di riflessione e di proposta. Mentre c’è chi invoca il disarmo senza distinguere tra aggrediti e aggressori, o chi propone soluzioni apparentemente pacifiche ma in realtà fondate sul rancore o sul desiderio di rivalsa, i giovani del Giubileo si pongono su un altro piano: non cercano vendette né punizioni, ma una pace che ripari le ferite con il balsamo della verità, della tolleranza, del rispetto per l’altro e per il diverso. La loro voce si alza non per chiedere resa o compromessi al ribasso, ma per rivendicare una pace stabile e duratura, che abbia come fondamento la giustizia e la dignità della persona umana.

La Chiesa per una pace universale
In un    mondo che tende a dividersi in blocchi, in interessi contrapposti, in egoismi nazionali, la Chiesa si propone come comunità universale, aperta, capace di parlare a tutti. Ed è proprio ai giovani che affida il compito più ambizioso: essere testimoni di una pace che non conosce confini, che non si limita a trattati o a tregue temporanee, ma che trasforma la mentalità, che educa, che sana. La loro ansia di futuro e la loro sete di senso trovano nel messaggio del Giubileo una direzione precisa: non chiudersi nella rassegnazione o nella rabbia, ma aprirsi all’altro, costruire ponti, alimentare il dialogo. In un tempo in cui si semina odio anche con le parole, i giovani del Giubileo rispondono con il desiderio di incontro, con la volontà di accogliere, con la forza della speranza. Il loro sogno non è un mondo anestetizzato e indifferente, ma un mondo vivo, dove il coraggio della giustizia e la responsabilità della libertà guidano le relazioni tra le persone e tra i popoli.

È questo il grande messaggio che il Giubileo dei giovani consegna al nostro tempo: la pace è possibile, se parte dai cuori, se si radica nella giustizia, se cresce nel dialogo. E se trova, nella Chiesa e nella fede, un orizzonte che unisce cielo e terra, passato e futuro, giovani e adulti, popoli e culture. Un orizzonte di fraternità che, oggi più che mai, il mondo intero ha bisogno di riscoprire.               

Michele Rutigliano 

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