Francesco Longo, su Percorsi di Secondo Welfare, analizza la proposta di riforma del SSN elaborata da oltre 40 accademici di 15 atenei, con l’obiettivo di rafforzare la capacità universalistica del sistema sanitario italiano. La riforma si concentra su tre grandi aree di governance, considerate oggi insufficienti o incoerenti.
Il governo complessivo del sistema salute
Longo evidenzia che il “sistema salute” non coincide con il solo SSN, ma comprende tre livelli interdipendenti:
- One Health: le determinanti di salute (alimentazione, ambiente, urbanistica, clima, socialità, educazione). Coinvolge politiche pubbliche e attori privati che influenzano gli stili di vita.
- Sistema dei servizi di tutela della salute: l’insieme di servizi sanitari, sociosanitari e sociali erogati da pubblico, privato e non profit. Longo ricorda che il settore vale 215 miliardi, di cui 140 miliardi coperti dal SSN.
- SSN: i servizi erogati da aziende pubbliche o private accreditate finanziate dal Fondo Sanitario Nazionale.
Secondo l’autore, l’attuale governance del SSN è troppo concentrata sulla sola dimensione erogativa, trascurando le determinanti di salute e la regolazione dell’intero sistema di tutela. Da qui la proposta di creare tre sistemi di governo distinti, ciascuno con organi, missioni e strumenti propri.
Il rapporto Stato–Regioni
Longo critica l’idea che centralizzazione e decentramento siano un “gioco a somma zero”. La proposta di riforma sostiene invece che uno Stato forte richiede Regioni altrettanto forti, con funzioni complementari:
- Lo Stato deve definire obiettivi, standard e finanziamenti.
- Le Regioni devono avere piena autonomia organizzativa per raggiungerli.
Negli ultimi decenni, però, si è verificato l’opposto: Regioni che definiscono standard nazionali e Stato che interviene su scelte organizzative locali. Inoltre, le competenze tecniche sono risultate insufficienti sia al centro che nelle Regioni.
La riforma propone quattro livelli formali di autonomia regionale:
- Autonomia totale
- Supporto centrale su temi specifici
- Piano di rientro
- Commissariamento
Il passaggio da un livello all’altro avverrebbe automaticamente, sulla base di indicatori oggettivi: copertura dei bisogni, equità interna, produttività, equilibrio economico. «Il pieno dispiegamento del principio autonomia-responsabilità […] è la migliore leva per difendere e sostenere l’autonomia regionale».
Tipologie e autonomia delle Aziende Sanitarie Pubbliche
Oggi le aziende sanitarie pubbliche hanno solo due forme giuridiche: azienda con Direttore Generale monocratico o Fondazione (solo per IRCCS). Questo vincolo ha portato le Regioni a creare strutture ibride e spesso incongrue.
La riforma propone un portafoglio più ampio di forme istituzionali, tra cui:
- azienda pubblica
- fondazione
- impresa pubblica (come nei settori energia, trasporti, TV)
L’obiettivo è rilanciare l’autonomia aziendale, responsabilizzando i vertici su risultati di salute, equità e produttività, con maggiore libertà nella scelta dei professionisti e nella gestione organizzativa.
Longo sottolinea anche la necessità di semplificare gli organi di controllo, oggi duplicati (ANAC, Corte dei Conti, TAR, NAS, ecc.), e di rafforzare invece gli organi di consulto strategico con rappresentanza degli stakeholder.
Conclusione
Secondo Longo, solo una riforma profonda della governance del SSN può permettere al sistema di affrontare le sfide epidemiologiche, sociali ed economiche dei prossimi anni. «Prevenire è meglio che curare, anche per la salute e l’efficacia prossima ventura delle istituzioni».