Sono passati circa trenta anni da quando il Comitato per la regolamentazione del lobbying – presieduto da Gianfranco Ciaurro e con membri come Piero Trupia, Samaritana Rattazzi e Paolo Ungari – tenne un paio di convegni di studi sul tema, contribuendo non poco a introdurre nel nostro ordinamento regole precise per le visite e gli incontri nel Palazzo tra i lobbisti ed il decisore politico/amministrativo.

A dire il vero, la Commissione europea fu la prima istituzione a darsi un Registro delle persone o società accreditate ed un regolamento volto a fare trasparenza sull’attività di pressione, lecita o meno, svolta quotidianamente e costantemente da categorie produttive, cartelli commerciali o gruppi societari.

Ma che dire … la corruzione e la smania di potere sono sempre in agguato, vedi “Quatargate” di tre anni fa, un caso molto complesso che ha coinvolto addirittura glli uffici investigativi di Bruxelles, oltre ad una serie di autorità istituzionali e di parlamentari europei, tra cui le nostre Moretti e Gualmini. Quest’ultima senza provvedimenti restrittivi in sede parlamentare; mentre la deputata veneta, rivendicando di rappresentare un cospicuo numero di elettori, non ha alcuna intenzione di dimettersi, né tantomeno di rinunciare alla prerogativa dell’immunità parlamentare. Forse questo aspetto risulta il più negativo, almeno per ora, alla luce del principio del garantismo, manifestandosi come uno dei motivi di protesta più palesi da parte dei cittadini, che si allontanano sempre di più dal diritto/dovere di partecipare all’atto democratico per eccellenza. Quindi, è inaccettabile l’arroccarsi della casta con arroganza sullo scranno, apparendo in buona sostanza al di sopra della stessa legge.

Sull’argomento in questione è appena intervenuta la Corte costituzionale che ha declarato legittima la riforma governativa dell’anno scorso in tema di reato di traffico di influenze illecite con riferimento alla Convenzione di Strasburgo sulla corruzione (oggetto del contendere un acquisto “incauto”, ex Legge Severino, di mascherine per il COVID ’19 da parte del Commissario Arcuri), orbene invitando il Parlamento a disciplinare la funzione di intermediazione del pubblico ufficiale. Ecco, dunque, che i cittadini comuni, onesti e liberi, possono rivendicare alcune cose essenziali:

a) l’approvazione di tale disciplina che includa necessariamente l’istituzione del registro dei lobbisti,

b) la magistratura faccia chiarezza in tempi ragionevoli e senza remore, né pregiudizi di sorta,

c) i politici scendano dal piedistallo  ove si sono auto-collocati, specialmente dagli inizi del millennio, e si mettano a lavorare seriamente e onestamente, dato che non è accettabile il fatto che, pur essendo i nostri parlamentari, sia nazionali che europei, i meglio retribuiti si facciano abbagliare dal “Dio mammona”.

E’ auspicabile, infine, una riforma organica del fenomeno del “lobbying” non solo per prevenire ipotesi di corruzione e concussione, ma anche per favorire un maggior introito nella casse dello Stato in virtù della trasparenza e della dichiarazione dell’”operazione conclusa” anche a beneficio della collettività, seguendo l’esempio degli Stati uniti d’America (non limitiamoci, in pratica, a prendere ad esempio soltanto quello che ci conviene …).

Michele Marino

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