Percorsi di Secondo Welfare pubblica il seguente articolo, a firma di Paolo Riva, che fa il punto sulle conseguenze per le Regioni a seguito della definizione in corso del nuovo Bilancio dell’Unione Europea

A Bruxelles le trattative sul prossimo bilancio europeo proseguono serrate.

Lo scorso luglio la Commissione europea ha presentato la sua proposta per il Quadro finanziario pluriennale – QFP nell’acronimo italiano, o MFF in quello inglese, più semplicemente il Bilancio dell’Unione Europea. Da quel momento, hanno iniziato a muoversi tutti gli attori coinvolti nei negoziati per l’approvazione di questo importante e composito provvedimento che definisce il bilancio settennale dell’Unione

Il nuovo ciclo di bilancio inizierà nel 2028 e quindi il momento delle decisioni finali è ancora lontano. Le prese di posizioni di questi mesi, però, contribuiranno a definire l’esito finale. E quindi anche l’impatto dei fondi europei sulle politiche sociali dei Paesi membri negli anni a venire. In tal senso, come abbiamo visto, particolare attenzione va riservata alla Politica di coesione.

Da luglio ad oggi, in tutta Europa, molte Regioni si sono pronunciate contro i cambiamenti proposti dalla Commissione per questa voce del Bilancio europeo che le tocca da vicino. Tra loro anche quelle italiane.

“La Conferenza delle Regioni, riunita oggi, torna a esprimere in modo netto e unitario la contrarietà delle Regioni italiane a ogni ipotesi di centralizzazione dei fondi di coesione, così come proposta dal nuovo Bilancio pluriennale europeo 2028-2034”, si legge in un comunicato stampa del 23 ottobre scorso.

Il timore è che i fondi destinati agli enti regionali, che sono sempre stati i principali destinatari dei fondi di coesione UE, vengano gestiti in maniera più centralizzata rispetto a quanto avviene oggi.
Ma quanto sono importanti queste risorse per il sistema di welfare italiano? Come sono state spese finora? E quanto i cambiamenti proposti potrebbero migliorare o peggiorare la situazione? Proviamo a rispondere.

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