Cerchiamo di non prendere lucciole per lanterne. La continuità tanto rivendicata da Giorgia Meloni tra la sua azione di governo e Mario Draghi è ben più apparente che non reale. E se non fosse così andrebbe spiegata agli italiani.

Che cosa avrebbe convinto la Presidente del Consiglio ad adottare una linea che aveva così fortemente contrastato? Ha compreso di aver sbagliato, oppure, oggi abbozza temi, argomenti e posture che per quanto non rientrino nel suo repertorio, accetta o subisce volentieri per una mera ragione di potere? In effetti, evocare Draghi vuol dire assicurare un allineamento alle posizioni atlantiste che la destra non ha mai vissuto con entusiasmo, garantire un filo europeismo a dispetto dell’ uscita dall’ euro che, in altri momenti, la “nazionalista” Meloni invocava, preoccuparsi di non perdere il treno in corsa del PRRN. Ma tutto questo in funzione di quale effettiva visione del futuro dell’Italia, in vista di quale progetto politico?

Basta spargere attorno qualche manciata di “polvere di stelle” per illuminare la scena o meglio creare qualche bagliore, qualche diversivo ottico, intanto che si cucina un progetto che nulla ha a che vedere con Draghi come tale, né con lo spirito e la “ratio” del governo che il Presidente Mattarella gli chiese di guidare?

In realtà, il disegno politico di lungo termine che la destra coltiva e considera il quinquennio in corso una sorta di antipasto, comincia a prendere forma anche nella legge di bilancio e non solo a livello di dichiarazioni. La questione meriterebbe ben altro approfondimento, ma due linee, intanto, vanno messe in luce.

Il presidenzialismo, anzitutto, la cornice di un quadro ancora da dipingere, ma secondo un disegno già tracciato sulla tela. In secondo luogo, il tentativo di creare un blocco sociale di commercianti ed artigiani, di piccoli imprenditori, di ceti professionali che, quasi si profilasse una qualche nuova forma di classismo, vengono sollecitati a riconoscersi in interessi comuni, in buona misura diversi e distinti, se non ancora contrapposti, a quella vasta platea popolare di lavoratori dipendenti e di ceti meno eminenti.

Draghi chiamava gli italiani ad uno sforzo comune, all’unità di un disegno condiviso nell’ interesse generale del Paese. E’ lo stesso disegno della destra che oggi governa l’ Italia e, secondo un percorso di lungo termine, ritiene che certe linee di demarcazione del corpo sociale, anziché riassorbite, vadano piuttosto perpetuate?

Molto resterebbe da dire – ma in altra occasione – sullo stile della leadership che sicuramente Giorgia Meloni mostra, a fronte della capacità di conduzione di cui, finché gli è stato consentito, ha dato prova Mario Draghi.

Domenico Galbiati