C’è poco da cantare vittoria. Hanno ragione la Christine Lagarde, a capo della Bce, e Jerome Powell, alla guida della Fed. Quello dell’inflazione non è affatto un pericolo superato. E i due resistono ad ogni tentativo da parte dei politici di sostituirli. La Presidente della Banca europea è stata chiara nel dire che se ne andava, sì, in vacanza, ma che al suo posto sarebbe tornata. Come il Powell, da lui nominato, continua a resistere alle offese di Donald Trump e non lo accontenta presentando le dimissioni.
Un tempo i conservatori, ma quelli seri ed intelligenti, controllavano l’inflazione e persino intervenivano chiedendo talvolta azioni più forti di quanto non fosse necessario. Noi italiani ne sappiamo qualcosa ripensando al Governo Pella e a La Malfa. Oggi, queste destre populiste non vogliono freni e vogliono spendere a mano libera per mantenersi il controllo elettorale. E tra Trump e la Meloni non è che ci sia molta differenza. Il giudizio storico ci confermerà quanto le loro politiche significhino lasciare alle prossime generazioni il carico di interventi cui manca la minima idea di sviluppo e di innovazione. E in taluni casi, politiche inflattive – come è il caso di Trump- o che si dimostrano del tutto inadatte a contenere l’aumento dei prezzi – come accade in particolare in Italia.
I dati diffusi dall’Istat relativi all’appena passato mese di luglio, ci dicono che l’inflazione resta in salita. E come nel precedente periodo di giugno, l’aumento su base annuale è stato dell’1,7%. Un andamento che per quanto riguarda più direttamente le tasche dei consumatori non è di poco conto perché accelerano i prezzi dei beni alimentari non lavorati (da +4,2% a +5,1%), dei beni alimentari lavorati (da +2,7% a +2,8%), dei servizi vari (da +1,6% a +2,2%) e dei servizi relativi ai trasporti (da +2,9% a +3,3%). Gli unici a decelerare sono i prezzi del settore energetico e questo significa che, in realtà, la cosiddetta “inflazione di fondo” è più alta del livello medio dell’1,7 e sale da +2,1% a +2,2%.
Ora, nessuno è in grado di dire se siano davvero da prendere sul serio le grida d’allarme dei “balneari” che lamentano una stagione deludente a causa degli arenili vuoti e delle sdraio e degli ombrelloni non utilizzati. E non sappiamo neppure, ad oggi, quanto il vorticoso aumento dei prezzi da loro praticato possa essere finito a comporre l’1.7 di cui sopra.
E’ vero che cambiano le abitudini degli italiani anche per quanto riguarda le vacanze, ma questo lo sappiamo da anni ed anni. Contemporaneamente, ci viene ripetuta in televisione la telenovela dei vacanzieri che, a frotte di milioni, lasciano, come hanno sempre fatto negli anni precedenti, le città per le spiagge e le montagne. E questo nonostante i prezzi di quella che un tempo si chiamava villeggiatura siano lievitati anche quest’anno.
C’è insomma qualcosa che non torna e vedremo a fine stagione se l’Istat o qualcun altro ci saprà dire come saranno andate davvero le cose. Di sicuro sappiamo solo che, a dispetto delle rassicuranti, ed auto – rassicuranti, dichiarazioni di Giorgia Meloni e dei suoi ministri l’inflazione cova sotto la cenere e il Governo non ha alcuna politica economica da mettere in campo. Incapacità? Determinazione a favorire soprattutto i gruppi sociali ed economici che li hanno sostenuti elettoralmente e un sostanziale disinteresse per buona parte del ceto medio e dei meno abbienti? I primi, e forse gli unici, a subire l’inflazione come una vera e propria tassa aggiuntiva che erode i loro stipendi e le loro pensioni senza che si pensi per essi a qualche sostanziale ciambella di salvataggio.![]()