La terribile vicenda di Rogoredo, dove un Assistente capo di Polizia è finito arrestato con l’accusa di aver ucciso a sangue freddo un “pusher” – con il quale sembra fosse in torbidi affari – è esplosa proprio nel pieno delle divisioni sul Piano sicurezza varato dal Governo ed osteggiato dalle opposizioni. In particolare, questa storia s’intreccia con la questione del cosiddetto “scudo” pensato per le Forze dell’Ordine.
Contando su di un facile gioco propagandistico, Matteo Salvini si era gettato a pesce sulla vicenda presentandosi come l’alfiere dei poliziotti inquisitivi da cattivi magistrati. Poi, quando i sospetti sono, ahinoi, diventati sostanza per gli inquirenti – e persino i colleghi poliziotti hanno scaricato l’Assistente capo responsabile dell’uccisione raccontando come erano andati realmente i fatti – Salvini ha dovuto rinculare. E’ il rischio di chi strumentalizza tutto e tutti ed approfitta persino del più insignificante dei fatti per dare addosso a magistrati, agli immigrati o a chi protesta contro le decisioni del Governo.
Colpisce la pretesa del Segretario della Lega – ma con lui c’è un po’ tutto il mondo della maggioranza a fare questo giochetto – di essere il rappresentante esclusivo delle Forze dell’Ordine. Come se fosse una prerogativa esclusiva ed una privativa della destra quella di rispettare, sostenere e ringraziare poliziotti, carabinieri, guardie di finanza e quelle carcerarie per il lavoro che fanno. Spesso abbandonati, nella sostanza, però, anche dal Governo. Oltre che presi di mira pregiudizialmente da una frangia dei gruppi più esagitati della sinistra che conferma il vecchio detto sull’estremismo come “malattia infantile del rivoluzionario”.
La storia di questo Paese ci racconta ben altro. Anche di tanti servitori dello Stato uccisi o minacciati dai terroristi della destra, al pari di quel che succedeva a tanti magistrati che neppure erano “toghe rosse, anzi! L’errore di una parte delle sinistra, però, è stato quello di avvalorare il “racconto” secondo il quale ci sarebbe un destra per l’ordine e tutti gli altri no.
Comodo gioco di retorica e di prestigio che, purtroppo, non finisce mai. Ma che rischia d’inficiare uno dei fondamenti della democrazia, formale e sostanziale, qual è quello che nessuno è al di sopra della Legge. E se vogliamo, questo è stato invece alla base della nostra convivenza civile dopo la fine del fascismo. Quando – nel corso di stagioni lunghe e sanguinose – non si è voluto introdurre leggi speciali o pensato a “scudi” particolari per nessuno. Perché, al loro posto, c’è bisogno di meno retorica, di più fondi, di più personale e di una più efficace prevenzione. A chiacchiere siamo tutti bravi. Anche sul tema sicurezza questo Governo ne è conferma.
Potrebbe sembrare che si vada fuori tema, ma invece c’è da considerare che, mentre nel Regno Unito non esitano a fermare persino un principe reale e l’appena dimessosi ambasciatore negli Stati Uniti, Peter Mandelson, la cronaca italiana ci conferma l’esistenza di una politicaccia che, invece, piega spesso e volentieri il diritto agli interessi più retrivi e di qualcuno che si vuole privilegiare per interessi elettorali. I “vannacciani” – adesso ci sono pure loro – chiedono che i famosi balneari non siano costretti a sottoporsi alle gare per l’assegnazione delle concessioni ed intimano a Salvini di preparare gli indennizzi da pagare per le infrazioni cui, ancora una volta, l’Italia sarebbe condannata a fare fronte. Un bel concetto del diritto e della responsabilità sociale. Peccato che non ci sia il reato dell’istigazione alle violazioni delle leggi da parte dei politici … perché andrebbe subito applicata.![]()