Il momento economico italiano, europeo e mondiale che stiamo attraversando è caratterizzato da aspetti contrastanti che vanno da una crescita economica per incremento del PIL, all’aumento dell’inflazione, a momenti e tendenze verso la recessione economica (anche se tecnica – vedi USA), a misure di contenimento del debito pubblico, sotto forma della riduzione del deficit di bilancio e della pari riduzione del rapporto negativo debito pubblico/PIL,  a misure di politica economica, salariale, fiscale tese a lenire la difficile situazione del reddito dei lavoratori continuamente eroso dall’aumento dei prezzi causa l’inflazione in atto, e dalle non meno importanti conseguenze della crisi energetica, accentuata dalla guerra in Ucraina.

Mi soffermerò in questo mio scritto sula situazione economica italiana con brevi riferimenti ai rapporti con l’Eurozona e in relazione ai seguenti aspetti: inflazione, crescita del PIL, misure del Governo (anche se dimissionario) e riguardanti il Decreto Semplificazioni e il decreto Aiuti – bis), debito pubblico e riflessi sulla gestione del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), anche in vista del nuovo governo che si insedierà dopo le elezioni politiche del 25 settembre p.v.

Inflazione

A giugno 2022, secondo dati ISTAT, “l’indice nazionale dei prezzi al consumo” ha evidenziato un incremento dell’8% su base annua e dell’1,2% su base mensile. La causa del suddetto incremento è dovuta alla crescita dei prezzi dei beni energetici, a quelli dei beni alimentari…ecc…. Nel mese precedente l’aumento dei prezzi aveva registrato un incremento dello 0,8% su base mensile e del 6,8% su base annua. La crescita dei prezzi è stata costante anche in Europa, e secondo la Commissione Europea tale aumento sarebbe la conseguenza di una “serie di fattori” tra cui: 1) la pandemia da covid in atto e comunque in presenza costante se non addirittura crescente; 2) il rialzo continuo dei prezzi dell’energia aggravato dalla guerra in Ucraina; 3) il rifornimento o l’approvvigionamento di materie prime tra cui “semiconduttori e prodotti metallici”, derrate alimentari (per soddisfare bisogni primari e/o di prima necessità) ecc…; 4)aumento dei prezzi dovuto a fattori diversi tra quelli enunciati (“squilibrio tra domanda e offerta, aumento dei costi di materie prime, tensioni a livello geopolitico (vedi guerra in atto  tra Russia e Ucraina).

Tale situazione con prospettiva di incremento dell’inflazione, con conseguente riduzione dei consumi, stasi della produzione, aumento dei tassi di interesse e dei prezzi non solo del nostro Paese e in Europa ma anche a livello mondiale, se non verrà fermata in tempo, porterà ineluttabilmente, nel breve periodo, ad una sicura recessione.

La recessione è dunque il pericolo che viene paventato a livello europeo e mondiale, pericolo aumentato per l’Italia anche a causa delle recenti dimissioni del Governo italiano presieduto da Mario Draghi. Il rallentamento dell’economia, con punte possibili di PIL negativo, causato dell’incremento del tasso di inflazione, causerà un aumento della disoccupazione, una riduzione del reddito nazionale in termini reali, una stasi produttiva derivante dall’aumento dei prezzi e dal conseguente calo dei consumi e quindi dell’intera economia. Tutte condizioni che concorrono a frenare l’economia e a portarla in fase di recessione. Gli Stati Uniti sono già in recessione tecnica con PIL a -0,9% avendo registrato un PIL in calo per due trimestri consecutivi.

A seguito delle dimissioni del Governo Draghi e delle prossime elezioni anticipate del 25 settembre, la situazione dell’inflazione in Italia potrebbe soltanto peggiorare se non fosse per la crescita del PIL rilevata a giugno 2022, dovuta anche all’approvazione del D.L. semplificazioni e alla  presentazione del decreto AIUTI –bis. Quest’ultimo decreto contiene misure per le famiglie e imprese intese ad affrontare la crisi energetica e a mitigare gli effetti negativi dell’inflazione.

Non mi soffermerò sul decreto semplificazioni e né sul decreto AIUTI – Bis, dove tra l’altro si rilevano i seguenti importanti interventi:

  • Anticipo di tre mesi del 2% sulla rivalutazione delle pensioni a partire da ottobre 2022;
  • Taglio del cuneo fiscale per il 2° semestre 2022 e che riguarda i redditi fino a 35 mila euro;
  • Misure su bollette e carburanti.

Per arginare tuttavia gli effetti negativi dell’inflazione la Presidente della BCE, Christine Lagarde ha messo in atto le seguenti misure

  • aumento dello 0,50 dei tassi di interesse;
  • “scudo anti – spread legato a bilancio e debito” a difesa degli Stati in difficoltà a causa dell’aumento dell’inflazione, dei tassi di interesse e del successivo aumento del debito pubblico. Tale scudo chiamato T P I

(Trasmission Protection Instrument) sarà accessibile solo agli Stati che avranno rispettato le regole del bilancio e della “sostenibilità” del debito pubblico e solo se l’andamento del mercato creerà momenti di crescita nell’area dell’Eurozona.

Tuttavia le misure della BCE, le conseguenze dell’inflazione e l’incremento prevedibile del debito pubblico potrebbero per il nostro Paese essere assorbite se potrà essere completato il PNRR.  Tale completamento risulta allo stato attuale a rischio a seguito delle dimissioni dell’Esecutivo Draghi e dello scioglimento delle Camere.

Aumento del Pil in Europa e dell’Italia

Secondo i dati ISTAT (vedi Il Sole 24 ore dell 30/07/2022) e nonostante gli effetti negativi dell’aumento costante dell’inflazione, in Europa nel 2° trimestre 2022 si è registrata una crescita dell’economia in termini di incremento del PIL nella misura dello 0,7%. In Europa il miglioramento maggiore è stato registrato in Italia e in Spagna. In Italia la crescita è stata dell’1% in termini congiunturali, cioè rispetto al mese precedente e del 4,6% in termini tendenziali, cioè nei confronti dello stesso periodo dell’anno precedente. In Spagna la crescita è stata del 6,3% in termini tendenziali. Distanziate nel miglioramento del PIL in termini congiunturali e tendenziali sono la Germania e la Francia.

Tuttavia, a questa situazione di netta crescita dell’economia nell’Eurozona, si contrappone la crescita, nella fattispecie dell’”andamento dei prezzi al consumo”, dell’inflazione che in 19 Paesi è del 8,9%. In Italia il tasso di inflazione nel mese di luglio è stimato dello 0,4% e del 7,9% annuale.

In questa situazione entrano in gioco le misure anti inflazione prese dalla Presidente della B C E, Christine Lagarde, e in particolare lo scudo T P I (Trasmission Protection instrument) accessibile solo a coloro che rispettano i seguenti criteri:

“1) il rispetto dei criteri di bilancio dell’UE;

2) l’assenza di gravi squilibri macroeconomici;

3) la sostenibilità del debito;

4) l’adozione di politiche <solide e sostenibili nel rispetto degli impegni presi con il Recovery (Plan)> e con le raccomandazioni specifiche della Commissione.” (Alessandro Follis – Euroactiv CES UE del 21 luglio 2022).

Sarebbe un grave danno per i Paesi europei non rispettare tali regole in quanto si potrebbe entrare in recessione. Ferruccio De Bortoli (articolo del 01/08/2022 – Corriere della Sera Economia) riporta la seguente affermazione del prof. Alberto Zanardi, docente di Scienze delle Finanze a Bologna  “Ci troviamo di fronte al rischio reale di entrare in una fase di recessione. Il Fondo monetario stima la nostra crescita ad appena lo 0,7%. Pagheremo sul debito tassi più alti. Gli Stati Uniti sono già in recessione tecnica.” Tuttavia continua il prof . Zanardi “la finanza pubblica è sotto controllo, anzi lo Stato incassa, complice l’inflazione, addirittura di più. Ma confermare una traiettoria di discesa del deficit e del debito è essenziale anche per avere maggiore peso negoziale nel trattare misure di contrasto alla recessione, oltre ad avere voce in capitolo sulla scrittura delle nuove regole di bilancio.”

La discesa del deficit e del debito pubblico è già in atto con le misure prese dal Governo Draghi di 14,3 miliardi del decreto “AIUTI – BIS” che verranno impiegati senza creare nuovo deficit perché tale Decreto sarà finanziato da maggiori entrate. A questo si aggiungono 34 miliardi già spesi “in interventi di urgenza” più 2 per la rivalutazione dei beni di impresa. Tutto ciò senza che vi sia stato un intervento di scostamento di bilancio. Lo stesso deficit di bilancio dovrebbe passare dal 5,6% previsto per il 2022 al 3,9% previsto per il 2023, con un miglioramento di tre punti e mezzo del PIL previsto per il 2023.

Ci sarebbe pertanto in atto una fase di miglioramento del trend riguardante il deficit e debito pubblico italiano se non ci fosse l’insidia della recessione che serpeggia in Europa e a livello mondiale. Per l’Italia in particolare incombe l’incognita delle nuove elezioni politiche con conseguente possibile cambio della politica economica e di bilancio; possibile e seria è la difficoltà di attuare pienamente e nelle sue varie parti il PNRR.

Crescita, inflazione e debito sono aspetti da tenere in seria considerazione. La crescita è del 4,6% in termini tendenziali e del 3,4% per il 2022; l’inflazione in fase crescente la stiamo vivendo con l’aumento dei prezzi, dei tassi di interesse e di erosione soprattutto dei redditi fissi; il debito pubblico, eterno problema del nostro Paese, dovrà essere ridotto e controllato attraverso:

  1. il rispetto delle regole di cui parla la Presidente della B C E ;
  2. una politica economica virtuosa con riflessi sulla politica dei redditi;
  3. la piena attuazione del PNRR così come scritto e programmato dal Governo diretto da Mario Draghi e approvato dalla Commissione Europea.

Sul PNRR mi soffermo brevemente perché è con l’attuazione delle riforme inserite nel Piano, così come approvato dalla Commissione Europea, che sarà possibile ottenere per il nostro Paese quella crescita economica, anzi globale, che permetterà inoltre di ridurre il rapporto debito/PIL e di creare così le condizioni per evitare e/o frenare la possibile recessione.

Antonio Mascolo