La Olivetti M80, la macchina da scrivere con la quale Giancarlo Siani realizzò centinaia di articoli e inchieste dal 1979 al 1985, sarà portata in giro per l’Italia. Un viaggio in treno di sette tappe e undici appuntamenti, per far conoscere il lavoro del cronista ucciso dalla camorra e discutere con le comunità locali di libertà d’informazione e del diritto ad essere informati. Nulla si deve perdere.
Sono passati gli anni, ma il tema della libertà di stampa resta in primo piano, all’attenzione di migliaia di persone e non solo in Italia, purtroppo. Gli attacchi con modalità diverse, ma sempre invasivi, sono una specie di leit motiv di molti poteri. I giornalisti sono il bersaglio preferito per celare mancanze e debolezze. Nel caso Siani il livello raggiunto dalla criminalità fu il più feroce.
Il delitto fu il campanello di un allarme che ha continuato a suonare per molti anni. Grazie all’impegno di una generazione di giornalisti che accanto, o talvolta lontani fisicamente da Siani, non è arretrata dal principio di informare. Una battaglia di civiltà che ha fatto proseliti, per fortuna.
Quella della Olivetti M80 in viaggio per l’Italia è una delle iniziative messe a punto per celebrare i 40 anni dall’uccisione del cronista e presentate all’Ordine dei giornalisti della Campania.
A portare lo strumento di lavoro di Siani in giro, sarà l’associazione Libera e lavialibera, in collaborazione con la Fondazione Giancarlo Siani. Si parte il 24 settembre da San Giorgio a Cremano, il giorno dopo l’anniversario della morte e ci si fermerà il 21 ottobre alla Festa del Cinema di Roma.
Informazione e libertà
Si va in giro in un Paese dove secondo il World Press Freedom Index 2024, la libertà di stampa è al 46° posto su 180 Paesi con il calo progressivo rispetto agli anni precedenti. Minacce e intimidazioni, querele e diffide sono all’ordine del giorno per intimidire o silenziare la libera informazione. Ora, l’occasione del ricordo della vita spezzata del cronista napoletano può riportare in primo piano la necessità di una sorta di moratoria nei confronti dell’esercizio del diritto di informazione e di critica. Siani aveva scoperto intrecci che innervano ancora oggi le attività di molte amministrazioni pubbliche.
Le tappe del viaggio della memoria sono Latina, Fondi, Ravenna, Milano e Torino. Mercoledì 17 settembre, però, a Villa Bruno a San Giorgio a Cremano, ci sarà già un momento rievocativo con ‘Le parole di Giancarlo’, un “reading” a cura di Fai Vesuvio. Il 23 settembre, la deposizione di fiori alle 9.30 alle Rampe Siani a cura del Comune di Napoli, sarà un altro momento particolarmente toccante. A seguire, il convegno ‘Raccontare la camorra a 40 anni dalla morte di Siani’ a Palazzo Criscuolo a Torre Annunziata, evento a cura dell’Ordine dei Giornalisti della Campania. Torre Annunziata è la città che Siani raccontò da dentro, con lo spirito dei cronisti di strada, sperando un giorno di entrare dalla porta principale del Mattino con un vero contratto di assunzione. Non accadde e fu la camorra a stabilire che quello e molte altre aspirazioni di Giancarlo, non dovevano prendere corpo. A molti colleghi mancò il terreno sotto i piedi, ma la strada della giustizia e del coraggio la ritrovammo subito. Ricordi tristi e fulgidi che dopo 4 decenni e molte rivendicazioni, saranno presenti nelle tappe della rievocazione.
Sempre il 23 settembre, alle 10.30 al teatro Mercadante con il patrocinio della Rai ci sarà un evento a cura del Mattino: ‘1985-2025 a 40 anni dal delitto per non dimenticare’. Nell’ambito dell’iniziativa anche il Premio Siani a cura dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, del Sindacato Unitario Giornalisti Campani e del Mattino. La memoria e il valore del sacrificio andranno anche oltre l’Italia nell’anno in cui più di 200 giornalisti hanno perso la vita nelle guerre in corso nel mondo. Così, anche il Parlamento europeo ricorderà i 40 anni dell’omicidio Siani: a Bruxelles è in programma un convegno su ‘Verità e Memoria. I giornalisti uccisi per raccontare il mondo’ con la presidente Roberta Metsola. Un evento organizzato dall’ europarlamentare del Pd Sandro Ruotolo. Infine a Napoli, nel giorno della ricorrenza ci sarà una messa nella Chiesa di San Gennaro al Vomero, con don Tonino Palmese e don Massimo Ghezzi. La testimonianza della Chiesa napoletana impegnata in contesti di sofferenza e marginalità, è di grande aiuto nella battaglia che i giornalisti combattono per difendere un pilastro della democrazia e delle società moderne. Dovrebbero- dovremmo- solo informare, raccontare, documentare, esprimere opinioni. E invece no, tocca difendersi, non andare a fondo, temere per quello che si pubblica o mette in onda, perché il contropotere si mostra più forte del potere (di informare). Ma si resiste.
Nunzio Ingiusto
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