Il Governo israeliano, attraverso il Ministro degli esteri, Gideon Sa’ar, ha approvato una risoluzione che riconosce ufficialmente il genocidio degli armeni compiuto negli ultimi anni dell’Impero ottomano. Sa’ar ha scritto su X/Twitter che “riconoscere il genocidio perpetrato contro il popolo armeno è un dovere morale e storico”, aggiungendo che Israele deve condannare ogni forma di negazione o minimizzazione. Il Ministero degli Esteri ha ribadito che, nonostante la documentazione storica sia ampia, il genocidio è stato oggetto di una “campagna istituzionalizzata di negazione”, guidata soprattutto dalla Turchia.

Ad oggi, 32 Stati membri dell’ONU — tra cui Stati Uniti, Canada, Russia e Germania — riconoscono formalmente il genocidio armeno; lo stesso vale per il Parlamento europeo e la Santa Sede.

Non è problema di memoria storia, ma di polemica contro la Turchia

La decisione israeliana ha un valore che va oltre la memoria storica: è anche un gesto politico che riflette il deterioramento dei rapporti tra Israele e Turchia. Ankara ha sempre negato la qualificazione di “genocidio”, sostenendo che le deportazioni e le stragi avvenute tra il 1915 e il 1917 furono conseguenza del collasso dell’Impero ottomano e non di un piano di sterminio. Tel Aviv, per decenni, aveva evitato di pronunciarsi per non compromettere le relazioni diplomatiche e militari con la Turchia, considerato a suo tempo partner strategico nella regione.

Scelta di tempo paradossale

Il riconoscimento arriva però in un momento paradossale: mentre Israele è accusato a livello internazionale di genocidio per le operazioni militari a Gaza, il governo Netanyahu sceglie di compiere un atto di condanna morale verso un altro genocidio ben più lontano nel tempo. Questo gesto, se da un lato risponde a una logica di principio — la difesa della verità storica — dall’altro espone Israele a un evidente cortocircuito politico e comunicativo: riconoscere un genocidio mentre si è accusati di commetterne uno.

Sul piano geopolitico, la mossa accentua la frattura con Ankara, che fino alle distruzioni di Gaza aveva cercato di riavvicinarsi a Israele dopo una lunga stagione di tensioni. La Turchia di Erdoğan, che fa del nazionalismo ottomano una componente identitaria, considera il riconoscimento del genocidio armeno una minaccia diretta alla propria narrativa storica e alla legittimità dello Stato moderno.

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