L’immagine del ministro Ben Gvir che distribuisce pastarelle nella Knesset israeliana ha colpito molto. Perché giungeva al termine del voto con cui il Parlamento israeliano si è pronunciato in prima lettura per reintrodurre la pena di morte per reati di terrorismo.
Ad esclusione degli Stati Uniti d’America, il mondo occidentale – anche quello lontano ai nostri antipodi, come sono l’Australia e la Nuova Zelanda, hanno da tempo ripudiato la pena capitale. E molto si deve anche al nostro Cesare Beccaria che nell’800 delineò una nuova cultura del Diritto e delle pene.
E da questo nostro mondo, caratterizzato da una evoluta civiltà del Diritto, che sono risuonate le grida più preoccupate per la decisione dei parlamentari israeliani. Anche perché abbiamo compreso bene che la definizione delle responsabilità di atti di terrorismo -nell’ottica di numerosi governanti israeliani – si presta a lasciare non poche zone di ombra. Se solo si pensa che lo stesso Ben Gvir aveva auspicato che come terroristi fossero trattati i volontari della Flotilla.
Da tempo abbiamo capito che Israele non è più il paese che avevamo in mente. E sicuramente dopo le distruzioni di Gaza e le violenze ancora in atto in Cisgiordania non c’era bisogno di quest’altro passo che ancora di più allontana il Paese da quelli dell’Occidente in cui si è formato di Diritto moderno. ![]()